
di Luca Matarazzo
Incontrare Mario Notaroberto dell’azienda Albamarina significa ritrovare quel piacere antico della vita lenta fatta di parole e gesti semplici, immersi nella natura delle colline di Centola, tra l’azzurro del mare e il verde delle valli boschive cilentane. A volte, però, gli incontri vengono rivissuti anche attraverso un calice o nella bottiglia rara, custodita gelosamente in attesa di essere stappata al momento giusto.
Proprio di tali istanti magici è fatto il mondo del vino, in particolare quando si tratta dei bianchi della Campania. Tra “il troppo presto o il troppo tardi” esistono numerose tappe nell’intervallo della longevità, che consentono la massima espressione di quanto aveva in mente il vigneron prima di vendemmiare.
Il Fiano del Cilento Dop Valmezzana 2014 è l’eccezione che conferma la regola, da un’annata considerata ostica dai più, ma che a distanza di anni riserva sorprese illuminanti. «In realtà per me fu una vintage irripetibile – afferma Notaroberto – sia per qualità che quantità. Da allora le vigne hanno prodotto sempre di meno, complici gli effetti del cambiamento climatico».
La storia di Mario è come un romanzo russo di fine ‘800, ricca di interpreti, viaggi, speranze e disillusioni. Dal tempo in cui seguiva gli affari di alcune importanti aziende edili napoletane, allo spostamento in Lussemburgo per amore del sacro nettare d’uva e del commercio d’importazione di etichette celebri. Infine la ristorazione e il progetto imprenditoriale di dar luce dal nulla alla Fattoria Albamarina, per divenire presto uno degli attori principali del territorio.
I primi impianti datati 2009 in località Mezzana, di quasi 2 ettari e poi la consulenza del “mago” dei bianchi Carmine Valentino, hanno compiuto il miracolo. «Sono uno sperimentatore sia in vigna che in cantina e questo comporta, a volte, qualche piccolo screzio con Carmine per trovare la giusta quadra. Entrambi siamo però uniti nel valorizzare sia il Fiano che l’Aglianico e i risultati di critica e pubblico ci hanno dato ragione. Tanti i sacrifici, a cominciare dalla burocrazia e dalla logistica, complicata da una viabilità precaria, ma devo ammettere che ne valeva la pena». Senza cure maniacali non si potrebbe degustare un campione ancora perfettamente integro, dopo 12 anni, dotato di quell’acidità candita di cedro e bergamotto e del tocco mediterraneo infinito che guarda dritto alle onde salate del mare.
Dai un'occhiata anche a:
- Il Rivolo a Bagnoli Irpino: una finestra sull’Irpinia
- Cantina Ascierto a Sant’Agata dei Goti
- Memorie Mediterranee: il Salice Salentino tra tradizione e visione contemporanea Sabato 31 gennaio 2026 · ore 14:00
- Cantina Anna Bosco a Castelvenere, l’anima della Camaiola
- Roberto Abbate – Vini dell’Etna. “Il miglior abbinamento è la persona con cui lo condividi”
- Cantina Moser, i suoi Trento Doc scorrono più veloci del vento
- Mazzone Azienda Agricola. Viticoltori in terra di Puglia, nel cuore della Murgia
- Cantina Aia dei Colombi a Guardia Sanframondi