La corte degli Dei
Via Armando Diaz 26 – Agerola
Aperto tutte le sere per cena dalle 19 alle 23.
Sabato e domenica anche a pranzo dalle 12 alle 15.
Per prenotazioni 324 843 7579

di Francesca Pace
Incanto. La parola che mi viene in mente quando varco la soglia di questo posto è proprio incanto. Ne resto sempre così affascinata che tutte le volte è come se fosse la prima volta.
Questo luogo, sospeso tra eleganza, memoria storica e poesia, dove il tempo sembra rallentare, ogni ritorno diventa quasi un rito per me. Saranno le curve di Agerola che creano la giusta attesa, sarà il fatto di avere il Sentiero degli Dei (che ho amato immensamente), lì a due passi, La Corte degli Dei, per me non è solo un semplice ristorante ma è un’esperienza sensoriale viva e vegeta, che si può percepire con tutti e cinque i sensi, che si rinnova tutte le volte e che richiama, puntualmente e con la stessa forza della prima scoperta.
A far da cornice è il Palazzo Acampora, dimora storica risalente al XVII secolo, di proprietà di Giovanni Paone, che amplifica il fascino del luogo, quasi nascosto dalle piante rampicanti, grazie al quale l’intera location assume ancora più fascino. L’incanto, come dicevo, è fatto di dettagli. L’aria salubre che si respira qui e che culla il patio, la sala calda e accogliente, la quiete che avvolge gli ospiti e i piatti tanto raffinati quanto tecnici sono musica per orecchie che si aprono all’ascolto. È uno di quei posti in cui si torna volentieri, perché si ha la certezza di ritrovare bellezza, cura e una cucina che fa stare bene.
Al centro di tutto, la mano e la visione dello chef Vincenzo Guarino, capace di costruire un racconto gastronomico contemporaneo senza mai perdere il contatto sinergico con il territorio, anche perché la maggior parte delle verdure e degli ortaggi provengono dall’orto adiacente: qui si parla di metro zero, altro che chilometro. La sua è una cucina pensata, concreta, elegante ma mai spocchiosa: ogni piatto è leggibile, divertente, profondamente identitario. E accanto a lui, una brigata affiatata che lavora con precisione e sensibilità, trasformando ogni servizio in gioco di ruoli perfetto.
Anche la sala merita una riga sincera: professionale, mai invadente è capace di accompagnare l’ospite con garbo e competenza. Si parla sottovoce e per chi viene dal caos della città è puro balsamo.
Il menù è ricco e variegato, si va dai prodotti della terra alle proposte più impegnative.
Come sempre, dico allo chef : “Fai tu”.
Il percorso degustazione che mi propone è un vero viaggio che attraversa suggestioni, tecnica e memoria, aprendosi con una sequenza di amuse-bouche che già raccontano la filosofia della cucina: una tartelletta di pasta filo con sfera di amatriciana e cacio e pepe, un sorprendente bon bon di anguilla panato nella tapioca con salsa Nobu (straordinaria) e una delicata nuvola di yuzu, accompagnati da un calice di Pinot Nero di Matteo Fenoglio.
Si prosegue con un rombo marinato impreziosito da ponzu e teriyaki, con una tapenade di mela verde e una salsa guacamole che dona freschezza e contrasto.
L’antipasto di capasanta scottata è un gioco simpatico di consistenze e sapori: porro arrosto, salsa alla mandorla, capperi di Pantelleria, asparagi bianchi e verdi, limone confit e tartufo uncinato compongono un piatto ricco ma perfettamente bilanciato.
Segue un assaggio più audace, “La quaglia cesar”, dove foie gras, lattughino arrosto, acciuga del Cantabrico e scampo scottato dialogano in un intreccio intenso e raffinato.
Ecco, se dovessi scegliere un piatto da Scacco Matto direi lui. Non perché gli altri siano nettamente inferiori ma perché questo è stato pazzesco. Ho fatto la scarpetta, testimoni possono confermare.
I primi piatti raccontano ancora una volta quello che è il pensiero di Guarino: il risotto Carnaroli con asparagi, mascarpone, ricciola e bottarga di muggine è cremoso e avvolgente, mentre il tortello di genovese sorprende con una salsa cacio e pepe arricchita da liquirizia, zafferano e pera pennata, in un equilibrio tra dolcezza e profondità, quest’ultimo è tra i piatti che al meglio esprimono la mentalità dello chef. Qui le paste ripiene sono un vero mai più senza.
Il secondo, manzo arrosto 2.0, gioca su note più decise: un vero e proprio bouquet di rucola, pomodorini arrosto e provolone del Monaco accompagnano una carne succosa e cotta alla perfezione.
Prima del finale, un pre-dessert leggero: bignè con ganache al tè matcha, esplosivo è dir poco. Poi arriva il dessert, una cheesecake allo yogurt con lampone e tè matcha, chiude con freschezza e delicatezza. Sorprendente alla vista per le sue geometrie, il palato conferma il brio, buonissimo.
La piccola pasticceria è un ultima coccola piena di attenzione: tartufino al ricordo di biscotto all’amarena, cantuccio e macaron al babà.
La Corte degli Dei è questo: un luogo dove c’è cultura del cibo e la cucina stesa diventa racconto: ogni piatto è pensato per restare nella memoria. E dove, inevitabilmente, si ha sempre voglia di tornare — anche per rivivere, ancora una volta, la magia senza tempo di Palazzo Acampora.
Degustazioni a partire da 70 euro.
Scheda del 29 giugno 2023
La corte degli Dei ad Agerola, dove il senso di ospitalità è divino
di Francesca Pace
È molto difficile descrivere un posto che è un “non posto”. In realtà più che un non posto è un insieme di tante realtà messe assieme in maniera meravigliosa. È un’esperienza da fare, è un regalo da farsi.
Non capita tutti i giorni di poter visitare e poi pranzare o cenare in una dimora storica che risale al 700 a pochi passi da quel famosissimo percorso che si chiama il Sentiero degli Dei in quel di Agerola. E un po’ di divinità, credetemi arriva anche qui.
A Palazzo Acampora molto probabilmente vivono gli Dei dell’accoglienza, delle buone maniere e dal saper fare.
Il patron Giovanni Paone assieme alla sua equipe gestisce questo posto che merita assolutamente il viaggio.
Apre con gratitudine le porte di quella che fu la casa dei suoi avi, dove ogni angolo profuma di storia. Affreschi, suppellettili, camini, quadri sono pagine di un libro che affonda le sue radici un un tempo passato, ma che ancora è vivo.
Storie di briganti, di casate, di clero si fondono e si racontano tramite gli oggetti di questa casa che viene curata e preservata in ogni suo dettaglio.
La nota di merito è che visitandola e pasteggiando nel ristorante all’interno del casolare, non si ha mai la sensazione di essere ospiti. Si è proprio a casa.
Una casa le cui pareti interne sono completamente ricoperte di edera e gelsomino. Uno spettacolo per gli occhi.
A guidare la brigata de La Corte degli Dei è lo chef Giuseppe Romano che in modo sapiente utilizza i prodotti del territorio esaltandoli in modo egregio.
L’attuale bravura di Giuseppe è frutto dello studio fatto con Vincenzo Guarino (chef del Castello di Spaltenna, Hotel 5 stelle situato nella valle del Chianti).
Non chiamate però i suoi piatti gourmet.
Il cliente a cui sono dedicati non deve sentirsi mai fuori posto. Sono concretamente estrosi o estrosamente concreti.
Insieme al maitre Luigi Capriglione, allo chef de rang Antonio Iovine, alla vulcanica Petronilla e al sommelier Antonio Iovine, studiano e sviluppano i migliori abbinamenti tra cibo e vino in modo da soddisfare ogni esigenza del palato. Il ristorante vanta anche un’ottima carta dei vini che spazia tra quelli italiani e gli internazionali passando per le bollicine in modo che le ore passate in loco lascino il segno.
Qui si può scegliere tra menù di carne o pesce, attraverso menù dedicati o semplicemente ordinando ciò che si vuole.
Imperdibile è l’aperitivo servito nell’antica bottaia dove tutto è rimasto com’era tanti anni fa. Emozionate e intimo. Una vera chicca.
Molto apprezzata anche la degustazioni di oli, da studiare e assaporare accompagnati dal pane fatto in loco.
Un vero inno all’estate è la capasanta scottata, tartufo nero, gazpacho di Pomodoro e anguria, crumble salato, i sapori autentici e distinti risuonano di freschezza e arguzia. Un piatto bello da vedere, ottimo da assaporare anche con le temperature più calde.
Il polpo arrosto con spuma di patata affumicata, cialda di patata viola e polvere di capperi è un quadro che spiace un po’ disfare. La cottura del polpo è perfetta, tenace al punto giusto, crea un ottimo contrasto con la morbidezza delle patate.
Si fa un tuffo in acque blu grazie al risotto della Costa con gambero rosso, scampo, cozze, vongole veraci e calamari. La sapidità delicata, il gioco da crudo e cotto è vincente. Splendido anche il piatto in cui viene servito che ricorda una conca marina o una piscina naturale.
Il rombo chiodato con variazione di zucchine si lascia mangiare tutto, il trancio è morbido, umido saporito e l’accostamento con le zucchine risulta indovinato.
Imperdibile il dolce, il gelato al mandarino, crumble agli agrumi, cremoso all’arancia, gelatina di arance e macaron al lemoncurd è un finale psichedelico, divertente e stuzzicante che lascia il palato fresco e appagato.
Se volete farvi un giro nell’Olimpo del gusto, della raffinatezza e dell’accoglienza la Corte degli Dei e Palazzo Acampora sono il posto giusto.
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