
di Valentina Ruzza
Nel lessico dell’ospitalità contemporanea esistono luoghi che scelgono di affermarsi e altri, più rari, che decidono di costruire. Il SavoyBeach Hotel & Thermal Spa appartiene a questa seconda categoria. Non è un esercizio di lusso. È un sistema. Incastonato tra il mare e l’oasi naturale della Val Grande, il Savoy è oggi il punto di convergenza di una visione imprenditoriale iniziata nel 1972 con la famiglia Basso. Una crescita che non ha mai ceduto alla discontinuità, mantenendo una direzione precisa, fino a definire un modello in cui ospitalità, termalismo e gastronomia dialogano senza frizioni. Dal 1998, anno della sua apertura, è diventato un riferimento per Bibione, evolvendosi costantemente senza perdere il fascino di un’ospitalità d’impronta classica. Il collegamento diretto con Bibione Thermae — acque termali che sgorgano a circa 500 metri di profondità — non è un’integrazione accessoria, ma parte strutturale dell’esperienza. Una galleria sensoriale sotterranea accompagna l’ospite in un continuum tra soggiorno e cura, dove il termalismo si amplia oggi a programmi evoluti come la Longevity Spa e percorsi di training cognitivo.
Così come la Sky Beach Terrace, con sabbia riscaldata e vetrate mobili, annulla la stagionalità trasformando il mare in presenza costante. La struttura, con 148 camere e otto nuove suite — quasi tutte vista mare, alcune dotate di spa privata o vasca idromassaggio — estende il concetto di benessere nello spazio intimo, mentre gli ambienti comuni raccontano un ulteriore livello identitario: il Savoy è anche una galleria d’arte diffusa, tra opere di artisti del territorio, vetri veneziani, mosaici e mostre temporanee, come quella del fotografo Francesco Finotto dedicata al fronte mare del Nordest.
Ma è nella cucina che questo sistema trova la sua espressione più nitida. Lo chef Alessandro Castelnuovo lavora su una linea chiara: sottrarre, chiarire, costruire. Originario del Lago di Como, dopo esperienze internazionali in cucine di alto livello, approda al Savoy con una visione precisa: riportare al centro il gusto autentico, attraversando la tradizione italiana con strumenti contemporanei, senza mai cedere all’effetto. L’offerta gastronomica si articola tra la sala Elisabetta di Lorena e il fine dining Duca d’Aosta, aperto anche agli ospiti esterni.
Qui, insieme al maître Giovanni Labriola, prende forma una cucina che rifugge la spettacolarizzazione e lavora sulla riconoscibilità.
La materia prima — in parte coltivata direttamente nei terreni di proprietà a Bibione — diventa il punto di partenza di un racconto che si completa con una selezione attenta di eccellenze italiane. Il gambero imperiale in ceviche costruisce una tensione acida controllata. Il wagyu caramellato con radice di loto fermentata introduce una profondità calibrata.
La chitarrina al pistacchio con fasolari della laguna di Marano lavora per equilibrio e pulizia, mentre la pescatrice lardellata con prosciutto d’Osvaldo, spuma di piselli veneti e castrature croccanti restituisce una memoria gastronomica riletta con misura.
Parallelamente, la proposta vegetariana e vegana si distingue per completezza, segno di una cucina che non lavora per alternative, ma per visione.
Il menù degustazione — 90 euro, o 120 con abbinamento vini — rappresenta la sintesi del percorso. Il baccalà in “aria” con cracker di mais e cremoso di latte alla vicentina apre con leggerezza, seguito dal branzino al cotto/crudo con beurre blanche al leche de tigre e ceviche, dove tecnica classica e influenze contemporanee convivono con equilibrio. La panella di ceci con pesto di erbette, porcini e ghiacciato al pinolo salato costruisce un passaggio vegetale strutturato, mentre il carnaroli Acquerello Riserva 7 anni con pistacchio di Bronte e fasolari della laguna di Marano si impone per profondità e precisione. Il petto d’anatra all’arancia, accompagnato da una brisée di tarte tatin, lavora su contrasti controllati, prima di chiudere con un soufflé bourbon e sottobosco e la piccola pasticceria del Duca. A sostenere il percorso, la Cantina di Franco — spazio sotterraneo dedicato anche a degustazioni ed eventi — custodisce oltre 700 etichette, costruendo un dialogo coerente tra vino e cucina. Di fronte, il 51 The Regis Bistro & American Bar introduce un registro più informale, tra mixology e convivialità, mantenendo però precisione esecutiva. Il Savoy si completa con un centro congressi da 300 posti, un parco piscine con solarium, palestra, spiaggia privata e parcheggio sotterraneo, immerso in un giardino curato che contribuisce a fondere la struttura con il paesaggio circostante. In un momento storico in cui la ristorazione tende a inseguire la spettacolarizzazione, il Savoy compie una scelta più difficile: lavorare sulla precisione, sulla continuità, sulla misura. E proprio in questa sottrazione si riconosce, oggi, il vero lusso.
Savoy Beach Hotel & Thermal Spa
Corso Europa 51, 30020 Bibione (VE)
Tel. +39 0431 430144
Ristorante fine dining
Duca d’Aosta
Tel. +39 0431 437319
booking@ristoranteducadaosta.it
Chef: Alessandro Castelnuovo
Maître: Giovanni Labriola
Menù degustazione: 90 € (bevande escluse)
Abbinamento vini: 120 €
Carta: antipasti da 15 €, primi da 20 €, secondi da 25 €
Cantina: oltre 700 etichette
Camere: da 250 € con prima colazione
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