Antimo Caputo: gluten free e farina d’avena, ecco le nuove frontiere

Pubblicato in: Curiosità
Antimo Caputo - CEO Mulino Caputo

Antimo Caputo - CEO Mulino Caputo

di Mariangela Barberisi

«Siamo orgogliosi di presentare anche a TuttoPizza le novità del nostro Mulino. Noi siamo tradizione, ma anche innovazione e c’è un elemento che ci rende unici: non ci fermiamo mai. Proviamo a far parte della narrazione della modernità, cercando sempre di anticipare i tempi». Non si ferma mai Antimo Caputo, ad dello storico mulino campano conosciuto e amato in tutto il mondo.

Ci racconta le novità?

«Il mondo cambia velocemente e noi abbiamo il dovere di dedicarci alla ricerca di nuovi progetti e captare le esigenze del mercato».

Qual è la new entry che vedranno gli esperti a TuttoFood?

«In primis abbiamo arricchito le nostre farine senza glutine aggiungendo, a quella Fior di riso, anche Fior di avena. E poi lanciamo le nuove confezioni da 500 grammi della linea Fioreglut per pizza e per dolci senza glutine».

Come nasce questa idea?

«Sicuramente è una soluzione ideale per evitare gli sprechi in cucina e poi si avvicina sempre di più ai consumatori che desiderano cambiare anche ogni giorno preparazioni e piatti. In questo modo diamo spazio
alla creatività».

Secondo lei sono prodotti utilizzati da tutti?

«Si. Oggi c’è un desiderio generale di scegliere un’alimentazione sana, preparare da sé i piatti per il pranzo, per la cena, per la colazione. Questa linea è dedicata non solo ai celiaci ma è pensata per tutti».

Pensa ci sia un’attenzione maggiore alla propria salute?

«Ne sono certo. Fior di Avena non è solo garanzia di qualità perché naturalmente è legata al Mulino Caputo, ma è una farina ottenuta dalla macinazione dei fiocchi di avena integrale. Contiene tante proteine ed è fonte di fibre».

E il sapore?

«Il gusto è qualcosa a cui nessuno può e deve rinunciare. La realizzazione di prodotti come questo deriva da una continua ricerca e non solo».

Cosa intende?

«Appuntamenti e fiere come TuttoPizza creano spazi di confronto utili a scoprire le novità e le nuove le esigenze di ristoratori e dei produttori finali».

Napoli è già pizza. Come nasce l’esigenza di organizzare eventi come questo?

«Gli operatori del settore possono riscoprire le eccellenze produttive, le materie prime, ma anche le attrezzature, i macchinari e naturalmente le innovazioni tecnologiche. Mettere tutti insieme professionisti del
settore, da tutta Italia, crea una rete positiva anche tra concorrenti».

Innovazione è il fil rouge della ristorazione negli ultimi anni?

«C’è voglia di studiare e crescere. Questa kermesse in particolare richiama il mondo della pizzeria, un mondo speciale che oggi ha un valore anche a livello internazionale ed è necessario che sia sempre aggiornato».

Ci sono consigli per usare al meglio queste nuove farine?

«In occasione della tre giorni proporremo un podcast coinvolgendo i grandi attori del mondo della pizza napoletana che ci spiegheranno come utilizzare i nuovi prodotti».

Saranno ricette semplici?

«E’ questo l’obiettivo: dare la possibilità a tutti di cucinare provando però nuovi ingredienti, naturalmente sani».

Secondo lei oggi la pizza è più visibilità e zero contenuti?

«Ciascuno ha un modo personale di interpretare e comunicare ciò che fa, ma con il tempo chi è capace ha sempre la possibilità di dimostrarlo».

Pensa che i pizzaioli oggi abbiamo recuperato un gap del passato rispetto agli chef?

«Il mondo dell’arte bianca è molto cambiato negli ultimi vent’anni. Oggi tutti si interessano a questo disco di pasta, i pizzaioli napoletani sono diventati punto di riferimento a livello globale. E’ una grande conquista».

E la farina Caputo fa parte di questa rivoluzione.

«Nel tempo abbiamo affinato le nostre farine, avvicinandoci alle richieste dei pizzaioli. E’ questa l’anima della nostra azienda: rispettare le proprie radici ma guardare sempre al futuro».


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