Joaquin ad Avellino di Raffaele Pagano, il Taurasi nel mercato delle aste di lusso

Pubblicato in: Avellino
Joaquin

Un Taurasi del 2015 sarà in commercio solo nel 2025 che parte da una base d’asta di 400 euro nel catalogo Bolaffi, specializzato in lotti con vini di pregio e di lusso. Sembra un miracolo considerando che, sì, il prezzo del rosso irpino è lievitato nel corso di questi ultimi 30 anni, dopo cioé il riconoscimento della docg, ma non certo a questi livelli.
Nel 1999 ha scelto di trasferirsi in Irpinia, zona vitivinicola di eccellenza, e qui ha iniziato a lavorare su pezzi unici a partire dalla vendemmia 2006, uscendo dalla logica della quantità e della tempistica annuale che ieri più di oggi, caratterizzava la maggioranza delle aziende in Campania. Ha capito cioè che la componente più importante del vino è quella totalmente immateriale, ossia il tempo. Un percorso che alcuni hanno avviato dopo Mastroberadino ma che Raffaele ha spinto alle estreme conseguenze: mettere in commercio vini ottenuti solo da particelle specifiche, da vigne vecchie a piede franco, una rarità in Europa, poche bottiglie ben prezzate per uscire dalla battaglia del prezzo basso. E soprattutto una incredibile capacità di relazione e di puntare nei posti giusti. Prima si è partiti con le assegnazioni, cosa comune nei vini di pregio, adesso si lavora con i certificati di acquisto che rendono a chi li compra anche il 100 per cento diventando veri e propri strumenti finanziari. Non è una novità nel mondo del vino, ma in Campania attualmente è l’unico a lavorare così: il caso più eclatante è il Taurasi Buona Morte, il nome dalla confraternita di Montefalcione vicino alla cantina. Annata 2015 in uscita solo nel 2025. Chi vuole, può comprare un certificato di proprietà anticipando la metà del prezzo di uscita, circa cento euro. Nel frattempo, però, questa etichetta rientra, unica al Sud, nel catalogo Bolaffi alla cifra di 400 euro. Chi ha il certificato può decidere di capitalizzare vendendolo nel circuito degli appassionati e trovarsi così subito il doppio dell’investimento fatto.
Dietro c’è un viticultura chirurgica, appezzamenti inferiori un ettaro, lavorazioni essenziali, assaggi curati e quotidiani, confezioni belle per un vino buonissimo. Si vende il tempo necessario al vino per essere pronto governando il mercato invece di farsi dettare le sue scadenze. Un gioco non facile, ma che a Raffaele è riuscito perfettamente.

L’autore di questa impresa è Raffaele Pagano che assemble una simpatia piaciona e vispa, metodica pignoleria nell’assumere informazioni su ogni cosa che riguarda l’uva e la viticultura, ma soprattutto la capacità di tradurre in modo autorevole e moderno il commercio del vino appreso da suo padre Andrea, famoso vinificatore a San Marzano sul Sarno alle falde del Vesuvio.
Erano altri tempi, il mercato era Napoli non il mondo, il vino un alimento e non un oggetto del desiderio. E Raffaele ha saputo imboccare con coraggio una direzione nuova rispetto a quella paterna.

Nel 1999 ha scelto di trasferirsi in Irpinia, zona vitivinicola di eccellenza, e qui ha iniziato a lavorare su pezzi unici a partire dalla vendemmia 2006, uscendo dalla logica della quantità e della tempistica annuale che ieri più di oggi, caratterizzava la maggioranza delle aziende in Campania. Ha capito cioè che la componente più importante del vino è quella totalmente immateriale, ossia il tempo. Un percorso che alcuni hanno avviato dopo Mastroberadino ma che Raffaele ha spinto alle estreme conseguenze: mettere in commercio vini ottenuti solo da particelle specifiche, da vigne vecchie a piede franco, una rarità in Europa, poche bottiglie ben prezzate per uscire dalla battaglia del prezzo basso.

E soprattutto una incredibile capacità di relazione e di puntare nei posti giusti. Prima si è partiti con le assegnazioni, cosa comune nei vini di pregio, adesso si lavora con i certificati di acquisto che rendono a chi li compra anche il 100 per cento diventando veri e propri strumenti finanziari. Non è una novità nel mondo del vino, ma in Campania attualmente è l’unico a lavorare così: il caso più eclatante è il Taurasi Buona Morte, il nome dalla confraternita di Montefalcione vicino alla cantina. Annata 2015 in uscita solo nel 2025. Chi vuole, può comprare un certificato di proprietà anticipando la metà del prezzo di uscita, circa cento euro. Nel frattempo, però, questa etichetta rientra, unica al Sud, nel catalogo Bolaffi alla cifra di 400 euro. Chi ha il certificato può decidere di capitalizzare vendendolo nel circuito degli appassionati e trovarsi così subito il doppio dell’investimento fatto.
Dietro c’è un viticultura chirurgica, appezzamenti inferiori un ettaro, lavorazioni essenziali, assaggi curati e quotidiani, confezioni belle per un vino buonissimo. Si vende il tempo necessario al vino per essere pronto governando il mercato invece di farsi dettare le sue scadenze. Un gioco non facile, ma che a Raffaele è riuscito perfettamente.

 


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