
di Enrico Malgi
Qualche tempo fa l’amico Francesco Mondelli mi fece dono di una bottiglia di Gruner Veltliner S.Dona Atzberg Grand Select 2008 dell’azienda di Sighardt Donabaum prodotta nella vocata regione del Wachau in Austria. L’avevo quasi dimenticata in cantina, ma poi per fortuna sono riuscito a scovarla per poterla assaggiare in questi giorni di caldo afoso.
Innanzi tutto corre l’obbligo di accennare qualcosa su questo vitigno e vino austriaco, che nel nome però fa esplicito riferimento alla Valtellina (Valtellinese Verde questo è la dicitura del vitigno tradotta in italiano). Si tratta di un vino bianco che pare derivi da un incrocio tra l’italiano Traminer (e qui c’entra anche l’Alto Adige in cui lo stesso Veltliner viene coltivato) e il St. Georgen. Il Gruner Veltliner è la specie varietale a bacca bianca di gran lunga più allevata in Austria, tanto da occupare circa 50.000 ettari vitati con un percentuale totale di oltre il 30% di tutto il territorio vitivinicolo d’Oltralpe.
Questo vino mi fa venire in mente una mia precedente visita in Austria e precisamente a Grinzing, il famoso sobborgo di Vienna circondato da giardini e vigneti in cui nelle numerose taverne (chiamate “Heurigen”) si serve un vino giovane accompagnato da piatti di formaggi e salumi, mentre in sottofondo si ascolta la musica di valzer popolari.
Ritornando alla bottiglia di Veltliner in questione con tappo a vite e dotata di un’alcolicità di tredici e mezzo, queste sono state le mie impressioni.
Colore giallo dorato nel bicchiere. Credenziali aromatiche di ottima sostanza, in cui nel crogiolo confluiscono spiccati e gradevoli profumi fruttati di pera, pesca, ananas, agrumi (in modo particolare di pompelmo e di lime), nocciola, mandorla e melagrana. Tocchi odorosi di acacia, di spezie, balsamo e resina. Sapidità e mineralità in abbondanza. In bocca entra un sorso esplosivo che mi affascina letteralmente, aromatico come un Riesling o un Gewurztraminer e poi è anche pepato, affilato, roccioso, cristallino, leggiadro, fine, polposo ed elegante, per un gusto intrigante, pervasivo e leggermente affumicato. Palato preciso e rigorosamente in perfetto equilibrio, evoluto, grasso, scattante, corposo, austero ed armonico. Grande davvero la chiusura di un vino che conoscevo poco e che mi ha davvero conquistato. Da non sottovalutare che dopo undici anni dalla vendemmia si mantiene ancora fresco e giovane e, quindi, secondo me può durare ancora alcuni anni.
Da preferire su variegati piatti, anche di carne perché no, in quanto il vino conserva un’ottima struttura e buona acidità. Io l’ho degustato su una bella e grassa mozzarella di bufala ed il vino ha retto benissimo, spazzolando e sgrassando la bocca. Grazie Francesco che mi hai fatto scoprire un vino ineguagliabile.
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