La cena in bianco alle Lampare al Fortino di Trani

Pubblicato in: Eventi da raccontare
Le Lampare al Fortino

di Gianni Ferramosca

Le piccole onde che si infrangono nei toni sordi ed ovattati ai piedi della grande terrazza sul mare, quella del Ristorante “Le Lampare Al Fortino” di Trani, dalla quale si ammira il miglior panorama possibile sul porto della cittadina pugliese, sprigionano nell’aria i profumi iodati e salmastri tipici dei luoghi di mare. Nulla, in una serata come questa, avvolta già dalla precoce notte autunnale, lascerebbe pensare che all’interno della meravigliosa sala ristorante ricavata dalle architetture romaniche della chiesa duecentesca di Sant’Antuono, si celebra invece, una serata tutta dedicata al tartufo bianco e ai grandi vini di Tenuta San Leonardo.

Comincia così, lo scorso venerdì 20 novembre, in un’atmosfera assolutamente identica a quella di un anno fa, “La Cena in Bianco”, l’annuale appuntamento che il patron del Ristorante “Le Lampare al Fortino” di Trani, il signor Antonio del Curatolo, dedica al tartufo bianco.

Analogie con lo scorso anno, che terminano tutte qui, all’esterno della sala ristorante, perché una volta varcato l’ingresso, Le lampare al Fortino appare oggi in un momento di crescita evidente, sostenuto com’è, da forti ambizioni e da un morale che non è mai stato cosi alto, in cui le piccole sbavature di un tempo, dopo tanto duro lavoro e i molti riconoscimenti ottenuti (come quello prestigioso dei Cinque Baci Bibenda riconfermati qualche giorno fa a Roma), sembrano aver lasciato il posto a qualcosa di molto simile alla perfezione, ad uno stato di grazia, che dista solo un piccolo passo dalla stella Michelin.

 

“Ostrica Perle Noire e Balik, accompagnato da Champagne Bauget Jouette Rosè Brut”. Inizia cosi, La Cena in Bianco, con una proposta che punta dritto alla classicità della materia prima, in cui solo per una scelta ben precisa, la totale assenza del tartufo, non si lascia affatto rimpiangere in questo preludio.

Segue “La Guancia Tonnata… e Tartufo, in abbinamento con del San Leonardo 2008”, dal quale prende inizio, alla presenza dello stesso Marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga proprietario della storica etichetta, l’attesa verticale dei vini di Tenuta San Leonardo.

Qui, la straordinaria complessità del piatto e la sua intelligente costruzione, sostengono in maniera impeccabile un vino di grande rotondità, segnato da una piacevolissima e lunga persistenza aromatica. Quella del 2008 è sicuramente una grandissima annata per il San Leonardo.

Tocca adesso ad un piatto icona del ristorante, “Uovo di Seppia, Patata, Canestrato e Foie Gras, servito con del San Leonardo 2007”. Un piatto meraviglioso, ampio, intenso, capace di indicare con assoluta precisione le coordinate del luogo in cui ci troviamo adesso, infatti, la sua presenza in carta da oltre dieci anni, non è più un caso. La nota leggermente sapida del piatto, accoglie in se un’annata, quella del San Leonardo 2007, appena un trattino sotto la precedente, ma comunque straordinaria.

“Tortello, Patata dolce, Acqua di Bosco, Nocciole e Tartufo, con in calice, il San Leonardo 2004”. Sicuramente l’unico piatto che mi ha lasciato qualche dubbio durante tutta la serata. Qui, l’intrigante ripieno ottenuto con le patate dolci, non è abbastanza sostenuto da tutti gli altri ingredienti che caratterizzano il piatto, ed il risultato, lascia francamente un po’ delusi. Il San Leonardo 2004, eclissa il piatto con i suoi vibranti e rotondi toni acidi.

“Manzo al Punto Rosa, Zucca, Torcinello e Tartufo, con il San Leonardo 2000”. La geniale intuizione di sostituire il foie gras con i più popolari e minuscoli torcinelli di Terlizzi (Ba), illumina il piatto, ricordando a chi lo avesse dimenticato, che la Puglia è innanzitutto regione di straordinari prodotti. Nel frattempo, i quindici anni del San Leonardo 2000, scorrono nella mente come le pagine del libro che più si è amato.

Dulcis in fundo, il “Tartufo… Cioccolato bianco, Mascarpone e Mandarino, accompagnato dalle Grappe di San Leonardo”. Il cucchiaio affonda in una morbida crema avvolta da una sottile sfera di cioccolato bianco, che celebra il tartufo nella forma e soprattutto nel gusto, per questo, capace di preparare il palato ad una grappa elegante ed aromaticamente complessa.

I toni caldi dell’architettura vagamente orientale dell’ex Chiesa di  S. Antuono, incorniciano una serata piacevolissima, dove il fulcro attorno al quale tutto gira, non è più solo sua maestà il tartufo, ma un solido progetto di ristorazione.

La Cena in Bianco, diventa cosi un pretesto, un occasione per guardare con occhi diversi alla Puglia e alla sua contemporaneità, un modo, per dilatare i propri orizzonti gustativi. Proprio per questo motivo, i piatti presentati durante la cena in bianco, non posseggono certezze, ma solo speranze, sogni, piaceri.

Può esserne fiero il patron Antonio del Curatolo, non vi è luogo più bello di questo, in cui poterli vivere.

 


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