Non è un segreto che Tenuta Bocca di Lupo Home – Tenuta Bocca di Lupo sia una delle mie tenute preferite. È uno di quei luoghi in cui il mondo esterno si azzera per un senso netto di evasione.
Non è mai un solo elemento — la bellezza, certo, che in Italia ci riempie gli occhi — ma una combinazione che qui trova un equilibrio raro. Le persone, sopra ogni cosa. Poi la luce delle Murge e il gusto con cui gli spazi sono pensati e si integrano nel territorio e nella cultura del posto, senza forzature.
Tenuta Bocca di Lupo è ben nota per l’Aglianico, domato senza essere sopraffatto con mano consapevole; accanto
al Fiano, degustato in verticale — prestazione cui si presta perfettamente — di grande soddisfazione. Pietrabianca (90% Chardonnay, 10% fiano), nato come chardonnay in purezza, trova oggi nel Fiano una spinta che ne affila il sorso: partiamo con la 2024, più “esotica” seppur rotonda (con note di ananas grigliata e cenere) che con il tempo (ho degustato la 2021) si distende sui registri che richiamano la Borgogna più classica con note di biscotto al burro, poi pesca sciroppata e un equilibrio tra consistenza e slancio. Il nome, invece, dice tutto sul dove: la visita in cantina consente un’immersione nel sottosuolo, dove si può toccare con mano la calcarenite marina.
E poi una chicca, il Cabernet Franc, che dal 2020 non è più nei blend ma in purezza, siamo alla seconda edizione (annata 2021): denso di amarena, pepe, tabacco, un tocco di peperone, cicoria, e liquirizia. Sontuoso.
La Puglia del gruppo Marchesi Antinori si articola su due direttrici complementari. Da un lato le Murge, con Tenuta Bocca di Lupo; dall’altro il Salento di Tormaresca, che si snoda tra Manduria e la tenuta Maìme tra Brindisi e Lecce, con un focus chiaro sui vitigni più identitari — Primitivospecialmente in rosso e Negroamaro, specialmente i rosa.
Riparto da qui per un’analisi dei rosati, che seguo da vicino con la guida 100 Best Italian Rosé, categoria in cui la Puglia è un riferimento. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce Furia di Calafuria Furia di Calafuria – Tormaresca | Tenuta Bocca di Lupo: l’obiettivo era di creare un rosato elegante da affiancare allo stile tradizionale, spesso più carico a partire dal colore e viste le uve di partenza, come il Negroamaro salentino appunto (il Calafuria). Per entrambi è il risultato di 4 ore di macerazione e vinificazione esclusivamente in acciaio.
Trattasi di un blend in parti uguali di Negroamaro, Syrah e Cabernet Franc, e non assemblaggi delle 3 uve. Riconoscibile anche dall’originale bottiglia che dimostra l’attenzione al prodotto anchenella presentazione, fondamentale, in termini estetici.
Sono andata un po’ indietro nel tempo.
La 2024 è intensa e profonda, con profumi di minerali scuri e castagna, oltre alle più tipiche note floreali e di marasca che tornano nel retronasale, per un assaggio succoso ma serio, che fa salivare a riprova del carattere rinfrescante e a supporto di una bella materia.
La 2023, che tende a una colorazione salmone scarico, è più sobria: il frutto è ancora più integrato ed evidente, con note di albicocca e una saporosità non scontata.
Furia di Calafuria si attesta intorno alle 20.000 bottiglie, confermandosi come una lettura precisa, enon scontata, del rosato pugliese.
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