Sorbillo e la bomba della camorra, tre ipotesi in attesa di risposta e almeno una certezza di cui anche Selvaggia Lucarelli dovrebbe tenere conto

Pubblicato in: Polemiche e punti di vista

Gino Sorbillo sapeva che la bomba non era diretta a lui come si evince dalla telefonata del suo collaboratore Pasquale pubblicata su tutti i giornali napoletani domenica mattina?
Nessuno ha ormai alcun dubbio. La risposta è si. Ma non solo: avrebbe addirittura sfruttato la situazione per farsi una campagna promozionale su tutte le televisioni possibili e immaginabili.
Le cose stanno davvero così? Per rispondere tiro fuori i miei dubbi da ex cronista giudiziario.

Atteniamoci ai fatti

1-A via dei Tribunali il clan Mazzarella tiene sotto scacco gli esercizi commerciali, non dimentichiamo il caso della pizzeria Di Matteo che pure ha portato a degli arresti. Io sinceramente pensavo che ormai la camorra investisse danaro invece di fare estorsioni, ma evidentemente degli animali al primo stadio esistono ancora.

2-Sorbillo non viene toccato, ma questo non significa che non sia sotto pressione visto che in quella strada ci lavora dal 1994, quando non si poteva circolare se non a proprio rischio e pericolo, non come adesso che è piena di turisti. Quando questi animali entravano in pizzeria e rimandavano indietro le pizze per sgarro o le mangiavano senza pagare.

3-La bomba carta comunque gli danneggia la pizzeria e niente può far pensare, almeno sino alla telefonata di Pasquale in cui gli da notizia che non era diretta a lui DUE GIORNI DOPO, che il bersaglio fosse un altro.

A questo punto possiamo solo fare ipotesi.

Prima ipotesi
Ha dato peso alla cosa, ne ha riferito agli investigatori e, certamente non potendo spiattellare in pubblico una notizia del genere, ha continuato nella campagna anticamorra.

Seconda ipotesi
Non ha dato peso alla cosa perché non veniva da fonti ufficiali, bensì da un collaboratore. Una persona pubblica riceve decine di informazioni su se stesso e sugli altri al giorno e non tutto è verità da prendere come oro colato. Perciò ha continuato a credere di essere lui il bersaglio vero, anche se non sapeva il motivo preciso.

Terza ipotesi
Sapeva della cosa, ma ha sfruttato comunque la bomba a fini pubblicitari sperando che non saltasse fuori la verità.

Ognuno ha la sua opinione, ma non credo si debba aspettare molto per conoscerla: basterà leggere TUTTE LE CARTE processuali e tutte le intercettazioni per capire come si è posto Sorbillo in questa vicenda ben sapendo che lui è stato interrogato a lungo in Procura proprio per il risalto mediatico che ha avuto la cosa. Certo che non era lui il bersaglio avrebbe potuto saperlo con certezza solo da una fonte investigativa, non certo da un collaboratore della pizzeria da lui in affidamento. Ammesso che sia stato avvertito in via ufficiale di questo, ma non credo proprio, allora si che il suo comportamento postumo non sarebbe grave, ma gravissimo.
Nel frattempo, io sarei molto prudente: lo dico sia agli innocentisti che ai colpevolisti.

Ha fatto degli errori? Sicuramente ha calcato troppo la mano dicendo che la pizzeria era chiusa per la bomba mentre in realtà era per ristrutturazione.

Possiamo però dirlo con il senno di chi non è direttamente coinvolto: voi come vi comportereste dopo aver avuto uno schiaffo in faccia per strada?

In ogni caso non pensiate che un pizzaiolo, per quanto famoso, possa creare un effetto valanga: è stato il sistema mediatico, per quanto costruito attualmente non sull’appofondimento ma sul copia incolla a trasformare la palla di neve in una slavina su quotidiani, TV e trasmissioni televisive anche se qualcuno, di questo va dato atto a Selvaggia Lucarelli (di cui abbiamo solo noi abbiamo riportato l’articolo) , ha posto dei dubbi e in questo caso la reazione di Gino, sia con la pizza a sfottere con il nome e la dichiarazione che la “giornalista alimenta l’odio”, è stata sbagliata. Come  sbagliato è stato non chiederle scusa passato il momento di rabbia.

A prescindere da tutto questo, in attesa di capire se Gino Sorbillo ha fatto solo peccati veniali o un peccato mortale, una cosa è assolutamente vera sul piano storico-gastronomico: senza di lui non esisterebbe la pizza napoletana sul 2.0. Basta rileggersi le cronache di quel che è successo dal 2010, la festa di Melizzano organizzata da Maurizio Cortese che accese i fari su di lui e su Franco Pepe (Coccia era già conosciuto, ma solo nei circuiti intellettuali e di Slow Food) sino alla famosa trasmissione di Report del 2017. In questi anni Gino è stato leader indiscusso di un’arte di cui nessuno parlava, che le guide tradizionali cartacee consideravano un fenomeno etnico, la sua indubbia capacità di essere mediatico lo ha fatto sfondare più di tutti e meglio di tutti. E sulla sua scia si sono inseriti tanti, sino a diventare un modello da imitare per decine e decine di giovani pizzaioli mentre i nomi più famosi e rinomati sono rimasti quasi immobili.

Nel valutare le persone bisogna sempre distinguere tra la funzione pubblica e sociale che finiscono per ricoprire dai difetti e i limiti umani. Il fatto che Berlusconi abbia fatto le serate con le olgettine nulla toglie alla sua capacità incredibile di venditore e anche di politico e una persona intelligente deve saperlo.

L’augurio che io mi faccio? Che questa vicenda alla fine non faccia ribaltare il giudizio storico su quello che ha fatto e sulla pizza. I suoi detrattori ne godrebbero e già stanno godendo, ma non hanno nulla da perdere, a differenza di tanti ragazzi che adesso grazie a lui fanno con orgoglio questo mestiere.
Sino a prova contraria, non è Gino che ha inventato la camorra, non è lui ad aver creato una cattiva reputazione a Napoli, ma chi ha messo le bombe e fatto le estorsioni. E se tutti, come qualcuno ha scritto, sapevano, perché nessuno ha parlato? Non su Facebook, ma in Procura o in una stazione di polizia intendo.

 


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