
di Erminia Pellecchia
Carne macinata di podolico, rucola selvatica, cipolla ramata dolce di Padula, fiori di pratolina e di glicine, olio di oliva, sale, pepe rosa, succo di limone, zenzero grattugiato. Mescolare gli ingredienti con serenità e servire freddo. É la ricetta della «Tartare di podolico fiorito», ideata da Maurizio Elettrico per la Locanda Severino di Caggiano, già stella Michelin, rinata ora grazie al seme fertile della Fondazione Morra di Napoli, da Maurizio Elettrico. «Cucinare è un gesto creativo, la cucina è arte, scienza, godimento», sorride l’artista e scrittore, amico del vulcanico Peppe Morra, gallerista e mecenate che ha portato, nel borgo normanno, crocevia tra Vallo della Lucania, Cilento e Basilicata, il suo progetto di arte e vita, immaginando di plasmarlo, sulle suggestioni di Platone e Bacone, nella Nuova Atlantide. «Per esplorare il futuro in armonia con la natura – spiega – in questo paese ricco di energia positiva che diviene laboratorio sperimentale per una rinnovata alleanza tra sapere, paesaggio e uomo. Qui si apre un nuovo modo di pensare e di vivere, chi viene qui lo fa per scelta, una decisione che, una volta presa, cambierà l’esistenza».
Nella cittadella dei templari, che ha dato i natali anche al giurista e patriota Giuseppe Antonio Abbamonte, Morra sta disseminando frammenti della vasta raccolta di opere e documenti della Fondazione che porta il suo nome. Nei palazzi Morone e Bonito Oliva, avuti in concessione dal Comune, ha realizzato due poli di attrazione internazionale: il Museo dedicato a Vettor Pisani, «l’ultimo grande artista del passato e il primo del tempo futuro», e l’Archivio del Living Theatre, il teatro anarchico e di strada di Julian Beck e Judith Malina. Altre dimore nobiliari sono in corso di restauro in attesa di essere abitate da intellettuali, artisti, studiosi, studenti, persone comuni che vogliono ritrovare – sottolinea il visionario agitatore culturale – «in questa tragica nostra realtà, scossa da una violenza senza ragione, il piacere della bellezza e della convivialità anche intorno alla tavola, perché mangiare non significa abbuffarsi ma incontrarsi, conoscersi: il cibo è sentimento, gioia, esperienza estatica e liberatoria, connessione profonda con la natura e il divino, dona benessere e può portare addirittura alla felicità».
Su queste fondamenta, ha messo in moto in un edificio del XVII secolo, insieme a Vittorio Palumbo, antico compagno di tanti eventi culturali, la sfida di Locanda Severino, edificio del XVII secolo impreziosito da mobili dell’Ottocento e da dipinti contemporanei, un luogo di sosta intimo e accogliente, una meravigliosa porta sulla Caggiano vecchia che sta riprendendo vita con l’arte che rigenera e ricostruisce comunità. Nove camere che offrono scorci di vicoli e vista spettacolare sulla campagna lucana sovrastata dal roccioso rilievo di Monte Capo La Serra, e un ristorante dagli ambienti raffinati, dove, citando Peter Kubelka, tra gli artisti ai fornelli cari a Morra, insieme a Daniel Spoerri, Paul Renner, Dieter Roth e lo stesso Pisani, «l’arte più antica del mondo», ovvero la cucina, sarà declinata ibridando tradizioni culinarie di Caggiano e dei Campi Flegrei. Patria d’adozione, quest’ultima, di Palumbo, manager e operatore culturale, chiamato a sovrintendere la Locanda. Al suo fianco ha voluto il cuoco flegreo Vincenzo Piemonte, icona negli States dell’archeocucina e instancabile esploratore di contaminazioni culinarie. Il nipote di chef Luca Guardascione del Cucchiaro, storico locale di Bacoli, aveva appeso gli utensili al chiodo, ma ha deciso di partecipare all’intrigante avventura caggianese, confezionando un ricettario dove «ogni piatto racconta una storia – avverte – di mare e di terra, di generazioni e di sapori che resistono al tempo ed abbinati a vini eccellenti, tra cui quelli delle Vigne di San Martino». «Menu contrappuntati – annuncia Morra, cultore, tra l’altro, della cucina futurista – da inediti abbinamenti d’artista per stimolare sensazioni, evocare memorie, produrre riti di condivisione e creare nuove visioni». Perché, ribadiamolo, a Caggiano anche la cucina è opera d’arte.
Dai un'occhiata anche a:
- Stufe di Nerone a Bacoli, un viaggio tra acqua, tempo e cura
- Sigep 2026, Giuseppe Buoninconti porta il suo panettone stratificato
- Quanto spendiamo a testa per i viaggi? La classifica delle province
- Orto Controvento Cucina e Credenza a Scafati di Carmela Caiazzo
- La Diagonale di Antonio Cascarano, il contenitore conta, eccome se conta
- Maturazioni Pizzeria, a San Giuseppe Vesuviano pizza in regalo a chi compie 80 anni
- Lecce, ritorno alle radici di Marco Carruezzo: il tartufo come cultura, non come lusso
- La “Fiesta” diventa un lievitato: Zio Rocco trasforma la merendina cult in un dolce dall’anima partenopea