
A volte ti capita di vedere quello che hai sempre guardato. In questi ultimi due anni si è diffuso il termine pizza gourmet con diversi tipi di definizione, il più convincente dei quali era quello secondo il quale anche una margherta può essere definits tale a patto che abbia ingredienti di qualità.
Altre definizioni ci hanno portato ai confini del “famolo strano”, oppure all’incontro con uno chef, oppure ancora alla capacità di abbinare i diversi prodotti alla cottura della pizza.
Oggi però abbiamo finalmente la soluzione all’enigma, ce l’ha data proprio il bravissimo Salvatore Salvo. Abbiamo provato infatti la sua pizza ai sei pomodori, davvero molto buona, pensata con Salvatore Bianco del Comandante dell’Hotel Romeo e abbiamo notato che man mano che si raffredava perdeva di efficacia al palato.
Quando glielo abbiamo fatto notare, magari consigliando di servirla più piccola e non a ruota di carro, la sua risposta è stata è la classica pizza da menu degustazione, ossia mangiata a spicchio.
Bene, ecco dunque la definizione scientifica per la Treccani (a cui conviene cambiare la voce pizza perché sembra che sia nata in Veneto per come è stata scritta)
“Dicesi pizza quando si finisce con gusto fino all’ultimo boccone cornicione compreso
Dicesi pizza gourmet quando dopo il primo spicchio non riesci ad andare più avanti con il secondo”.
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