Nino Franco, l’azienda che sfida il tempo con il prosecco

Pubblicato in: I vini da non perdere
Silvia Franco, la quarta generazione dell'azienda

di Gennaro Miele

Dietro la leggerezza del prosecco si cela la profondità della storia di famiglie che da oltre un secolo curano vigneti che fanno parte di un paesaggio inscritto, nel luglio 2019, nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Un territorio di cui si professa l’integrità, l’immutabilità legata a ciò che ha raggiunto la perfezione, al quale nulla vi è da aggiungere.

La culla di questa bollicina è parte integrante di una poesia paesaggistica.

Ricavato da uve Glera ed elaborato con metodo Charmat, le caratteristiche del Prosecco di basano su elementi delicati, frutta dolce e tocco floreale sono i canoni su cui si basa la sua piacevolezza, motivo per cui è l’immagine di un ideale calice d’accompagnamento negli aperitivi e insostituibile componente nella preparazione di numerosi cocktail.

Per logiche di mercato il Prosecco è stato comunicato al pubblico quale un vino spumante di cui fruire nella sua giovinezza, il rapido consumo ha spesso oscurato le sue sottili ed inaspettate capacità evolutive in grado di esprimere un ventaglio aromatico inaspettato.

Preservare la qualità di questo storico vino è la mission della storica azienda Cantine Franco, sita a Valdobbiadene (TV), i cui albori risalgono al 1919 nei tempi in cui Antonio Franco, reduce come molti italiani dalle difficoltà vissute nel conflitto bellico della Prima Guerra Mondiale, decise di riscattare la sua condizione attraverso l’acquisto di terreni per dedicarsi all’attività agricola.

Come in una meravigliosa connessione la rinascita della terra aveva storia parallela alla rinascita dell’uomo.

Le generazioni che si sono avvicendate in un secolo di vendemmie sono quattro, Nino, successore di Franco affiancò a sé in azienda il figlio Primo, dopo i suoi studi tecnici alla scuola di Enologia di Conegliano Veneto.

Fu la passione per la ricerca di quest’ultimo a creare un indirizzo qualitativo aziendale encomiabile.

Tutte le annate hanno episodi che la segnano rendendola unica rispetto alle altre, quella del 1982 rappresentò per Primo una svolta: nel tempo della vendemmia subì, inaspettato, il lutto del padre.

Da solo alla conduzione dell’azienda, nel momento più delicato dell’anno per un viticoltore, dovette trovare in sé una forza simile a quella di suo nonno che reagì con la terra alla sofferenza.

Oggi l’energia di un secolo è raccontata da Silvia, figlia di Primo dedita alla definizione della linea strategica aziendale ed alla diffusione della storia della propria famiglia attraverso la diffusione delle parole del libro del padre, Prosecco way of life.

L’eco dell’arte vinicola del Prosecco ha avuto luogo in terra campana con la degustazione tenutasi a Villa Eubea a cura dell’ASPI ( Associazione Sommellierie Professionale Italiana) nella quale il racconto di Silvia è stato impreziosito dalle note di degustazione tecnica del Sommelier Gennaro Buono.

La degustazione delle diverse etichette, di annate e vigne differenti, ha evidenziato sottili e stratificate sensazioni percepibili in un vino spumante spesso inflazionato, ma capace di donare inaspettate profondità.

La sintesi della serata, specialmodo nell’analisi della annate più lontane, è stato lo sdoganamento del Prosecco dalla percezione di un doveroso consumo di annate giovani. L’esempio degli assaggi è stato l’annullamento di questo luogo comune.

DEGUSTAZIONE

 


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