Accademia 39 a Sorrento:
 la casa dei viaggi e delle storie di Alessandra Lucherini

Pubblicato in: Curiosità

Nel cuore del centro storico, ventiquattro ore in una dimora settecentesca che ha scelto l’identità al posto degli stereotipi.

di Ornella Buzzone

Per capire Accademia 39 non basta dire che si trova nel pieno centro di Sorrento. Bisogna entrare, guardarsi intorno con calma e ascoltare Alessandra Lucherini mentre racconta la storia di ogni oggetto. Solo allora ci si accorge che questa non è una semplice struttura ricettiva: è una casa costruita con i ricordi, i viaggi e l’istinto di una donna che l’ospitalità l’ha conosciuta molto prima di trasformarla nel proprio progetto.
Ho trascorso qui ventiquattro ore, in Via dell’Accademia 39, a pochi passi da Piazza Tasso, dal Chiostro di San Francesco, dalla Villa Comunale e dalle strade che conducono verso Marina Grande. Una posizione comodissima, nel cuore pedonale della città, eppure capace di restituire una Sorrento più intima: quella dei vicoli, dei balconcini, degli agrumeti nascosti dietro i palazzi e delle mattine che cominciano senza fretta.

Accademia 39 occupa il secondo piano di un palazzo del 1756 che un tempo faceva parte della proprietà del tenore Enrico Caruso. Oggi ospita sei camere, tutte diverse, un grande living e una terrazza che diventa il centro naturale della casa. Alcuni affacci guardano il centro storico, altri un agrumeto; da una delle camere si apre anche una vista bellissima sulla cupola maiolicata dell’antica Chiesa di San Paolo, un dettaglio di colore che emerge tra i tetti e rende il risveglio ancora più suggestivo. Da altre camere lo sguardo riesce ad allungarsi fino al Golfo di Napoli. Ma la vera bellezza non è soltanto nella vista. È nel modo in cui il passato è stato conservato, senza trasformarlo in una scenografia.

La storia di Alessandra nasce nel turismo. Viene da una famiglia di imprenditori del settore e racconta di essere cresciuta, quasi letteralmente, a bordo dei pullman Gran Turismo in viaggio per l’Europa. A ventidue anni era già direttore tecnico di agenzia di viaggi; poi sono arrivati la sua agenzia, i viaggi premio, gli educational e gli inviti che la portavano da una parte all’altra del mondo. Erano gli anni in cui gli agenti non si limitavano a vedere la hall di un albergo: ne conoscevano le suite e le camere più semplici, le cucine, le sale congressi, gli spazi del personale e tutto ciò che permette all’ospitalità di funzionare davvero. Quell’esperienza le ha lasciato uno sguardo preciso. Alessandra sa che accogliere non significa soltanto offrire una bella stanza. Significa anticipare un bisogno, ricordare una preferenza, mettere a proprio agio le persone e creare relazioni che continuano anche dopo la partenza. Accademia 39 nasce dieci anni fa da questo desiderio: avere finalmente una struttura sua, nella quale tradurre tutto ciò che aveva imparato viaggiando.

Quando lei e suo marito entrarono per la prima volta nella casa, si innamorarono immediatamente. L’edificio, però, era in condizioni difficilissime: due abitazioni da ricomporre, ambienti capovolti rispetto a oggi, pareti da consolidare e interventi strutturali complessi. La ristrutturazione durò circa un anno e mezzo. Dopo essersi confrontata con cinque architetti senza ritrovarsi nelle loro proposte, Alessandra prese una decisione tanto istintiva quanto definitiva: questa casa l’avrebbe disegnata lei.
«Gli errori, a quel punto, preferivo farli da sola», mi dice sorridendo. Era soprattutto un modo per difendere ciò che aveva visto fin dal primo giorno: i soffitti altissimi, le travi di castagno, il tufo, le proporzioni antiche e tutte quelle imperfezioni che raccontavano l’età del palazzo. Nel progetto si è affidata anche alla sensibilità dell’artista Beppe Emblema, ma l’idea guida è sempre rimasta la sua: salvare la memoria senza rinunciare al comfort contemporaneo.
Le vecchie maioliche, per esempio, stavano per essere eliminate per lasciare posto al parquet. Alessandra le ha recuperate e oggi ricompaiono in cucina e nei rivestimenti delle docce. Nessun disegno è perfettamente uguale all’altro: sono frammenti diversi, riuniti come pagine di uno stesso racconto. Accanto a loro, il rovere a spina di pesce, gli arredi su misura e i dettagli moderni creano un equilibrio che non sembra studiato a tavolino, ma cresciuto nel tempo.
Ed è proprio il tempo la materia più importante di Accademia 39. Nel living convivono un mobile buffet con specchi degli anni Cinquanta, lampade, opere contemporanee, un San Gennaro realizzato su richiesta, un camino concettuale e una coppia di pupi siciliani degli anni Settanta.

C’è anche un’opera donata dal regista Pepsy Romanoff. Alessandra cerca nei mercatini londinesi, a Parigi, a Napoli e nei centri storici; recupera, porta a casa, sposta e ricompone. Molti pezzi arrivano dai suoi viaggi, altri da incontri fortunati. Tutti, però, hanno una storia da raccontare.
È questa stratificazione a rendere la casa diversa da molte strutture sorrentine. Alessandra non rinnega l’identità della città, ma rifiuta di ridurla a un cliché. Niente sequenze prevedibili di righe bianche e blu, limoni e giallo dominante. Accademia 39 non copia uno stile già riconoscibile e non prova a replicare altrove ciò che può essere unico soltanto nel proprio luogo. La sua Sorrento è più libera, eclettica e internazionale; conserva il tufo e le maioliche, ma li mette in dialogo con l’arte, il vintage e gli oggetti raccolti nel mondo.

Anche le sei camere seguono questa filosofia. Non sono variazioni dello stesso ambiente, ma piccoli mondi con caratteri differenti. Alcune conservano gli alti soffitti con le travi a vista; altre sorprendono per le maioliche nelle docce, per un’opera, una lampada o un dettaglio trovato chissà dove. Ciò che le unisce è la sensazione di abitare una casa vera, luminosa e vissuta, nella quale ogni scelta porta la firma di Alessandra senza mai diventare ostentazione.
La mattina, tra un caffè e il latte d’avena freddo che avevo chiesto, il racconto continua a tavola. Qui gli sprechi sono una cosa seria e si cerca di evitarli concretamente. Per questo il classico buffet infinito, carico di prodotti destinati troppo spesso a rimanere esposti e poi a essere gettati, è stato sostituito da una colazione al piatto, preparata al momento e servita direttamente a tavola.

La sera precedente ogni ospite sceglie ciò che desidera bere e mangiare, segnalando anche eventuali allergie o intolleranze. Al mattino arrivano pancakes appena preparati, pane tostato ancora caldo, croissant appena sfornati, ciambelloni appena fatti, uova cucinate in tutti i modi, frutta fresca, miele e proposte semplici e genuine. Tutto viene organizzato in base alle richieste reali, nelle quantità necessarie: una colazione ordinata, personalizzata e bella anche da vedere, che garantisce freschezza e riduce davvero gli sprechi.
Devo dire la verità: ho trovato questa formula davvero bellissima. Non si ha affatto la sensazione di ricevere meno; al contrario, ogni cosa arriva fresca, calda e pensata per chi è seduto. È un gesto che racconta perfettamente l’idea di ospitalità di Accademia 39: non l’abbondanza costruita per impressionare, ma ciò che serve davvero a far stare bene le persone. Il lusso, qui, non è la quantità: è essere ascoltati. È ricevere la colazione desiderata, trovare qualcuno pronto a dare un consiglio sulla città e sentirsi liberi di vivere il living o la terrazza come se fossero quelli di casa.
L’avventura di Accademia 39 cominciò quasi prima che Alessandra si sentisse pronta. Tra i primissimi ospiti, arrivati a Sorrento per una produzione televisiva, lei ricorda Benedetta Parodi, Ernst Knam e Damiano Carrara. Quel debutto inatteso, affrontato con un po’ di timore, si trasformò in un’esperienza divertente e nell’inizio di rapporti rimasti nel tempo. Una partenza perfettamente coerente con ciò che sarebbe diventata la struttura: un luogo nel quale gli ospiti non sono numeri di camera, ma persone con cui condividere un pezzo di vita.
Alessandra ama anche personalizzare i piccoli oggetti della casa: la borsa, l’orsetto e altri dettagli che gli ospiti possono portare con sé. Li definisce con ironia piccole cose, ma in realtà rivelano la stessa attenzione che attraversa tutto il progetto. Sono ricordi tangibili, capaci di prolungare il soggiorno oltre il momento della partenza.
Accademia 39 resta volutamente un work in progress. La base è riconoscibile, ma da un anno all’altro qualcosa cambia: entra un’opera, si sposta un mobile, arriva un oggetto da un nuovo viaggio, nasce un’altra idea. La struttura è stagionale e durante l’inverno può riaprire su richiesta, soprattutto quando viene prenotata l’intera casa per alcuni giorni. Anche questo restituisce la dimensione privata e speciale del luogo.
Le mie ventiquattro ore a Sorrento sono state superlative proprio per questo. Ho abitato il centro senza subirne il rumore, ho raggiunto tutto a piedi e, tornando in camera, ho avuto la sensazione di rientrare in una casa familiare e insieme sorprendente. L’ospitalità di Alessandra è presente, spontanea, mai impostata. Ti accompagna senza invadere e trasforma una notte in un’esperienza che si ricorda.
Accademia 39 è il risultato di una vita trascorsa a osservare alberghi, persone e modi diversi di accogliere. Ma soprattutto è una dichiarazione d’indipendenza: la prova che si può raccontare Sorrento senza ripeterne le immagini più scontate, rispettando la storia di un palazzo e lasciando spazio alla propria visione. Si arriva per la posizione perfetta; si resta conquistati dai dettagli; si riparte con la certezza di aver conosciuto non soltanto una dimora, ma la persona che l’ha immaginata.

Accademia 39
Via dell’Accademia 39, Sorrento (NA)
www.accademia39.com
Tel 0811837229
Costo medio a notte in base alla stagione varia


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