Masseria Piccirillo a Caiazzo. Nasce il “Prima Gioia” spumante metodo classico da pallagrello bianco

Pubblicato in: Caserta

di Franco D’Amico

La storia recente del vitigno “Pallagrello” ci riporta a luoghi autentici dei siti Borbonici del 700’, in particolare San Leucio, proprio a ridosso di Caserta, che con la Reggia Vanvitelliana e il proprio borgo è stato il luogo simbolo delle dimore dei Borbone, nonché Piedimonte Matese nell’alta provincia, dove nelle tenute reali veniva coltivato il migliore vino da servire a Corte, in località Monticello. Da questi presupposti e dagli studi specifici in enologia di Giovanni Piccirillo, presso l’Istituto Agrario di Avellino e due lauree conseguite con l’Università di Napoli Federico II e a Bordeaux in Francia, ancora una volta raccontiamo il pallagrello in una veste speciale, quale spumante, unico nel suo genere e realizzato con metodo classico presso Masseria Piccirillo, una Cantina situata tra le colline caiatine nella frazione S.S. Giovanni e Paolo.

In tale contesto, appare doveroso ricordare a San Leucio il sito della “Paratella”, l’antica tenuta del 700’ già al tempo dei Principi di Acquaviva impiantata a uliveti e vigneti, all’epoca adibita a residenza di caccia, al ristoro ed alle passeggiate del Re e dei cortigiani Borbonici, che oggi, opportunamente restaurata e con sobri arredi, ha mantenuto quegli elementi esclusivi che la caratterizzano per la sua eleganza. Siamo in un’area totalmente immersa nel verde adiacente l’oasi di S. Silvestro e alla discesa delle acque della Cascata Vanvitelliana alle spalle della Reggia.

Il luogo mantiene inalterato nel tempo il suo fascino e la storicità, poiché legato indissolubilmente alla “Vigna del Ventaglio”, resa famosa per la sua unicità di impianto a semicerchio, suddiviso in dieci raggi, di cui ciascuno conteneva un vitigno diverso dagli altri, appartenenti alle varie realtà vitate del Regno delle due Sicilie, le cui tipologie vennero scolpite su lapidi di travertino che tuttora sono presenti nel parco della Paratella, a ridosso di un giovane vigneto di Pallagrello bianco e nero, a memoria della storica area vitivinicola che richiama la tipologia Piedimonte (riconducibile al Pallagrello), ritenuto il migliore vitigno di tutto il regno borbonico, dove si menzionano anche il Lipari bianco, Siracusa rosso, Corigliano rosso, Procopio e altri riportati su varie lapidi.

Le tracce del vitigno “Piedimonte”, decantato nell’epoca borbonica, ci portano dunque nella ridente cittadina di Piedimonte Matese ai piedi del massiccio del Matese, nell’Alto Casertano, alla ricerca del “Monticello”, indicato nel corso della storia quale sito vinicolo dedicato agli impianti di vigneti del Piedimonte bianco/rosso, segnalato ai tempi della Vigna del Ventaglio di leuciana memoria. Raggiunta la località, per il rintraccio della famosa lapide del Monticello sulla strada provinciale Sannitica, verso il secondo tratto tra Piedimonte direzione di S. Angelo D’Alife, bisogna addentrarsi nell’area montana dove insistevano i tenimenti di varie coltivazioni cui si approvvigionavano i reali borbonici.

Il luogo è emblematico, dal Monticello il colpo d’occhio verso l’Alta valle del Volturno, i Monti Trebulani e il gruppo del Monte Maggiore lascia immaginare l’immenso patrimonio agricolo che i Borbone gestivano tra lussureggianti boschi e dolci declivi coltivati a frutteti e uliveti ma, in particolare, con vigneti del Piedimonte bianco e rosso, di cui si trovano nell’area impianti vitati ora a Pallagrello.

Emblematica una lapide collocata nel contesto di abitazioni rurali, eretta a tutela dei vigneti da parte di malintenzionati dell’epoca. Quel vitigno doveva essere talmente pregevole che, in caso di danno alle sue colture o del transito illecito nel fondo, i contravventori dovevano risarcire 50 ducati, come stabilito nel bando da FERDINANDO IV di Borbone, era il 1775.

L’Azienda agrituristica Masseria Piccirillo, prettamente a conduzione familiare, di cui Carmine e il figlio Giovanni Piccirillo sono i titolari della stessa Cantina denominata Beati Colli, come riportato in etichetta, per la produzione di circa 8-10 mila bottiglie annue distinte tra Pallagrello bianco, rosso e Casavecchia, i noti vitigni che si ritrovano nell’areale caiatino, un territorio altamente vocato alla produzione vitivinicola ma anche per quella di ulivi, come la secolare cultivar “Caiazzana”.

Una piccola realtà, con circa 3 ettari vitati rappresenta un punto di riferimento per questo territorio, vini concreti realizzati con passione e tenacia, etichette di pallagrello e casavecchia senza fronzoli, valorizzati dall’esperienza trentennale di Carmine Piccirillo e dalla signora Claudia che provvede all’accoglienza e alla cucina in Agriturismo, proponendo piatti tipici della tradizione con utilizzo di verdure del proprio orto e dei prodotti contadini dell’areale caiatino, insieme ai propri vini.

Ora in cantina con l’uscita della prima produzione del “Prima Gioia”, uno spumante metodo classico frutto degli studi in enologia del giovane Giovanni che ha corroborato con la sua tesi di laurea le esperienze concretizzate con l’uscita di un ottimo spumante realizzato dal 2014 totalmente in proprio, in tutte le sue fasi. Dopo la prima sboccatura, nel corso di marzo 2017, successivamente è stato presentato a Napoli durante Vitigno Italia e ora proposto direttamente da Carmine Piccirillo ai migliori locali e ristoratori di qualità della provincia di Caserta e della Campania, con positivi riflessi e considerazioni.

…Giovanni Piccirillo, realizza il suo progetto Prima Gioia, nel 2014 durante il terzo anno di studi alla facoltà di enologia di Avellino. Dovendo realizzare una tesi per ottenere la laurea, inizia così a monitorare i tre elementi sui quali fondare la tesi, l’azienda vitivinicola di famiglia, l’uva Pallagrello e la passione, che gli è stata trasmessa dai genitori sin da bambino.

Analizzando le tipologie di vino da uva Pallagrello, la scelta ricade sulla tipologia spumante che mancava ed è a questo punto che decise che il titolo della tesi sperimentale doveva essere “l’attitudine dell’uva Pallagrello bianco a divenire un vino spumante”.

Cosi, durante il mese di giugno 2014 ufficializza il lavoro, scegliendo come relatore il pregevole professore Luigi Moio che lo ha tanto aiutato nella realizzazione del progetto…

Dopo la laurea in Italia, nel settembre 2015 si trasferisce a BORDEAUX (Francia) per realizzare uno dei suoi sogni più grandi, studiare nell’università che ha formato i migliori enologi al mondo, l’Institut des Sciences de la Vigne ed du Vin di Bordeaux. Un percorso universitario di due anni intenso, nei quali è compreso uno stage pratico di 6 mesi. Lo stage poteva essere realizzato in qualunque posto del mondo grazie alla notorietà dell’istituto nel mondo viticolo-enologico ma, per interesse proprio, il giovane decise di restare in Francia per apprendere uno dei metodi di vinificazione che ha fatto la storia di una regione e di tutti i vini effervescenti al mondo, il metodo Champenoise, da noi conosciuto col nome di metodo classico o tradizionale.

Cosi dal mese di giugno a fine Dicembre il trasferimento presso un’azienda situata nel villaggio di Mareuil sur Ay, un piccolo villaggio a 5 minuti da Epernay, nel cuore della regione produttrice dello Champagne. In questo periodo tanti insegnamenti seguendo in ogni dettaglio le tappe principali della produzione dello Champagne, con le pratiche che hanno perfezionato e perfezioneranno Prima Gioia e le future consulenze da enologo di Giovanni Piccirillo.

Tanti sacrifici ma altrettante soddisfazioni durante questo percorso di studi, l’ultima a giugno 2017, quando ancor prima di ricevere la sua seconda laurea, uno Chateau (azienda vitivinicola) situato nell’appellazione di Pessac Leognan, a sud di Bordeaux, ha deciso di affidargli la gestione della produzione dei suoi 20 ettari di vigna. Attualmente si trova lì, in piena vendemmia, prendendo delle decisioni che sicuramente miglioreranno il vino di questo Chateau e che presenterà nei saloni di vino internazionali, come vino realizzato secondo il suo protocollo.

Tanti progetti stanno nascendo in questa nuova azienda francese che Giovanni Piccirillo sta curando, progetti che porta avanti con passione e volontà. Altri progetti sono in divenire ma il principale obiettivo di Giovanni resta quello di migliorare l’azienda di famiglia e prenderne la gestione per poter apportare un miglioramento continuo al nostro territorio Campano, alla nostra bella Italia, perché non abbiamo assolutamente niente da invidiare ad altre nazioni anzi, con la forza e la passione dimostrata da giovani come lui possiamo fare tanto di più.

La Masseria Piccirillo (areale IGT Terre del Volturno) produce complessivamente 6 etichette, di cui tre rossi due bianchi ed ora anche uno spumante:

Arausta, un pallagrello nero 100% a riposo su fecce fini 4-5 mesi, governato in acciaio e affinato in bottiglia

Casavecchia con passaggio in tonneau dai 3 ai 5 mesi, con conseguente affinamento in bottiglia 8-10 mesi

Pallagrello Nero, passaggio in tonneau dai 3 ai 5 mesi e affinamento in bottiglia 8-10 mesi

Soròle blend di Pallagrello bianco e Falanghina 85-15% a riposo su fecce fini 4-5 mesi governato in acciaio e affinato in bottiglia

Pallagrello Bianco governato in acciaio e affinato in bottiglia

Prima Gioia, spumante brut metodo classico, uvaggio pallagrello bianco, doppia fermentazione serbatoio-bottiglia e affinamento su lievito minimo 9 mesi.

“Il primo spumante di pallagrello al mondo, con un periodo di affinamento importante, circa 26 mesi di affinamento sul lievito per dare tanta complessità al prodotto. Nel marzo 2017, il pallagrello Prima Gioia è diventato un vino spumante di qualità, con un perlage fine e lento, sentori di frutta esotica, mandorla e nocciola tostata, brioche e crosta di pane, tipica di un buon metodo classico, con una viva effervescenza in bocca e un’ottima spalla acida”.

Masseria Piccirillo
Via Carpinito 4 – c.da SS. Giovanni e Paolo Caiazzo (CE)
Tel.082386886 – 347462753
www.masseriapiccirillo.eu – on Facebook

per l’agriturismo è opportuno prenotare

 


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