Al de Bonart Naples la mostra ICHNOS – La ricerca dell’armonia incontra i vini di Diesel Farm. Un dialogo tra fotografia analogica, moda, botanica, statuaria antica e cultura del vino che racconta il percorso di due uomini partiti dall’estetica per arrivare alla sostanza.

di Tonia Credendino
Arte e vino hanno molto più in comune di quanto siamo abituati a pensare. Entrambi nascono da una materia viva, entrambi richiedono tempo, attenzione e interpretazione. In un’epoca che consuma immagini e contenuti alla velocità di uno schermo che scorre, una fotografia e un calice di vino conservano ancora la capacità di fermare lo sguardo, rallentare il ritmo e chiedere presenza.
È da questa riflessione che prende forma il vernissage ospitato negli spazi di Deschevaliers al de Bonart Naples, dove la mostra ICHNOS – La ricerca dell’armonia di Pierpaolo De Bona, realizzata in collaborazione con Finarte, ha incontrato i vini di Diesel Farm, la tenuta vitivinicola fondata da Renzo Rosso. L’esposizione sarà visitabile presso Deschevaliers fino al 21 settembre 2026, trasformando gli ambienti del ristorante in un percorso dedicato alla fotografia analogica, alla memoria e alla ricerca estetica contemporanea.
A prima vista fotografia e vino sembrano appartenere a universi lontani. Eppure, osservando più attentamente, emerge una sorprendente affinità. Non soltanto perché entrambe sono forme espressive capaci di raccontare un’identità, ma perché i protagonisti di questa storia hanno compiuto un percorso simile. Pierpaolo De Bona arriva dal mondo dell’immagine, del design e della ricerca estetica; Renzo Rosso ha costruito uno dei marchi che più hanno influenzato il linguaggio della moda contemporanea. Entrambi hanno lavorato per anni sulla forma, sulla capacità di trasformare un oggetto in un simbolo riconoscibile. Entrambi, a un certo punto, hanno scelto di approfondire la sostanza.
La fotografia di De Bona e i vini di Diesel Farm sembrano nascere proprio da questa evoluzione. Da una parte la pellicola, la stampa, la luce e il mistero del bianco e nero; dall’altra la terra, il vigneto, il tempo dell’attesa e la trasformazione dell’uva in vino. In entrambi i casi la materia smette di essere semplice strumento e diventa linguaggio. Non è un caso che la mostra porti il nome di ICHNOS, parola greca che significa impronta, traccia, segno lasciato dal passaggio dell’uomo e del tempo. Perché, in fondo, sia l’arte che il vino condividono la stessa aspirazione: lasciare qualcosa che resti nella memoria molto più a lungo dell’istante in cui viene vissuto.
Nato a Belluno, Pierpaolo De Bona ha costruito nel tempo una ricerca artistica riconoscibile e profondamente personale, sviluppata attraverso la fotografia analogica in bianco e nero. Le sue opere, realizzate con stampe alla gelatina ai sali d’argento su supporti preparati artigianalmente, restituiscono alla fotografia una fisicità che il digitale tende spesso a dissolvere. La fotografia torna a essere oggetto, superficie e presenza, recuperando quella dimensione materica che oggi siamo sempre meno abituati a percepire. Ogni immagine nasce da un processo lento e meditato, nel quale la tecnica non è mai fine a sé stessa ma diventa strumento per indagare la memoria, la trasformazione e il rapporto tra uomo e tempo.
La mostra ICHNOS – La ricerca dell’armonia si sviluppa attorno a tre universi che, a prima vista, potrebbero apparire distanti: moda, botanica e statuaria antica. In realtà rappresentano tre diverse manifestazioni della stessa ricerca. Nei tessuti che avvolgono i corpi, nelle forme vegetali che accompagnano le composizioni e nei richiami alla classicità scolpita nel marmo, De Bona osserva la capacità della materia di attraversare il tempo senza perdere la propria identità.
Le figure femminili ritratte nelle sue fotografie sembrano emergere da una dimensione sospesa. Il bianco e nero elimina ogni distrazione cromatica e costringe l’occhio a soffermarsi sulle superfici, sulle pieghe dei tessuti e sulla luce che accarezza i volti. I corpi si fanno fluidi, quasi liquidi, in costante trasformazione. Non raccontano una persona specifica, ma uno stato dell’essere. Non rappresentano un volto, ma un’emozione.
Accanto alla figura umana compare spesso il mondo vegetale. Foglie, rami, semi e forme botaniche diventano segni grafici che dialogano con la luce e con il tempo. Come accade in natura, tutto è trasformazione, ciclo e movimento. La stessa sensazione emerge osservando i richiami alla statuaria antica, dove il marmo non rappresenta soltanto la memoria del passato, ma la capacità della bellezza di attraversare i secoli.
Osservando queste opere viene spontaneo pensare alla moda. Non alla moda intesa come tendenza, ma come linguaggio culturale. Del resto, anche Renzo Rosso ha costruito la propria storia partendo da lì. Figlio di agricoltori veneti, ha trasformato Diesel in uno dei marchi più influenti della scena internazionale, rivoluzionando il modo di comunicare il denim e rendendolo un simbolo generazionale. Dietro quel successo, tuttavia, è sempre rimasto vivo il legame con la terra.
Negli anni Novanta acquista oltre cento ettari sulle colline di Marostica con l’obiettivo di preservarne il paesaggio e sottrarli alla cementificazione. Nasce così Diesel Farm, un progetto agricolo che rappresenta molto più di una semplice attività vitivinicola. È un ritorno alle origini, una scelta identitaria, la dimostrazione che anche chi ha conquistato il mondo della moda può sentire il bisogno di tornare alla sostanza.
Se il denim raccontava uno stile di vita, il vino racconta un territorio. Se la moda costruiva un immaginario, la vigna costruisce una memoria. La stessa attenzione al dettaglio che aveva caratterizzato il percorso imprenditoriale di Rosso viene trasferita nel vigneto, non come esercizio estetico ma come ricerca di autenticità.
Durante il vernissage, ad accompagnare il percorso espositivo è stato il RRosé, ottenuto da Pinot Nero, Merlot e Cabernet Sauvignon. Tre vitigni internazionali che convivono in equilibrio all’interno dello stesso vino, proprio come moda, botanica e statuaria convivono nelle opere di De Bona. Anche qui il tema è l’armonia. Non l’uniformità, ma la capacità di mettere in relazione elementi differenti senza cancellarne l’identità.
La ricerca dell’armonia evocata da ICHNOS non coincide infatti con la perfezione. Nasce dall’incontro tra differenze. Nelle fotografie convivono la leggerezza del tessuto e la solidità della pietra, la fragilità del mondo vegetale e la permanenza della statuaria antica. Nel calice convivono tre vitigni diversi che trovano una sintesi comune. In entrambi i casi l’armonia non è uniformità, ma dialogo.
Il dialogo tra le opere di Pierpaolo De Bona e i vini di Diesel Farm è stato accolto negli spazi di Deschevaliers, all’interno del de Bonart Naples, grazie alla collaborazione con Finarte, realtà che continua a creare occasioni d’incontro tra arte contemporanea, cultura e ospitalità. Le opere accompagnavano il percorso degli ospiti tra un calice e una conversazione, mentre il vino diventava parte di un’esperienza più ampia, capace di coinvolgere lo sguardo prima ancora del palato. Nessuna sovrapposizione, nessuna ricerca di protagonismo, soltanto un dialogo naturale tra linguaggi differenti, ciascuno capace di mantenere la propria identità.
Resta la sensazione di trovarsi davanti a due percorsi diversi che finiscono per incontrarsi nello stesso punto. Le fotografie di Pierpaolo De Bona e i vini di Diesel Farm raccontano, ciascuno con il proprio linguaggio, la stessa ricerca di autenticità. Una ricerca che passa attraverso la materia, attraversa il tempo e arriva fino alla memoria. È lì che continuano a incontrarsi, ben oltre il tempo di una visita, di una mostra o di un calice condiviso.
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