
di Luca Matarazzo
Nel viaggio ideale di Sicilia Doc Experience, tra armonie e contrasti alla scoperta delle nicchie nascoste isolane, la prima tappa riguarda proprio le statistiche, cornice indispensabile ad un quadro più generale. Ben 96.903 ettari vitati che pongono la regione al secondo posto in Italia – dopo il Veneto – con un’estensione complessiva pari a quella del Sud Africa. Un terzo dei vigneti sono registrati in conduzione biologica, con oltre 70 varietà autoctone a rappresentare un patrimonio ampelografico di grande valore.
Della Sicilia si è sempre parlato per alcune denominazioni assurte agli onori della cronaca quali Marsala, Etna, e Vittoria, ma l’estensione e la diversificazione dei territori richiedeva uno sforzo ulteriore lungo la piramide di filiera, per valorizzare produzioni poco comunicate, a forte vocazione storica, che meritavano attenzione. L’Indicazione Geografica Tipica è apparsa presto una formula non adeguata, su richiesta stessa degli attori in gioco. Ecco la nascita, quindi, della Doc Sicilia nel 2011 e, l’anno successivo, del relativo Consorzio di Tutela Vini che raccoglie al suo interno, come un ombrello protettivo, oltre 7200 viticoltori e 530 imbottigliatori. La salvaguardia in primis nei confronti del consumatore, disorientato nella scelta e nel racconto del territorio, che sta vivendo un momento di buona crescita qualitativa. Grillo, Catarratto, Nero d’Avola, Frappato e Perricone sono alcuni dei protagonisti su cui si punta da tempo per un preciso percorso identitario. Ben 8 espressioni differenti degustate al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo durante la serata celebrativa del 6 marzo, con la moderazione di Chiara Giovoni ed il supporto tecnico di Franco De Luca di AIS Campania. Da Contessa Entellina alla Valle del Belice la cui ferita per il terremoto è visibile grazie all’opera monumentale del Cretto di Burri, passando per Trapani, Enna e Pantelleria.
Tra i migliori campioni, interessanti le fragranze del Bianco di Ludovico 2021 di Tenute Orestiadi a Gibellina, dove l’acidità del Catarratto Bianco Lucido viene mitigata da un piccolo saldo di Chardonnay mostrando carattere mediterraneo e iodato.
O l’appetitoso e floreale Grillo in purezza di Mandrarossa, linea premium della cantina Settesoli, per concludere poi con lo straordinario lavoro di un giovane enologo, Nicolò Grippaldi, che da Firenze si trasferisce ad Enna per fare biodinamica a 650 metri d’altitudine. Il suo Nerello Mascalese “Spinasanta” 2020 dimostra che la varietà sa dare ottimi risultati anche molto lontani da A’ Muntagna etnea su suoli non vulcanici.
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