Casal Di Gioia, Amorosi. 5° Gioco del Piacere, SlowFood Valle Telesina

Pubblicato in: Eventi da raccontare

di Pasquale Carlo

La condotta Slow Food Valle Telesina ha voluto organizzare la quinta edizione de ‘Il Gioco del Piacere’ al ristorante Casal Di Gioia di Amorosi. I fratelli Giuseppe e Carmine Di Gioia hanno accolto gli ospiti in un’atmosfera simpatica e ben organizzata. A condurre la degustazione dei quattro oli extravergini, in “competizione” nei vari appuntamenti in agenda in contemporanea lungo tutta la Penisola, è stata la fiduciaria Gianna De Lucia. Senza annoiare e sempre con gioiosa attenzione Gianna ha saputo impartire le nozioni base per procedere alla valutazione ed alla compilazione della relativa scheda. Dopo le operazioni si è entrati nel vivo del piacere.

Il gioco culinario di Giuseppe è stato introdotto dal brindisi con Falanghina Spumante Sannio Doc della Vinicola del Titerno dei fratelli Talio ed Alfredo Di Leone. A parlare del vino è stato Alfredo: un flute da uve falanghina di vigneti in territorio di Castelvenere e Guardia Sanframondi allevati in particolar modo a guyot con una resa di circa ottanta quintali per ettaro. La cosa più importante è che si tratta di una spumantizzazione con metodo Martinotti avvenuta in terra sannita (ancora pochissimi i casi). Questo spumante è servito ad accompagnare le prime due portate.

Gusto delicato per il cornetto di ricotta montata ulteriormente insaporito dalla passatina di fave su cui era adagiato, seguito dalla spinta acida di un divertente pomodorino in tempura fino all’abile creazione della terrina di ceci e spinaci. Il vino è seguito perfetto, dovendo lavorare maggiormente sul successivo trio formato dal savarin di zucchine con caviale di pomodoro (la preparazione che più ci ha entusiasmato per la sua straordinaria semplicità di sapori), da una spuma di mozzarella (con l’unico neo di un veloce adagiarsi nel piatto) e da un invitante calzoncino fritto riposante su una bel calibrata passata di bieta rossa. Ad incrementare i sapori dei piatti l’extravergine dell’azienda castelvenerese guidata da Alexia Capolino-Perlingieri.

A questo punto i calici in tavola sono raddoppiati, visto che il gioco ha proposto il doppio abbinamento sul primo servito dallo chef sannita. Ad accompagnare il raviolo di cannellini e pesto di basilico all’ortice di Capolino-Perlingieri (Tre Olive 2010) il Roero Arneis Docg di Enrico Serafino e la Falanghina Guardia Sanframondi 2009 di Aia dei Colombi (Guardia Sanframondi). Lontano dal piatto ha molto convinto il bianco piemontese, piacevole, fresco e di buona struttura. Sul raviolo non è dispiaciuta invece la falanghina che grazie ad un apporto maggiore di acidità è riuscita egregiamente a pulire il palato unto del generoso olio extravergine di oliva.

Ancora più interessante il gioco successivo, con Giuseppe che ha scelto il baccalà e l’abbinamento in rosso con la proposta di una barbera piemontese e di una sannita. Un discorso fatto più volte, ma quasi mai passato dalle parole ai calici. Azzeccato il piatto anche per quel che concerne l’olio, con la mono-cultivar Ortice della cooperativa Olivicola del Titerno di San Lorenzello e Cerreto Sannita (anche in questo caso un olio Tre Olive nella guida Slow Food) impiegata per la cottura a bassa temperatura del baccalà (che nella stessa ha perso circa il trenta per cento del peso) che è stato poi supportato dalla galletta di patate e scarola con coulis di olive nere. Il boccone omogeneo ha donato grandi soddisfazioni al palato. Per quanto concerne i vini in abbinamento Rosso fuoco Barbera d’Asti 2008 di Terradavino e la Barbetta-Barbera Sannio Doc 2008 dell’Antica Masseria Venditti di Castelvenere. Entrambi i calici si sono mostrati azzeccati. L’impatto olfattivo è stato particolarmente avvolgente per la barbera astigiana con un legno di sapiente utilizzo, piacevolissimo per il calice di Venditti capace di sprigionare tanta frutta rossa. Le discordanze tra piatto e calici sono emerse soprattutto nel finale, dove la polpa ed il frutto morbido della Barbetta di Nicola non si sono mai allontanate dal lungo e persistente sapore del baccalà.

Il finale dolce è stato affidato al gelato alla Racioppella dell’Olivicola del Titerno, alla cheesecake e ad un calzoncino alla Strega rivestito da cioccolato extra-fondente (89%) sempre “condito” con olio extravergine di Racioppella della cooperativa titernina. A scegliere tra il trio optiamo per la deliziosissima tortina al formaggio, anche se poco indicata per il brindisi finale con il Brut delle Cantine Contratto.

Considerazioni finali: la serata è stata veramente piacevole. Le proposte di Giuseppe hanno convinto in modo impeccabile, con la bella considerazione che lo chef ha condotto per mano gli ospiti in un lungo percorso del sapore restando sempre… sul posto. Dall’inizio alla fine, tutte le materie prime utilizzate sono state reperite in loco. Prodotti dell’orto in primo piano e convinta decisione di puntare per il piatto forte sul baccalà, unico pesce impiegato da sempre nella cucina dell’entroterra sannita. I vini in abbinamento hanno contribuito non poco ed una allegra compagnia ha fatto il resto. La speranza è che non bisognerà attendere un anno per un nuovo gioco del piacere.


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