
di Valentina Ruzza
Con l’arrivo dell’estate e delle temperature che riportano il gelato al centro delle abitudini quotidiane degli italiani, emerge con maggiore evidenza la differenza tra un semplice prodotto stagionale e una proposta capace di raccontare un territorio. Ai piedi del Monte Grappa esiste una gelateria che sta contribuendo a ridefinire il ruolo del gelato nella gastronomia contemporanea. Non attraverso effetti speciali o provocazioni fini a sé stesse, ma con un lavoro quotidiano fatto di territorio, ricerca e memoria. È il percorso intrapreso da Luca e Carlo Guglielmin, fratelli di 26 e 34 anni che, a Romano d’Ezzelino, hanno trasformato una tradizione familiare in un progetto capace di guardare avanti senza dimenticare le proprie radici. I genitori gestivano una gelateria. Quando è arrivato il momento della pensione, Luca e Carlo hanno scelto una strada diversa da quella che molti si sarebbero aspettati. Invece di raccogliere semplicemente il testimone, hanno deciso di ripartire da zero, costruendo una nuova identità e un nuovo luogo in cui esprimere la propria idea di gelateria. Così, nel maggio del 2022, nasce Panna e Storti. Un nome che racchiude già una dichiarazione d’intenti. Gli storti sono le antiche cialde arrotolate tipiche della Pedemontana Veneta, preparate con farina, acqua e melassa di barbabietola da zucchero. Un prodotto della tradizione popolare che per generazioni ha accompagnato la panna montata nelle feste, nei mercati e nelle case del territorio.
La loro storia affonda nell’entroterra vicentino, dove a fine Ottocento intere famiglie producevano queste cialde per venderle nei mercati della regione. Venivano trasportate in bicicletta insieme ai mastelli di legno contenenti la panna fresca e rappresentavano uno dei piccoli lussi che molte famiglie potevano concedersi durante la settimana. Ancora oggi gli storti vengono preparati a mano secondo la tradizione. Sono parte integrante dell’identità del locale e raccontano una cultura gastronomica che rischiava di essere dimenticata. Non è raro che chi li assaggia ritrovi un ricordo lontano, un sapore legato all’infanzia o a una storia familiare custodita nella memoria.
Ma se gli storti rappresentano le radici del progetto, il gelato gastronomico ne rappresenta l’evoluzione. La forza di Panna e Storti risiede infatti nell’incontro tra due mondi apparentemente distanti: quello della gelateria e quello della cucina. Carlo porta con sé l’esperienza del gelatiere, Luca quella dello chef. Due sensibilità che dialogano continuamente e che hanno dato vita a una proposta capace di superare i confini tradizionali del banco gelati. Da Panna e Storti il gelato non è soltanto una risposta al caldo estivo. È un mezzo per leggere il paesaggio agricolo che circonda il Monte Grappa, seguire il ritmo delle raccolte, valorizzare ingredienti che appartengono alla cultura locale e trasformarli in una forma accessibile a tutti. Il territorio diventa il punto di partenza di ogni ricerca. Tra Monte Grappa, Altopiano di Asiago e Valsugana nasce una materia prima che viene osservata, interpretata e trasformata seguendo il ritmo delle stagioni. Accanto ai gusti classici trovano spazio creazioni che raccontano il paesaggio agricolo locale attraverso una lente diversa.
È il caso del gelato all’Asparago Bianco di Bassano DOP, probabilmente una delle espressioni più compiute della loro filosofia. Un gusto costruito con malva, camomilla e vaniglia che restituisce eleganza e delicatezza a uno dei prodotti simbolo del territorio. La stessa logica guida altre creazioni che nascono dall’incontro tra tecnica gelatiera e pensiero gastronomico: il Blue Stilton con pere candite e uva spina fermentata, il fieno di montagna, il tartufo bianco pregiato, il tabacco e cioccolato, fino a sperimentazioni che coinvolgono legno di rovere e acqua di mare.
La ricerca continua anche attraverso collaborazioni dirette con i produttori locali. Ne è un esempio il nuovo gusto Pop Corn, sviluppato insieme ad Agricola Ardiva partendo dal mais Marano, varietà storicamente destinata alla preparazione della polenta, e dal latte di malga dell’azienda agricola. Un gelato che traduce in chiave contemporanea ingredienti profondamente radicati nella cultura rurale della Pedemontana, confermando la volontà dei fratelli Guglielmin di trasformare il territorio in materia narrativa prima ancora che gastronomica.Non si tratta di esercizi di stile. Ogni gusto nasce da una riflessione sull’equilibrio, sulla riconoscibilità del sapore e sulla capacità di raccontare un ingrediente da una prospettiva nuova. In questo contesto il gelato assume una funzione che va oltre il piacere immediato. Diventa uno strumento educativo. Un mezzo per avvicinare il consumatore alla stagionalità, alle produzioni locali e a materie prime spesso lontane dall’immaginario comune del dessert. Questa filosofia trova la sua massima espressione nelle degustazioni gastronomiche che i fratelli Guglielmin organizzano periodicamente. Non semplici assaggi, ma percorsi costruiti come veri menu degustazione, in cui il gelato diventa protagonista di una narrazione articolata e coerente. Ogni esperienza si sviluppa attraverso cinque gelati gastronomici accompagnati da tre alcolici selezionati per dialogare con le preparazioni e amplificarne la complessità.
Le differenti temperature tra gelati e bevande, le consistenze, le infusioni, le fermentazioni e gli equilibri aromatici costruiscono un percorso in continuo movimento tra acidità, freschezza, grassezza e intensità gustativa. L’obiettivo non è stupire il commensale con ingredienti insoliti, ma accompagnarlo in una progressione sensoriale capace di creare profondità tra una portata e l’altra. Il gelato assume così il ruolo che normalmente appartiene all’alta cucina: raccontare una storia attraverso il gusto. Ogni degustazione nasce infatti da un tema preciso. Una delle più significative era dedicata alla montagna e al paesaggio del Monte Grappa, raccontato attraverso formaggi di malga, bacche spontanee, tabacco, pino, abete e altri elementi capaci di evocare il bosco e l’altitudine. La proposta attuale, intitolata “Quasi Vegetale”, esplora invece il mondo delle piante e delle radici da prospettive inattese. Rafano, radici di tarassaco trasformate in topping, infusioni vegetali e lavorazioni che modificano la percezione originaria degli ingredienti danno vita a gusti che sorprendono senza mai perdere il legame con la materia prima. È una ricerca che invita a guardare il mondo vegetale con occhi diversi, mantenendo il territorio come punto di partenza e bussola dell’intero percorso. Probabilmente il gelato gastronomico non sostituirà mai grandi classici come pistacchio, nocciola o cioccolato. Ma offre al gelatiere una straordinaria opportunità: educare il palato, stimolare la curiosità e ampliare il vocabolario del gusto. È una sfida culturale prima ancora che commerciale, che da Panna e Storti viene affrontata con equilibrio e coerenza. Osservando il lavoro dei fratelli Guglielmin emerge con chiarezza un aspetto: il loro non è un progetto costruito attorno alla ricerca della novità, ma alla ricerca del significato. Da una parte gli storti, simbolo di una memoria collettiva che attraversa generazioni. Dall’altra un laboratorio creativo che utilizza il gelato per raccontare il territorio contemporaneo. In mezzo, una visione capace di tenere insieme cultura gastronomica, artigianalità e innovazione. In un settore che spesso rincorre la sorpresa immediata, Panna e Storti sceglie una strada più complessa e più duratura: trasformare il gelato in un racconto. Un racconto fatto di persone, paesaggi, tradizioni e ingredienti che continuano a evolversi senza perdere il legame con il luogo da cui provengono. E forse è proprio questa la loro intuizione più interessante: dimostrare che un gelato può essere molto più di un gelato.
Panna & Storti – Il gelato di un tempo
Via Roma 8, 36060 Romano d’Ezzelino (VI)
0424 285881
Tipologia: Gelateria artigianale
Fondazione: 2022
Titolari: Luca e Carlo Guglielmin
Specialità: Gelati stagionali, gelato gastronomico, storti con panna, gusti legati al territorio tra Monte Grappa, Asiago e Valsugana.
Da provare: Asparago Bianco di Bassano DOP con malva, camomilla e vaniglia; Blue Stilton con pere candite e uva spina fermentata; Pop Corn da mais Marano e latte di malga; gli storici storti con panna preparati secondo tradizione.
Una gelateria che unisce memoria popolare e ricerca contemporanea, trasformando il gelato in uno strumento di racconto del territorio.
Dai un'occhiata anche a:
- Don Peppinu, il gelato siciliano, come una volta
- Tuccillo Cioccolateria a Grottaminarda: l’evoluzione contemporanea tra memoria familiare e avanguardia
- Merisù a Trastevere: il tiramisù preparato al momento che diventa show
- Il tempo dell’Epifania e i suoi dolci: la lettura di Fabrizio Galla
- Giargeri pasticceria a Piano Tavola. La pasta di mandorla come gesto culturale che resiste al tempo
- A Linguaglossa Barone Pasticcieri: paste di nocciole e biscotti antenati dei Plasmon
- La colazione “JOY” di SpazioLab: il buongiorno firmato Antonio e Giorgia Silvestri
- Pasticceria Poggiana: memoria artigiana e visione contemporanea nel cuore di Vicenza