Mercatino del Gusto a Maglie non è soltanto un evento. Sono ventisette anni di Puglia

Pubblicato in: Eventi da raccontare

di Ilaria Donateo

Ci sono idee che nascono quasi in silenzio. Poi il tempo le trasforma in visioni. E, quando quelle visioni riescono a coinvolgere persone, imprese e istituzioni, finiscono per cambiare il destino di un territorio.
Il Mercatino del Gusto è una di quelle idee.

Ventisette anni fa nessuno parlava di turismo esperienziale, identità territoriale o marketing delle destinazioni. Eppure, nel cuore del Salento, qualcuno aveva già compreso che il cibo, il vino e l’ospitalità potevano diventare molto più di un’esperienza gastronomica: potevano raccontare una comunità, creare relazioni, generare economia e costruire appartenenza.
Quell’intuizione porta il nome di Michele Bruno, medico di professione e, da ventisette anni, anima del Mercatino del Gusto. Accanto a lui, fin dalla prima edizione, Giacomo Mojoli, tra i padri fondatori di Slow Food, con cui ha condiviso una visione che, anno dopo anno, si è trasformata in uno dei più autorevoli modelli italiani di promozione territoriale. Due percorsi che Michele Bruno continua ancora oggi a portare avanti con la stessa dedizione: la medicina, che è la sua professione, e il Mercatino, che rappresenta una parte importante della sua vita.
Oggi il Mercatino del Gusto non è soltanto una manifestazione capace di richiamare centinaia di migliaia di visitatori. È un laboratorio culturale, un luogo di confronto, una rete di relazioni che ha contribuito a raccontare una Puglia autentica, contemporanea e sempre più consapevole del proprio valore.
Per comprenderne davvero l’identità non bastano i numeri. Occorre ascoltare chi quella storia l’ha immaginata, costruita e vissuta giorno dopo giorno. Per questo abbiamo incontrato Michele Bruno, ripercorrendo con lui ventisette anni di intuizioni, sfide, cambiamenti e futuro

Ventisette anni fa il Mercatino del Gusto nasceva da un’intuizione. Se oggi dovesse raccontare qual è stata la vera idea che ha dato origine a questo progetto, quale sarebbe? E quanto quella visione è ancora presente nell’edizione 2026?
Michele Bruno – Il Mercatino del Gusto nasce ventisette anni fa da un’intuizione semplice ma profondamente innovativa per il territorio. Insieme ad altri, tra cui Giacomo Mojoli, uno dei padri fondatori di Slow Food, immaginammo di riunire i produttori più virtuosi per valorizzare il Salento e la Puglia attraverso la conoscenza e la promozione. L’idea era creare un luogo d’incontro tra aziende, comunità locali e un pubblico sempre più numeroso, raccontando ciò che un territorio ha di più autentico. In questi ventisette anni abbiamo dato voce al cibo, al vino, ai territori, ma soprattutto alle persone – artigiani, produttori, cuochi e musicisti – che ne custodiscono l’identità. Così è nato un modello riconoscibile e coerente, fondato su una forte identità, che ha permesso al Mercatino del Gusto di costruire nel tempo la reputazione di cui oggi gode.

In questi ventisette anni è cambiata profondamente la Puglia: sono cresciute le produzioni di qualità, il turismo enogastronomico e la consapevolezza del valore del territorio. Quanto il Mercatino del Gusto ha contribuito a questo cambiamento e, in alcuni casi, lo ha persino anticipato?
Michele Bruno – Maglie è diventata un appuntamento fisso dell’estate pugliese e il Mercatino un laboratorio di idee, un’opportunità concreta per le aziende di qualità e un palcoscenico privilegiato per promuovere il territorio, evolvendosi senza mai perdere la propria identità.

Nel 2025 il Mercatino del Gusto ha registrato oltre 400.000 visitatori. Se ripensa alle prime edizioni, come è cambiato il pubblico nel corso degli anni? Oggi chi arriva a Maglie viene per scoprire il Mercatino o sceglie la propria vacanza proprio per vivere questa esperienza? E quanto pesa il turismo proveniente da fuori regione e dall’estero?
Michele Bruno – Il traguardo degli oltre 400.000 visitatori nel 2025 racconta la crescita del Mercatino e il cambiamento del pubblico. Nelle prime edizioni il cibo, il vino e il turismo non avevano ancora il ruolo che ricoprono oggi. Si viaggiava seguendo il passaparola, le guide e la fiducia nelle persone che sapevano raccontare un territorio. Non si andava in un luogo per fotografarlo, ma per viverlo. Le esperienze diventavano ricordi e la credibilità era un valore riconosciuto.Oggi l’accesso alle informazioni è immediato e la visibilità spesso non coincide con la qualità. Per questo il Mercatino continua a rappresentare un punto di riferimento autorevole. Il pubblico è sempre più ampio e internazionale e molti scelgono la propria vacanza proprio per vivere questa esperienza.

Collaborazione” è la parola simbolo del Mercatino del Gusto 2026. Ma, ascoltando il suo racconto, sembra essere soprattutto il segreto che ha permesso al Mercatino di crescere per ventisette anni. Quanto conta, oggi, il valore della squadra?
Michele Bruno – La forza del Mercatino del Gusto è sempre stata la squadra. Nessuno potrebbe pensare di costruire, far crescere e rinnovare per ventisette anni una manifestazione di questa portata da solo. La collaborazione non è soltanto il tema dell’edizione 2026, è il metodo con cui il Mercatino è nato e continua a crescere. Ognuno mette a disposizione competenze e sensibilità diverse. Giacomo Mojoli continua a dare un contributo fondamentale, individuando ogni anno quella parola chiave che diventa la bussola dell’intera manifestazione. Antonio Guarini coordina una macchina organizzativa sempre più complessa insieme ad Alessandra Bruno, mentre Leda Cesari cura con professionalità l’ufficio stampa e Gianfranco Ruggeri segue tutta la comunicazione digitale e il sito.
Un ruolo altrettanto importante è quello del presidente Salvatore Santese che, insieme a Sergio Rizzo, mantiene e rafforza il dialogo con istituzioni, partner e sponsor, oggi indispensabili per sostenere un evento di queste dimensioni. A loro si affiancano decine di collaboratori, fornitori, volontari e professionisti che lavorano spesso lontano dai riflettori, ma che rappresentano il vero motore del Mercatino.
Se oggi il Mercatino del Gusto è diventato un punto di riferimento nazionale, il merito è di una comunità che, anno dopo anno, ha condiviso una visione comune. Per questo la parola collaborazione non è uno slogan: è l’identità stessa del Mercatino del Gusto.

Oggi il Mercatino del Gusto non è più soltanto un percorso enogastronomico. Accanto alle aziende troviamo arte, musica, letteratura, mostre, cene d’autore, laboratori, mixology ed esperienze culturali. Quanto era importante raccontare la Puglia nella sua complessità e non soltanto attraverso il cibo?
Michele Bruno – Fin dall’inizio abbiamo voluto raccontare la Puglia nella sua complessità e non soltanto attraverso il cibo. L’idea era costruire un’esperienza capace di mettere in dialogo enogastronomia, musica, libri, cinema, fotografia, artigianato e design. Oggi può sembrare naturale, ma allora era una visione innovativa.
Nel tempo questo percorso si è arricchito ulteriormente, anche grazie alle mostre dedicate al design curate da Roberto Marcatti e Cintya Concari, ospitate nel Museo Civico di Maglie. È questa capacità di unire linguaggi diversi che rende il Mercatino del Gusto un racconto autentico e contemporaneo della Puglia.

Anche l’identità visiva del Mercatino è diventata parte integrante del suo racconto. Quanto conta oggi comunicare un evento attraverso un’immagine forte e riconoscibile, capace di trasmetterne immediatamente i valori?
Michele Bruno – L’identità visiva è diventata parte integrante del racconto del Mercatino. L’incontro con l’illustratrice Valentina D’Andrea e la grafica Patrizia De Blasi ha permesso di costruire un linguaggio riconoscibile, capace di interpretare ogni anno il tema della manifestazione.
Tradurre un’identità così articolata in immagini non è semplice, ma oggi quella comunicazione è diventata uno dei segni distintivi del Mercatino, contribuendo a renderlo immediatamente riconoscibile.

Oggi sono tantissime le aziende che desiderano partecipare al Mercatino del Gusto. Che responsabilità comporta selezionare chi rappresenterà la Puglia davanti a centinaia di migliaia di visitatori? E quali valori cercate nei produttori che entrano a far parte di questo percorso?
Michele Bruno – Sono tante le aziende che desiderano partecipare al Mercatino del Gusto e questo rende la selezione una grande responsabilità. Non basta proporre prodotti di qualità: bisogna rappresentare autenticamente il territorio e condividerne i valori.
La visione originaria continua a guidare ogni scelta, privilegiando realtà capaci di raccontare la Puglia con qualità, identità e credibilità. Partecipare al Mercatino è un riconoscimento importante e significa diventare ambasciatori di un progetto che promuove il territorio ben oltre i giorni della manifestazione.

Dopo ventisette anni il Mercatino del Gusto continua a essere molto più di un evento: è un progetto di vita. Quando ne parla trasmette ancora lo stesso entusiasmo degli inizi. Se chiudesse gli occhi e immaginasse il Mercatino del Gusto tra dieci anni, cosa vede? E quale futuro sogna per questa manifestazione e per la Puglia che racconta ogni estate?
Michele Bruno – Credo profondamente nella mia terra e in un turismo autentico, fatto di persone, relazioni e storie capaci di lasciare un segno.
Se immagino il Mercatino del Gusto tra dieci anni, mi vedo come visitatore, immerso in un luogo ancora più ricco di cultura, arte ed economia, dove continuano a nascere idee, emozioni e incontri.
Il futuro che sogno è quello di un Mercatino capace di crescere restando fedele alla propria identità e di una Puglia sempre più consapevole del proprio valore, capace di raccontarsi al mondo con qualità, autenticità e visione.

Se Michele Bruno rappresenta la visione da cui tutto è nato, oggi il Mercatino del Gusto è anche il frutto di una comunità che, anno dopo anno, ha saputo crescere insieme al progetto. A raccontare questa evoluzione è il presidente dell’Associazione Mercatino del Gusto, Salvatore Santese, custode di un evento che continua a rinnovarsi senza perdere la propria identità.

Il Mercatino del Gusto continua a crescere senza perdere la propria identità. La parola guida dell’edizione 2026 è “collaborazione”, mentre tra le novità spicca Nina, l’assistente virtuale basata sull’intelligenza artificiale. Come riesce il Mercatino a coniugare identità, collaborazione e innovazione, continuando a guardare al futuro?

Michele Santese – Il Mercatino del Gusto è cresciuto restando fedele ai propri valori, ma con la capacità di rinnovarsi ogni anno. La collaborazione è il principio che ci accompagna fin dalla prima edizione: è il legame tra istituzioni, aziende, associazioni, volontari, cittadini e tutti coloro che rendono possibile questa manifestazione. Senza questa rete il Mercatino non sarebbe quello che è oggi. In questo percorso Maglie ha avuto un ruolo determinante. La città non è soltanto la sede della manifestazione, ma il cuore pulsante del progetto. Per una settimana apre le sue piazze, le sue corti, i suoi palazzi e le sue attività, trasformandosi in un vero crocevia strategico di incontro, cultura e promozione territoriale, capace di accogliere centinaia di migliaia di visitatori e di raccontare il meglio della Puglia. Anche l’innovazione fa parte di questa visione. Nina nasce con l’obiettivo di mettere la tecnologia al servizio delle persone, offrendo ai visitatori uno strumento semplice e immediato per orientarsi tra percorsi, appuntamenti ed esperienze, migliorando l’accoglienza e la fruizione dell’evento. Crediamo che identità e innovazione possano convivere naturalmente. Da una parte custodiamo i valori che hanno reso il Mercatino del Gusto un punto di riferimento nazionale, dall’altra continuiamo a sperimentare nuovi strumenti per rendere l’esperienza sempre più accessibile, coinvolgente e contemporanea.

Le grandi manifestazioni si misurano anche dalla capacità di creare legami destinati a durare nel tempo. Il Mercatino del Gusto, in ventisette anni, non ha costruito soltanto un evento, ma una comunità di produttori che ne ha condiviso il percorso sin dalla prima edizione.
Tra questi ci sono quattro aziende simbolo dell’agroalimentare pugliese, testimoni di una storia fatta di qualità, fiducia e collaborazione. Due sono protagoniste del racconto del vino pugliese: Garofano Vigneti e Cantine e Cantele, cantine che hanno accompagnato l’evoluzione del Mercatino contribuendo a raccontare, calice dopo calice, l’identità vitivinicola della regione.
Accanto a loro, due realtà che rappresentano l’eccellenza del comparto food: il Salumificio Santoro di Cisternino, ambasciatore della grande tradizione norcina della Valle d’Itria, e Molino a Vento di Biccari, nei Monti Dauni, che da ventisette anni percorre la Puglia per raggiungere Maglie, portando con sé il patrimonio caseario di un territorio straordinario.
Quattro aziende diverse per storia e produzione, ma unite dalla stessa convinzione: aver creduto, fin dall’inizio, in un progetto che negli anni è diventato molto più di una manifestazione. Le loro testimonianze raccontano il valore di un rapporto costruito nel tempo e confermano come il Mercatino del Gusto sia oggi una delle più autentiche espressioni dell’identità pugliese.

Abbiamo raggiunto il Caseificio Molino a Vento di Biccari mentre, in laboratorio, era già al lavoro per preparare i formaggi che porterà al Mercatino del Gusto. Un’immagine che racconta meglio di tante parole quanto lavoro, ricerca e passione si nascondano dietro ogni stand della manifestazione.
Da ventisette anni il Mercatino del Gusto rappresenta un appuntamento fisso anche per la vostra azienda. Cosa significa, dopo tutto questo tempo, continuare a far parte di questa manifestazione e quanto ha contribuito alla crescita e alla valorizzazione del vostro lavoro?
Domenico Ioanna – Il Mercatino del Gusto rappresenta per noi un’importante occasione di crescita e di visibilità. In questi ventisette anni ci ha permesso di far conoscere il nostro lavoro a un pubblico sempre più ampio, composto da visitatori e turisti provenienti da tutta Italia, molti dei quali, dopo averci conosciuto a Maglie, vengono a trovarci direttamente in azienda o ci riconoscono durante le altre manifestazioni a cui partecipiamo.Per noi il Mercatino è anche uno stimolo a migliorarci continuamente. Ogni anno realizziamo prodotti nuovi, pensati appositamente per questa occasione, cercando di offrire qualcosa di esclusivo ai visitatori. È il valore del lavoro artigianale: poter creare formaggi stagionali e personalizzati, capaci di raccontare ogni volta una storia diversa. Ed è anche questo che rende speciale il nostro legame con il Mercatino del Gusto.

Da ventisette anni il Salumificio Santoro è tra i protagonisti del Mercatino del Gusto. Cosa significa aver condiviso questo percorso e quanto la manifestazione ha contribuito a far conoscere il Capocollo di Martina Franca e, più in generale, la cultura gastronomica della Puglia?
Giuseppe Santoro – Guardarsi indietro, dopo ventisette anni, fa venire i brividi ma anche un grande sorriso. Quando il Mercatino del Gusto muoveva i primi passi c’era un sogno condiviso e tanta passione. Noi credevamo profondamente nel nostro lavoro, nella tradizione e nelle cose fatte come una volta, e trovare una manifestazione che riconoscesse fin da subito quel valore è stato fondamentale. In tutti questi anni si è creato un rapporto di fiducia reciproca. Il Mercatino non è stato una semplice vetrina, ma un luogo capace di valorizzare il lavoro degli artigiani e di raccontare la nostra storia. Il Capocollo di Martina Franca, che un tempo era un tesoro custodito nella Valle d’Itria, è diventato un simbolo dell’identità gastronomica pugliese, e questo percorso è cresciuto insieme al Mercatino. Anche il pubblico è cambiato. Oggi chi si avvicina al nostro banco non cerca soltanto un assaggio, ma vuole conoscere il prodotto, la sua storia, le mani che lo realizzano e il territorio da cui nasce. Il Mercatino del Gusto ha avuto un ruolo fondamentale in questa evoluzione, trasformando la degustazione in un momento di conoscenza e di consapevolezza. Dietro una fetta di Capocollo non c’è soltanto un salume, ma una tradizione, un territorio e il lavoro quotidiano di una famiglia. Vedere giovani e turisti alla ricerca di questa autenticità è la conferma che, ventisette anni fa, quella intuizione era davvero quella giusta.

Cantele è tra le aziende che hanno creduto nel Mercatino del Gusto fin dalla prima edizione. Guardando a questi ventisette anni, quanto è cambiato il modo di raccontare la Puglia del vino e quale ruolo ha avuto il Mercatino nel far crescere la cultura del vino e la consapevolezza dei consumatori?
Paolo Cantele – In questi ventisette anni è cambiato profondamente il modo di guardare alla Puglia. Se all’inizio era una terra da scoprire, spesso associata quasi esclusivamente al mare o a un’idea generica di vino del Sud, oggi è riconosciuta come una delle regioni italiane con la più forte identità enologica, capace di raccontare una straordinaria ricchezza di vitigni, paesaggi e tradizioni.
È cambiato anche il modo di comunicare il vino. Oggi non si racconta soltanto il prodotto, ma un intero ecosistema fatto di persone, vigneti, cultura, gastronomia e territorio. Il vino è diventato il punto di partenza per conoscere una terra e chi la vive. Anche il consumatore è profondamente cambiato: è più curioso, informato e consapevole. Non cerca soltanto un buon calice, ma vuole comprenderne l’origine, conoscere chi lo produce e i valori che rappresenta. Questo ha spinto anche noi produttori a essere più trasparenti e a raccontare con autenticità il nostro lavoro.

Il Mercatino del Gusto ha avuto un ruolo fondamentale in questa evoluzione. Ha saputo creare un dialogo diretto tra produttori e visitatori, contribuendo a diffondere una vera cultura del vino e formando, nel tempo, un pubblico sempre più attento e consapevole. È forse questo uno dei risultati più importanti raggiunti in ventisette anni di storia.

Garofano Vigneti e Cantine accompagna il Mercatino del Gusto fin dalla sua nascita. Guardando a questi ventisette anni, quale pensa sia stata la vera intuizione di Michele Bruno e quale filo conduttore unisce la crescita del Mercatino al percorso della vostra famiglia nella valorizzazione del Negroamaro e del rosato pugliese?
Stefano Garofano – Credo che la più grande intuizione di Michele Bruno sia stata comprendere, con largo anticipo, che il vino e il cibo potessero raccontare un territorio, le persone e la cultura che lo rendono unico. Il Mercatino del Gusto ha trasformato un’esperienza gastronomica in un’esperienza identitaria e culturale, creando uno spazio d’incontro tra produttori, artigiani, istituzioni e visitatori. Non è mai stato soltanto una vetrina, ma un luogo in cui vivere la Puglia attraverso chi la racconta ogni giorno con il proprio lavoro. Come famiglia abbiamo seguito un percorso molto simile. Abbiamo raccolto la visione di nostro padre Severino, scegliendo di credere nel Negroamaro e nel rosato pugliese quando ancora non godevano del prestigio che hanno oggi. È stata una scelta fondata sulla convinzione che il nostro territorio avesse un’identità autentica da valorizzare, senza inseguire le mode. In fondo, il filo che unisce questi due percorsi è lo stesso: la capacità di avere una visione, la costanza nel perseguirla e la fiducia nella qualità. Il Mercatino del Gusto, così come il successo del Negroamaro e del rosato pugliese, dimostra che i risultati più importanti non nascono nell’immediato, ma sono il frutto di un lavoro coerente, costruito giorno dopo giorno. È questa, probabilmente, la lezione più importante che la Puglia continua a offrire: credere nella propria identità è il modo migliore per costruire il futuro.

Ventisette anni non si costruiscono per caso.
Si costruiscono con una visione, con il coraggio di credere in un’idea quando ancora nessuno ne immagina il futuro e con il lavoro quotidiano di una squadra che sceglie, ogni giorno, di mettersi al servizio di un progetto più grande di sé.
Il Mercatino del Gusto dimostra che i grandi eventi non si misurano soltanto dal numero dei visitatori, ma dalla capacità di lasciare un’eredità. Un’eredità fatta di relazioni, cultura, opportunità per le imprese, crescita per un territorio e valore economico che, anno dopo anno, continua a generare indotto, turismo e sviluppo.
Il primo ringraziamento va a Michele Bruno, che ventisette anni fa ha avuto il coraggio di immaginare ciò che allora sembrava soltanto un’intuizione e che oggi rappresenta uno dei modelli più autorevoli di promozione territoriale del nostro Paese.
Va alla sua squadra, che con competenza, passione e spirito di collaborazione continua a trasformare quella visione in realtà. Va al presidente Salvatore Santese, ai collaboratori, ai volontari, alle istituzioni, ai partner e alle aziende che, fin dalla prima edizione, hanno scelto di credere in questo progetto, contribuendo a renderlo un patrimonio condiviso.
Ma il ringraziamento più grande appartiene alla Puglia. A quella Puglia che ha imparato a raccontarsi attraverso i suoi produttori, i suoi cuochi, i suoi vignaioli, i suoi artigiani e le sue storie. Una terra che ha compreso come il cibo e il vino non siano soltanto eccellenze da degustare, ma strumenti straordinari per raccontare identità, cultura e futuro.
Perché i grandi eventi non finiscono quando si spengono le luci degli stand. Continuano nelle imprese che hanno fatto crescere, nei territori che hanno contribuito a valorizzare, nei giovani che hanno ispirato e in ogni persona che, tornando a casa, porta con sé il desiderio di ritornare.
Ed è forse questa la loro eredità più preziosa: lasciare un territorio migliore di come lo hanno trovato. Tutto il resto, i numeri, gli applausi, i successi, passa.
Le idee che sanno generare futuro, invece, restano.


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