Monica Larner: Aglianico in ascesa!

Pubblicato in: Polemiche e punti di vista


di Monica Larner

La più grande uva del Sud Italia sta rinascendo nelle mani di una nuova generazione di viticoltori.

Coltivata dai Fenici, esportata dai Greci, consumata dai Romani, protetta dai papi e considerato come un agente nei blending durante il flagello della fillossera, l’Aglianico probabilmente è l’uva con la più lunga storia di consumo, dice Denis Dubourdieu, professore di enologia all’Università di Bordeaux.

Ci sono molte teorie sull’origine del nome Aglianico, tutte queste sottolineano le sue radici antiche. Ma il suo futuro è persino più affascinante del suo passato.

“La storia dell’Aglianico è incredibile”, dice Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio. “La storia del vino è molto più nuova”.

La recente crescita dell’Aglianico si è verificata in alcuni punti del Sud Italia dove la famiglia Mastroberardino di Avellino ha avuto molta parte di merito per il successo commerciale di quest’uva.

Le due più grandi espressioni dell’Aglianico sono l’Aglianico del Vulture in Basilicata e il Taurasi nella vicina Campania. Si trova anche in Molise ed è in rapida crescita in Puglia. Ma molti dei posti dove l’Aglianico cresce rigoglioso si distinguono per i loro suoli vulcanici.

Il Monte Vulture in Basilicata è un vulcano spento e i suoi vigneti sono situati nella parte più bassa dove i depositi di cenere sono più consistenti. I vini del Vulture sono incredibilmente complessi e ricchi di sfumature con toni minerali di polvere e note di frutta rossa.

In Basilicata c’è un clima caldo e asciutto che è ideale per questa varietà a tarda maturazione ma più a nord l’area del Taurasi in Irpinia è due volte più piovosa. Questo è più che compensato dai suoli vulcanici della regione con buone proprietà assorbenti.

Qui i vini a base di Aglianico sono strutturati, ricchi di profondità e lunghezza. Ci sono più produttori nella zona di Taurasi che in Basilicata e la vicinanza di Taurasi al movimentato porto della città di Napoli ha fatto sì che fosse più facile commercializzare questi vini all’estero.

Grazie alla sua eleganza e alla sua capacità di lunghi invecchiamenti l’Aglianico è spesso definito “il Barolo del Sud”. “E’ tempo di far sì che quest’uva emerga come la protagonista di alcuni dei più grandi vini rossi italiani”.

Cantine del Notaio, Aglianico del Vulture (Basilicata)

Una grande storia d’amore sta dietro la nascita di Cantine del Notaio.

Il nonno di Gerardo Giuratrabocchetti era un contadino senza cultura che era emigrato in America. Sua nonna era una nobildonna, parlava correntemente il greco e latino e viveva nel maestoso Castello di Venosa in Basilicata. A seguito di un colpo del destino l’emigrante mise da parte dei soldi e la famiglia della nobildonna andò in rovina. Alla fine i due innamorati ricevettero la benedizione per sposarsi.

Ebbero quattro figli ma sono uno fece studi universitari. Consalvo Giuratrabocchetti studiò legge e diventò notaio nel piccolo paese di Rionero in Vulture situato sul pendio del vulcano spento. Anche il figlio di Consalvo, Gerardo, iniziò gli studi universitari ma cambiò improvvisamente idea.

“Sognai mio nonno, da cui mi è stato dato il nome, e decisi di coltivare la terra che amava”, dice Gerardo.

Nel 1998, in occasione del suo quarantesimo compleanno, Gerardo fondò le Cantine del Notaio in memoria di suo nonno e in onore di suo padre.

Tutti i vini che produce evocano la professione di suo padre: La Firma, Il Sigillo, Il Rogito e Il Repertorio si riferiscono a un archivio di contratti notarili.

La cantina produce 215.000 bottiglie all’anno da circa 65 acri di vigneti sparsi in cinque località che vanno da 1.300 a quasi 1.800 piedi sul livello del mare.

I suoli con buone proprietà assorbenti sono composti da cenere compatta e tufo e una serie di laghi vulcanici creano un microclima unico che è la casa di molti tipi diversi di insetti, inclusa una rara farfalla africana. Il caldo proveniente dal Sahara rende le estati lunghe e asciutte che vanno incontro proprio alle esigenze dell’Aglianico.

“Dicono che la più grande scommessa consista nel lasciare la propria patria per fare fortuna altrove”, dice il produttore. “In una regione povera come la Basilicata è persino una sfida più grande stare qui”.

91 Cantina del Notaio 2008 Il Repertorio (Aglianico del Vulture). Dal cuore del Vulture, Il Repertorio mostra una personalità autentica e leggermente rustica con profumi di frutta candita, prugna e grafite
. Ha un finale pulito ed elegante. Michael Skurnik Wines. —M.L. Volume alcolico: 14%    Prezzo: 25 dollari

Donnachiara, Taurasi (Campania)

C’è un trend affascinante in Italia, cioè un numero crescente di donne che sono a capo di alcune delle più dinamiche cantine del Paese.

Questo movimento è particolarmente degno di nota nel Sud Italia dove la tradizione e una forte cultura basata sulla famiglia hanno incoraggiato una nuova generazione di donne a portare avanti le eredità di famiglia.

Ilaria Petitto e sua madre Chiara ne sono esempi perfetti. L’originaria Donna Chiara era la nonna di Ilaria (che anche si chiamava Chiara), una nobildonna che ereditò una bellissima proprietà di 20 ettari proprio fuori al paese di Taurasi. L’Aglianico proveniente da questa proprietà era venduto ad alcune delle maggiori cantine della regione.

“Il nostro sogno era di fare un vino nostro un giorno”, dice la trentasettenne Petitto.

Suo nonno morì nel 1997 e suo padre realizza componenti per macchinari. I suoi fratelli hanno intrapreso altre carriere. Nonostante le sfide, dice la Petitto, “mia madre ed io decidemmo di fare questa cosa insieme ed eravamo determinate”.

Sino dalla loro prima vendemmia nel 2006 Donnachiara ha prodotto dalle 30.000 alle 160.000 bottiglie all’anno di cui il 60% è venduto su mercati esteri.

Lo stemma di famiglia fu adottato come logo e incluso in un design moderno. L’accogliente sala di degustazione è decorata con arte moderna e presenta sculture create col metallo usato nell’industria di suo padre.

Il team madre-figlia produce un Campania Aglianico IGT, un Irpinia Aglianico DOC e due altri Aglianico 100% che rientrano nel Taurasi DOCG, insieme a un’ampia linea di vini bianchi campani.

“Ci consideriamo specializzati nell’Aglianico,” dice la Petitto.

La Petitto ha una laurea in legge e ha completato gli studi a Roma prima di ritornare nel vigneto di famiglia.

“Quello che mi attrae è il lato femminile del settore vino”, dice. “La creatività e la flessibilità sono fondamentali e il vino mi dà un’enorme possibilità di espressione”.

90 Donnachiara 2008 Taurasi. Ciò che rende questo Taurasi particolare è la finezza e l’elegazna che mostra nel finale. Uno dei più grandi rossi del Sud Italia, questo vino vigoroso riflette molte delle caratteristiche minerali inerenti i suoli vulcanici. Al gusto la frutta scura è seguita da note di affumicatura, cenere, tabacco e tannini raffinati. Michelangelo Selections. —M.L. Volume alcolico: 13.5%    Prezzo: 35 dollari

Feudi di San Gregorio, Taurasi (Campania)

“L’Aglianico è l’uva in cui crediamo di più”, dice Antonio Capaldo, il trentacinquenne presidente di Feudi di San Gregorio. “Se fate una lista delle prime cinque varietà rosse nel mondo del vino, crediamo che l’Aglianico sarebbe in quest’elenco con il Merlot, il Cabernet Sauvignon, il Nebbiolo e il Sangiovese”.

“E’ una delle più belle uve in Italia”, dice. “La sua frutta è compatta ma dolce e vivace. Il bouquet è così ampio e i suoi aromi naturali includono sfumature minerali uniche. Si adatta bene anche al legno e mostra enormi potenzialità di invecchiamento”.

Feudi di San Gregorio, che produce 3,5 milioni di bottiglie all’anno, è una delle più importanti cantine del Sud Italia in termini di numeri e immagine. Insieme alla storica Mastroberardino è la protagonista di una moderna della moderna Campania del vino.

“Stiamo scommettendo il nostro futuro successo su questa uva” dice Capaldo.

Feudi di San Gregorio ha intrapreso una ambizioso progetto di ricerca focalizzato sull’Aglianico e 400 biotipi già identificati. Il progetto Patriarchi si focalizza sulla salvaguardia di poche antiche preziose viti (con più di 250 anni di età) che ancora esistono in Irpinia.

La cantina produce varie espressioni di Aglianico (come il Taurasi) incluso un rosato e uno spumante metodo classico.

L’azienda ha visto un po’ di scompiglio nella gestione nel passato ma sotto Capaldo Feudi di San Gregorio ha imboccato la strada giusta. Con un wine bar aperto di recente a Roma e un ristorante in programma a New York, spera di diffondere l’Aglianico ben al di là del Sud Italia.

“Gestire questa azienda è come gestire una piccola multinazionale”, dice. Si è laureato alla the London School of Economics e ha sognato di combattere la povertà alle Nazioni Unite.

“Ho lavorato come consulente nello sviluppo economico per anni”, dice. “Il vino mi ha insegnato un approccio che non mi sarei mai aspettato”.

94 Feudo di San Gregorio 2007 Piano di Montevergine Riserva (Taurasi). Invecchiato per 18 mesi in legno, questo vino mostra un finale molto lungo e intenso con note di frutta scura, cenere, prugna, spezie, pellame e cioccolata amara. Tutte dovrebbero evolvere armoniosamente nei prossimi 10 anni o più. Mostra il duro lavoro fatto da Feudi di San Gregorio nel corso degli anni.
Palm Bay International. Cellar Selection. Volume alcolico: 14.5%    Prezzo: 65 dollari

Bisceglia, Aglianico del Vulture (Basilicata)

All’alba del millennio Mario Bisceglia fu introdotto in un nuovo mondo. Nell’ambito di una cena nel 2000 nel famoso ristorante Le Cirque di New York City, il proprietario Sirio Maccioni chiese a Mario se conosceva un vino rosso poco noto chiamato Aglianico del Vulture. Mario non lo conosceva ma il seme era stato gettato.

Seguirono decenni all’estero nel settore del food e beverage e Bisceglia desiderava ritornare nella sua native Basilicata. Aveva viaggiato nel mondo per aziende come la Segafredo Zanetti (espresso), Fiorucci (salumi) and Gaudianello (acqua minerale).

“Volevo applicare la mia esperienza per un prodotto della mia terra”, dice il cinquantaseienne imprenditore. “La mattina seguente alla cena a Le Cirque diedi l’incarico di acquistare i miei primi tre ettari di vigneti”.

Oggi Bisceglia è a capo di una delle più nuove e grandi cantine (con una Produzione annua di 400.000 bottiglie, la metà delle quali è basata sull’Aglianico) nell’area del Vulture. I suoi primi vini sono stati messi in commercio nel 2006.

Bisceglia propone tre Aglianico del Vulture che includono il fiore all’occhiello Gudarrà Riserva nonché Chardonnay e Syrah.

“Il mio obiettivo consiste nel fare vini con le varietà che meglio si adattano al mio territorio, senza tener conto se sono uve autoctone o no”, dice.

Il suo italiano p punteggiato da parole inglesi come “mergers and acquisitions,” “investment capital” e “stock options”. Più recentemente termini come “botte di legno,” “potatura” e “tannini” sono entrati nel suo vocabolario.

“Non sono nato nel mondo del vino e non vengo da una famiglia che si occupa di vino”, dice Bisceglia. “Vengo dal una cultura degli affari in cui raggiungere costanza e standardizzazione è una priorità”.

La parte difficile, dice, consiste nell’applicare quei valori a un prodotto che cambia da vendemmia a vendemmia.

“Il vino mi ha dato la possibilità di portare un piccolo pezzo della Basilicata ai Paesi di tutto il mondo”, dice. “Questa è stata la maggiore soddisfazione”.

92 Bisceglia 2005 Gudarrà Riserva (Aglianico del Vulture). Già sulla giusta strada per rivelare il suo buon potenziale di invecchiamento questo Aglianico scuro si apre con seducenti aromi di affumicatura, tabacco di pipa, cenere, frutta candita, pellame ed altre spezie esotiche. Vigoroso, intenso e con lunga persistenza sul finale, ci parla molto della Basilicata, una delle più affascinanti e inesplorate regioni italiane. Winebow. Cellar Selection. —M.L. Volume alcolico: 14%    Prezzo: 45 dollari

Traduzione di Novella Talamo


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