
Regola numero uno, non mi stanco mai di ripeterlo, quando si viaggia: bere sempre vini del territorio perchè è il modo migliore per conoscerlo. Al ristorante Acqua di Vieste ci propongono, il caldo incalzava qualche giorno fa come adesso, un rosato da uve Nero di Troia. Entriamo così nel progetto di Cinzia Quitadamo e di Luigi Armiento: rilanciare la viticultura dello sperone d’Italia, scalzata dagli olivi. Lei, enologa, ha le idee molto chiare e moderne: il rosato è minerale, austero, non è una solita papocchia fruttata ma gode della sensazione di salato al palato che lo rende dissetante e abbinabile. Appena tremila bottiglie di rosato da viticoltura senza chimica alle falde della Foresta Umbra del Gargano da una azienda impegnata sui vitigni autoctoni locali. Beviamo e dunque scriviamo di una chicca, ma se potete, cercatela e se andate in vacanza qui non perdetela. Vi soddisferà
Località Pasquarella All’interno di Tenuta Padre Pio
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