Addio a Michele Ammendola, Bologna e Napoli piangono il pizzaiolo combattente del cibo etico

Pubblicato in: Breaking News

A soli 46 anni è mancato il fondatore di Masaniello pizzeria etica e del progetto sociale Porta Pazienza. Il ricordo del sindaco Lepore, del suo predecessore Merola e quello di chi, come noi, ha condiviso con lui momenti di vero impegno sociale

di Tiziana Di Masi e Andrea Guolo

Bologna e Napoli, le sue due amate città, perdono un uomo, un professionista della ristorazione e un attivista dei diritti civili che ha lasciato il segno grazie alla sua caparbietà, alla sua determinazione, a un cuore grande così che purtroppo lo ha tradito ieri sera. Michele Ammendola è mancato dopo un malore che lo ha colpito mentre era al lavoro nella sua pizzeria etica Porta Pazienza, nel quartiere del Pilastro. Lascia la moglie Alessandra e i figli Francesco e Luca, entrambi in tenera età.

È difficile, per chiunque abbia conosciuto Michele e abbia avuto l’onore di poter condividere con lui momenti di vita, pensare che non ci sia più. Era un leone, pronto a sfidare ogni difficoltà per portare avanti imprese difficili per il solo fatto che erano imprese giuste. Nel nostro caso, l’incontro con Michele risale a più di dieci anni fa. Avevamo da poco lanciato Mafie in Pentola, il nostro spettacolo sui prodotti di Libera Terra, ed è stato naturale (forse inevitabile) incrociare le nostre strade con le sue. Fu Vincenzo Tosti, attivista impegnato per la difesa della sua gente – la gente della “Terra dei Fuochi” – a metterci in contatto. Michele era già da tempo schierato sul fronte antimafia e aveva un sogno: aprire a Bologna un locale che potesse in qualche modo replicare l’esperienza della cooperativa don Peppe Diana a Castel Volturno, facendo conoscere ai bolognesi i sapori buoni e giusti della sua terra. Detto fatto. Poco tempo dopo in via San Donato ci siamo rivisti all’inaugurazione della sua creatura, la pizzeria etica Masaniello. Un locale piccolo, da asporto, presto diventato popolare non solo tra i bolognesi che condividevano il senso della sua battaglia civile ma anche l’amore per la pizza, i fritti e le altre specialità napoletane.

Ma Michele non poteva fermarsi lì, non sarebbe stato Michele. Risale al 2017 il trasferimento in un quartiere difficile come il Pilastro, all’interno del circolo Arci La Fattoria, dove si alza l’asticella: non solo cucina buona e giusta, ma anche un progetto di sostenibilità sociale basato sull’impiego di persone svantaggiate. Nasce così Porta Pazienza, gestito dalla cooperativa sociale La Formica, con Michele anima di tutto il progetto: solidarietà, lotta alle mafie, inclusione, prodotti sani e di qualità, spazi per i bimbi, acqua gratis.

Abbiamo tanti ricordi di Michele, di situazioni che ci hanno visti insieme come l’evento Mediterranea al cinema Lumiere, tre giorni di incontri e formazione sulla dieta mediterranea patrimonio Unesco organizzati dall’allora assessore Nadia Monti e con il coinvolgimento di tanti esponenti del mondo del cibo e della cucina, tra cui Pietro Parisi. L’ultima volta che ci siamo visti, lo scorso settembre, è stata una sorpresa, l’ennesima. Eravamo a Castel Maggiore per presentare il nostro libro #IOSIAMO, dedicato alle storie dei volontari che hanno cambiato l’Italia, e Michele era lì, con il suo truck. Perché la sua nuova sfida, dopo un lockdown che aveva colpito duramente la sua attività ma non la sua determinazione, era quella di portare la pizza ovunque. Ci siamo lasciati, dopo un bel pomeriggio passato insieme a parlare di progetti, rinascita, di un’Italia finalmente diversa e più inclusiva, con la promessa che ci saremmo rivisti presto, in pizzeria. Sembra impossibile, ma ora Michele non c’è più.

Bologna è colpita, Bologna sembra non credere che uno come Michele non sia più insieme a noi. Tanti i ricordi e i messaggi di cordoglio alla famiglia, a cominciare dal sindaco Matteo Lepore che ha scritto un lungo e toccante ricordo: “Tu che hai fondato una cooperativa sociale, creato lavoro, combattuto la mafia. Tu sì ‘na cosa grande Michè! E Bologna starà accanto ad Alessandra, Francesco e Luca. È l’impegno che ci prendiamo con te” si legge nel testo del primo cittadino felsineo. Il suo predecessore, Virginio Merola, ha scritto: “Michele serviva primi, secondi e soprattutto ultimi. Era vivace, attivo e scanzonato. Lo ricordo con stima e affetto. Se vi capita, ma vi deve capitare, prenotate un tavolo alla pizzeria, ma con impazienza”. Tra i ricordi, anche quello di Sandro Ruotolo, giornalista e amico di vecchia data di Ammendola: “Napoli e Bologna perdono una delle persone più belle che abbia mai conosciuto. Michele voleva dire Napoli Club Bologna ma anche tanto altro. Era un vulcano di idee e quasi tutte le ha trasformate in fatti”. (…) Siamo tristi e con gli occhi gonfi di lacrime. Michele, che la terra ti sia lieve! Sarai sempre nei nostri cuori”.


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