
di Tonia Credendino
MA anche no. È una risposta, un nome, una dichiarazione d’intenti. Soprattutto, è il modo scelto da Michela Adriano per mettere in discussione alcune certezze del mondo del vino: i giovani non bevono più? Le donne restano un passo indietro? Le Langhe devono mostrarsi sempre austere? MA anche no.
Il progetto nasce a San Rocco Seno d’Elvio, frazione di Alba, nel cuore di una Langa abituata a pesare ogni parola, ogni annata e ogni centimetro di terra. Qui l’Azienda Agricola Adriano Marco e Vittorio coltiva e vinifica esclusivamente uve di proprietà. Una storia familiare cominciata nei primi anni del Novecento con Giuseppe Adriano, mezzadro, proseguita nel 1968 con l’acquisto della prima cascina e diventata azienda vitivinicola nel 1994, quando Marco e Vittorio decisero di imbottigliare per la prima volta il proprio vino.
Oggi la proprietà si estende per 50 ettari: 30 vitati, 10 destinati ai noccioleti e altri 10 occupati da boschi e terreni a riposo. Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa, Sauvignon Blanc e Moscato Bianco compongono un patrimonio agricolo che tiene insieme viticoltura, biodiversità e memoria familiare.
Dentro questa storia è cresciuta Michela. Trent’anni, terza generazione, entra in azienda nel luglio del 2014, appena terminato il liceo linguistico. Comincia dalla comunicazione e dai social media, affianca la zia Luciana in amministrazione, il padre Vittorio tra cantina e mercato italiano e la madre Grazia nelle fiere e nell’export. Viaggia, incontra importatori e clienti, conduce degustazioni, segue l’ospitalità e impara a raccontare le Langhe a interlocutori molto diversi tra loro.
Nel maggio del 2022, la morte improvvisa del padre Vittorio, a soli 56 anni, accelera un passaggio generazionale che nessuno avrebbe voluto affrontare così presto. Michela ha 26 anni e si ritrova a prendere il timone dell’azienda insieme alla famiglia. Non parte però da zero: conosce già il lavoro, i mercati e il peso di un cognome costruito attraverso quattro generazioni di agricoltura.
Oggi è rappresentante legale dell’azienda, componente del Consiglio di amministrazione del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e vice delegata FIVI per le Langhe. È inoltre una delle protagoniste di Sbarbatelle, la rete diventata associazione che riunisce giovani produttrici under 40 provenienti da tutta Italia.
Michela appartiene dunque a una generazione che non si limita a ereditare le aziende di famiglia: le governa, le rappresenta e prova a condurle nel futuro.
MA nasce proprio da qui. Le due lettere riprendono le iniziali di Michela Adriano, ma diventano anche la congiunzione capace di interrompere una frase già scritta e aprire una possibilità nuova. Non è una cantina separata né una fuga dalla storia familiare: è la prima espressione di una linea che porta il suo nome e accompagna il percorso di rinnovamento dell’azienda.
Al centro c’è una sensazione che Michela ha riconosciuto soprattutto tra i giovani: la soggezione davanti al vino. La paura di ordinare la bottiglia sbagliata, di non conoscere il vitigno, di ignorare la temperatura perfetta o di non trovare le parole previste dal vocabolario della degustazione. Come se bere richiedesse una preparazione specifica e ogni calice nascondesse una domanda d’esame.
Michela risponde eliminando il copione. I vitigni che compongono MA restano volutamente segreti, almeno per il momento. Nessuna denominazione dichiarata in etichetta, nessuna definizione pronta a condizionare l’assaggio. Prima viene il vino, poi ciò che ciascuno riconosce, sente e decide di raccontare.
Non è un rifiuto della competenza, ma dell’intimidazione. Perché la cultura del vino può approfondire il piacere, non stabilire chi abbia diritto a provarlo. Non serve un master in enologia per scegliere una bottiglia e non bisogna essere sommelier per dire semplicemente “mi piace”.
Anche l’immagine rompe con i codici più prevedibili delle Langhe. Bottiglia trasparente, vino rosso brillante, ceralacca rosa e una piccola goccia in ceramica. L’etichetta diventa una composizione di sticker, ciascuno legato a un significato: il cerotto per la cura di sé, la mappa come invito all’esplorazione, la tenda per la spensieratezza e il desiderio di avventura, la farfalla come simbolo di metamorfosi.
Il risultato è pop, colorato, immediato. Ma dietro la leggerezza visiva c’è una riflessione precisa: il vino deve tornare al centro del tavolo, circondato dalle persone, dalle conversazioni e dalle imperfezioni della vita vera. Deve poter essere bevuto senza maschere e raccontato senza formule prestabilite.
L’intuizione intercetta un cambiamento già in corso. I giovani non hanno semplicemente abbandonato il vino: ne hanno modificato occasioni, quantità e linguaggi. La fascia tra i 18 e i 24 anni è l’unica ad aver registrato una crescita significativa della propria quota di consumatori, passata dal 39 al 47 per cento. Il consumo è più saltuario, moderato e legato alla socialità fuori casa. E nella classifica delle preferenze della Generazione Z tornano proprio i rossi, con il Barbaresco al secondo posto.
La questione, allora, non è soltanto portare i giovani verso il vino. È capire se il vino sappia ancora raggiungerli senza guardarli dall’alto in basso. MA prova a farlo cambiando il tono della conversazione, sostituendo la soggezione con la curiosità e la lezione con l’esperienza.
Il debutto è fissato per venerdì 16 ottobre 2026, dalle 18 alle 21, alla Bottega dei Quattro Vini – Cantina Comunale di Neive. Non la classica degustazione, ma un Opening Party informale, senza tacchi o giacche d’ordinanza e senza paura di pronunciare soltanto quelle due parole che, nel vino, sembrano ancora troppo semplici: “mi piace”.
La serata inaugura anche il MA Tour, un percorso tra locali, bistrot ed eventi italiani che nei prossimi mesi arriverà fino al Mercato dei Vignaioli Indipendenti FIVI di Bologna, accompagnato da un nuovo appuntamento in città.
La tradizione delle Langhe non è un’immagine immobile da custodire sotto vetro. È una materia viva, passata di generazione in generazione proprio perché qualcuno ha avuto il coraggio di interpretarla. Michela Adriano non taglia le radici: cambia l’alfabeto.
E con MA il vino torna a essere ciò per cui è nato: qualcosa da mettere in mezzo al tavolo, stappare e vivere. Senza copioni. Senza soggezione. Lasciando, finalmente, il proprio segno.
Michela Adriano
Tel. 392 1901162
E-mail michela@adrianovini.it
www.micheladriano.it
Adriano Marco e Vittorio s.s.a.
Frazione San Rocco Seno d’Elvio 13/A
12051 Alba (CN)
Tel. 0173 362294
www.adrianovini.it
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