Tresinus, il Fiano del Cilento di Mario Corrado

Pubblicato in: Cantine e Produttori di Vino

Volete sapere dove trovare lo specchio di Alice che vi fa abbandonare il “mondo del no” (ossia no alcol, carb, latte, glutine, zucchero, farina bianca, etc etc) e tutte le fregnacce inventate dagli uffici marketing delle multinazionali  del cibo? Magari sottoscritte da guru-nutrizionisti chetogenici in cerca di like e di lauti assegni in criptovalute? Beh, sta in Cilento, nel comune di Castellabate, sissignore, quello di Benvenuti al Sud.
Lo Specchio di Alice è lì, esattamente dove finisce l’asfalto e ritorna la terra, la lussureggiante macchia mediterranea dominata da mirto, ginestre, origano, che si affaccia a Punta Tresino, uno dei luoghi più incontaminati della Campania.
Qui ci sono le viti di fiano, piedirosso e aglianico che ballano sul ciglio della collina con vista sull’infinito, il mare di Ulisse, quello vero fuori dagli studios. Siamo a San Giovanni in una delle cantine più belle del mondo, dove nulla è costruito per essere comunicato, ma semplicemente perché è così. E’ sempre stato così. Famosa la visita di Carlo Petrini il 23 luglio del 2011 quando questa scelta di vita era anche chiocciola della guida Slow Wine. Il fondatore del movimento accompagnato dal fiduciario del Cilento Giancarlo Capacchione insieme a Silvio Barbero e Rita Abbagnale, passò di qui dopo aver ricordato Angelo Vasallo nella vicina Acciaroli. Si bevvero il Fiano Paestum igt, il Fiano Tresinus e il Marroccia accompagnandoli ad una soppressata di Gioi e ai formaggi di capra del Cilento. Da allora sono cambiate molte cose, comprese le scelte di quella guida, ma qui è rimasto tutto uguale, autentico.

La proprietà di circa 20 ettari, quattro di vigneto, fu acquistata dall’avvocato salernitano Marino Corrado. Uno dei suoi tre figli, Mario, classe 1965, dopo aver studiato Architettura a Torino, decise nel 1999 di lasciare la professione, cambiare radicalmente vita, e di trasferirsi con la moglie Ida Budetta in questo posto creando la cantina.  Una scelta radicale, in un luogo dove non arrivava la luce elettrica e senza linea telefonica, con un pastore che si credeva padrone della collina e li disturbava al punto di danneggiare il primo impianto fotovoltaico. Dove la sera bisognava fare la guardia ai vigneti insidiati da volpi e cinghiali. Insomma, una storia vera, non creata a tavolino dall’ufficio marketing di turno.
Dunque non può esserci nulla di meglio che un vino prodotto qui, con il supporto enologico di Michele D’Argenio, da proporre in questa serie estiva. Scegliamo il Tresinus. Perché? Lo spiegò lo stesso Mario in una intervista al sito di Wine&TheCity nel gennaio 2022, la pandemia era appena alle spalle: “Il mio vino del cuore è il Tresinus, un Fiano in purezza, biologico, in cui si sente il mare. Noi produciamo solo vini cru e il Tresinus viene dal primo vigneto impiantato da mio padre, quando io avevo 14 anni e lo accompagniamo sempre per seguire le operazioni di impianto. È stato così che ho iniziato ad appassionarmi alla viticoltura ed innamorarmi del luogo magico che è Punta Tresino”.

Sì, Benvenuti al Sud è un bel film, ora sta per uscire il remake, ma la realtà è lotta e sacrificio. La realtà è fare i conti con la irrealtà, quella di politicanti che si opposero nel 2015 ai dissuasori per auto all’ingresso di un parco marino protetto, dentro una proprietà privata, spendendo i soldi dei cittadini in una causa che li vide soccombenti in ogni grado di giudizio pur di fare demagogia. E al tempo stesso incapaci di impedire la discarca abusiva. Difficile da spiegare cose del genere a chi viene da fuori: la difesa del Paradiso si fa contro Diavoli privi di una visione lunga, egoisti, pronti a firmare una licenza edilizia come a trovare cavilli per allungare i tempi che servono per piantare una vigna.

Difficile da spiegare queste cose anche ai gastrochiachielli che hanno il naso solo nel bicchiere e gli occhi perennemente sotto un tavolo, indifferenti al ruolo sociale della viticoltura. Ecco perché questo non è solo un luogo bello, è un luogo simbolico dello scontro eterno tra Ulisse e Polifemo, per tornare all’Odissea, tra gli elfi e gli orchi, tra il consumo e la produzione, il futuro negato e il futuro possibile.
Il Fiano è longevo, si sa. E in più di una occasione abbiamo stappato godendo vecchie bottiglie di questo vino lavorato solo in acciaio con grande godimento. Provammo dieci anni fa il Tresinus 2014 e riporto queste note del tempo: “l’annata è stata difficile, lo sappiamo. Il corredo aromatico rivela un naso leggermente più carico di agrume e una acidità ancora completamente scissa dal corpo del vino. Bisogna attendere ancora un po’ di bottiglia”.
Che dirvi, un paio di settimane fa ho riportato una bottiglia  Tresinus 2014 da casa mia al luogo dove era stato prodotto per provarlo in una serata fra amici: ne abbiamo lascivi goduto l’integrità, la forza ancora giovane, la complessità aromatica che ci portata dai cedro candito agli idrocarburi. Tutto ci stava bene vicino, dalla mortedda ai primi fichi bianchi della stagione.
Perché si, a ben pensarci il Tresinus non è solo il vino di una estate, è il vino di una vita, di scelte di vita. O di qua o di là dello Specchio di Alice. A voi la scelta, io ho già fatto la mia da tempo.


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