
«Questi vini sanno di Abruzzo». Con questa affermazione Riccardo Cotarella ha aperto a Vinitaly la degustazione dedicata al Montepulciano Citra, sottolineando come il carattere di questi vini nasca dall’incontro tra suolo, clima e dall’orgoglio di dimostrare che l’Abruzzo non è secondo a nessuno.
Nata nel 1973, Citra riunisce oggi 3.000 famiglie di vignaioli su circa 6.000 ettari vitati. Una realtà cooperativa che, grazie a una rigorosa attività di selezione, ha saputo trasformare la propria dimensione in un punto di forza, sviluppando negli anni una crescente attenzione alla zonazione, alla sostenibilità e alla valorizzazione delle diverse espressioni territoriali dell’Abruzzo.
Protagoniste della degustazione le verticali di Caroso (2015, 2017, 2018, 2020) e Laus Vitae (2014, 2018, 2021), due delle selezioni di riferimento di Citra, entrambe pluripremiate dalle principali guide e dai concorsi internazionali. Se il primo è oggi al centro del progetto celebrativo del cinquantesimo anniversario della cooperativa, Laus Vitae continua a incarnare una delle espressioni più ambiziose del Montepulciano d’Abruzzo firmato Citra.
La degustazione ha offerto anche una riflessione interessante sul ruolo delle grandi cooperative nel vino contemporaneo. La disponibilità di un patrimonio viticolo così ampio consente infatti di effettuare selezioni particolarmente severe e di interpretare in modo diverso le annate, aspetto sempre più rilevante nell’era del cambiamento climatico. Un vantaggio che si traduce nella possibilità di ricercare equilibrio, eleganza e coerenza stilistica anche in condizioni climatiche molto differenti.
A colpire è stata soprattutto la capacità evolutiva del Montepulciano d’Abruzzo nonché occasione per percepire gli aggiustamenti che il cambiamento climatico richiede anche in termini di vendemmie da anticipare per evitare vini pesanti e fuori tempo. Le annate più mature hanno mostrato colori ancora vitali, tannini composti e una sorprendente freschezza, confermando come questo vitigno possa esprimere ben più della dimensione immediata e semplice con cui viene talvolta identificato in alcuni mercati esteri. La verticale ha invece restituito l’immagine di un vino capace di attraversare il tempo con autorevolezza, eleganza e profonda identità territoriale.
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