Pizzeria Da Michele e la lezione dei Condurro: stare fermi per andare più lontano

Pubblicato in: La Pizza e basta
Il saluto dei Condurro

Il saluto finale dei Condurro

Ieri Michele in The World ha tenuto la prima convention al garace Morelli. Lì dove ci si rifugiava dalle bombe americane durante il secondo conflitto mondiale ora c’è una struttura modernissima che costa la bellezza di quattro euro all’ora ed è sempre piena.
In questo passato remoto futuro, con la galleria borbonica a pochi metri, una delle più antiche tradizioni napoletane ha tirato le somme e svelato il suo segreto. Anzi due.
Il primo è comune a tutta l’Italia ed è la grande forza della famiglia unita. I Condurro sono alla quinta generazione, i cugini portano cognomi diversi, ma tutti hanno un ruolo preciso nell’azienda che contribuiscono a portare avanti, a cominciare dall’istrionico Alessandro Condurro che, con la cugina Daniela, gestisce lo sviluppo delle pizzerie nel mondo. Due in Giappone, una a Barcellona, due a Londra, due a Roma, una a Firenze e una a Milano. E in questi tre mesi estivi anche Porto Cervo.
Il secondo segreto è restare fedeli a se stessi senza inseguire le mode. E questo per due motivi: il primo è che alla fine nella società urbana moderna tutto torna di moda prima o poi, dai vestiti alle canzoni, dal vino al cibo.
Il secondo è che una volta raggiunto l’equilibrio perfetto di un prodotto non c’è alcun motivo per cambiare. “Gli altri hanno vent’anni di storia e provano la loro strada – ha detto Alessandro – noi ci siamo arrivati cento anni fa e non abbiamo motivo di cambiare nulla”.
Neanche i fornitori, anche loro aziende di terza o quarta generazione. Dalla farina Caputo al fiordilatte Fusco di Agerola, all’olio di Masturzo o Solea. E parte un progetto con alcune icone come il caffè Moreno, i dolci di Bellavia, il vino di Salvatore Martusciello, la birra Saint John. Generazioni e generazioni impegnate nella stessa attività. Questo è il valore aggiunto che nessuno può replicare.
Spesso restare fermi consente dunque di andare più lontano. In questo periodo tutti cambiamo e provano impasti, inseguono fornitori, cambiano pizzeria ma non è così che si crea una leggenda: ci vogliono gli anni, la capacità di tenere sempre la barra in una direzione anche quando tutti ti dicono di cambiare perché sei superato.

Per questo lo stile dei Condurro è diventata una icona. La pizza che è più grande del piatto, a ruota di carro, per iniziare a saziare la fame cominciando dagli occhi. La giusta dimensione di latticino che invece tutti tendono ad aumentare, fare solo margherita e marinara. E’ il segreto di una icona ancestrale che si identifica con Napoli. E ogni grande città ha icone pop uguali, penso a New York per il pastrami di Katz, dove fai la fila sotto il sole e sotto la pioggia e trovi una antologia di generi umana varia quanto quella che ogni giorno si raduna Da Michele.
Riprodurre questa leggenda, quella del locale italiano più amato nel web in altre grandi città è stata la scomessa vinta. Ea cosa spettacolare che si ripropone con le stesse modalità: pizza a ruota di carro e file chilometriche. Sono ben lontani i tenpi in cui Matilde Serao parlò del fallimento di una pizzeria napoletana a Roma. Oggi le le pizzerie aperte a via Flaminia e a Trevi sono quelle che sfornano più pizze nella capitale.
La pizza da Michele resta un cibo popolare, easy, economico. Che però viaggia verso i due secoli di storia.
Se è vero che non bisogna inginocchiarsi acriticamente rispetto ad ogni leggenda è anche vero che vanno rispettate perché fanno parte di noi.
Ci sono ottimi Cava, grandi Franciacorta e Spumanti in Napa Valley, ma lo Champagne nell’immaginario colletivo resta Champagne e aprire una bottiglia ha sempre un fascino in più. Il motivo è che gli altri prodotti, pur buonissimi e forse migliori, non possono avere l’unica cosa che non si può comprare: il tempo.
Lo stesso è per la pizza dei Condurro ed è questa la magia che si ripete mille volte al giorno a Forcella. Mangi quella pizza e ti senti parte di una comunità, di una storia, di un gusto.
Il compito della critica non è fare il tifo, ma raccontare. Siamo in una fase storica in cui c’è una rottura generazionale senza precedenti recenti, un po’ come avvenne dopo la Prima Guerra Mondiale. Un cambiamento radicale in cui per la prima volta i giovani sanno che vivranno peggio dei padri e questo spiega anche quello che sta succedendo politicamente. E’ l’effetto della globalizzazione, proprio come avvenne nel 1918 dopo la disfatta degli Imperi dell’Europa Centrale. Nasce un nuovo ordine e si ragiona con nuove categorie. La stessa trasmissione del sapere viene contestata alla radice.
In queste circostanze restano alcune certezze, come la pizza dei Condurro e la rete da cui nasce.
Ecco perché questa è una storia moderna, una fiaba antica che speriamo duri finchè noi vivremo.

 


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