Usare Facebook e Twitter per scegliere il proprio ristorante è il consiglio che mi sento di dare in vista del week end.
Ma, qualcuno poco accorto può chiedere, non c’è già Tripadvisor? No, quello ha la stessa efficacia dei programmi elettorali dei politici e persino i ristoratori si divertono a perforarlo con false recensioni.
Invece, spizzicando qua e la, si capisce che chi sta sui social network, Facebook e Twitter anzitutto, è in primo luogo uno che si aggiorna e segue quello che succede attorno a lui. In Italia e nel mondo. E poi voi potete vedere cosa fa, quali piatti posta, come commenta, cosa preferisce. Insomma, lo potete scannerizzare ben bene e farvi una idea abbastanza precisa prima di alzare il telefono e prenotare.
Già sento i rumors in fondo alla sala: l’importante è che sappia cucinare, ma se sta sempre su Facebook quando trova il tempo per i fornelli, conosco cuochi che non parlano ma che sono bravissimi.
Tutto vero, verissimo. In quanto eccezione.
Nella società liquida la verità è data dalla media ponderata, altrimenti non saremmo stati 20 anni sotto il fascismo, 40 sotto la dc e altri 20 con Berlusconi, ed è innegabile che chi naviga nei social è comunque uno capace di mettersi in discussione. Per questo è difficile rimanere delusi.
Vale per i cuochi, e forse anche per tutti i mestieri. Giornalisti compresi.
Quando mi si è accesa in testa questa illuminante banalità?
Vedendo che a Paestum ha aperto il proprio locale anche nei giorni di chiusura solo chi è stato sui social perché ha compreso cosa stava succedendo con le Strade della Mozzarella, cioé il più importante evento gastronomico del momento, proprio perché è una manifestazione che da internet è rimbalzata sui media e non vivecersa.
Gli altri, aspettando l’articolo di giornale, sono rimasti chiusi.
L’anno prossimo faccio una società con Mauro Uliassi e apro un ristorante caravan di fronte al Savoy per due giorni, la lista della vini me la fornirà Daniele Cernilli e per i soldi che guadagnerò mi rivolgerò a Farinetti per investirli bene:-)
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