Enoteca Capobianco, la sfida: 4 supercampani e un supertuscan

Pubblicato in: Eventi da raccontare

di Lello Tornatore

Ormai si va di sfida in sfida! Archiviata la sfida della genovese, tra la Ramata di Montoro e la cipolla d’Alife, tenutasi all’Equobar solidale di San Sebastiano al Vesuvio (è pleonastico dirvi chi ha vinto ;-)) eccoci di fronte ad un’altra appassionante tenzone. Ci siamo ritrovati a Montemiletto (Av), presso l’enoteca Capobianco Wine & Co. Per verificare la “portanza” dei supercampania rispetto al re dei supertuscan, il Tignanello,antesignano di quella categoria di vini che ha portato la Toscana sotto i riflettori internazionali della produzione vinicola mondiale.

Introduce ” i lavori” l’enologo Massimo Di Renzo, componente del direttivo reg.le dell’ asso-enologi, nonchè stimatissimo tecnico-enologo della Mastroberardino S.P.A. Al tavolo di comando della degustazione, insieme a Massimo, Andrea Capobianco, titolare dell’enoteca, sommelier professionista e grande appassionato di vini. -Agli inizi, prima di aprire l’attività, nascondevo i cartoni di vino sotto al letto – ci ha confidato Andrea – per evitare che mia madre potesse pensare che fossi un alcolista. Insieme a loro, Marilena “la tosta”, al secolo Marilena Aufiero, titolare della cantina Bambinuto e grande amica di Andrea, tanto da aiutarlo anche nel servizio dei vini. Brevissima e scorrevole introduzione Di Massimo Di Renzo, che ci ha spiegato l’origine di questa tipologia di vini, sia in Toscana che in Campania.

 

Erano presenti anche Arturo Celentano, la moglie Dora, e Maria Luisa Murena, titolari delle cantine Galardi che produce uno dei supercampania in degustazione, il Terra di Lavoro 2004, un blend ottenuto dall’assemblaggio di due vini, Aglianico all’80% e Piedirosso al 20%. Alla mia domanda, indirizzata a capire perchè avessero pensato ad un blend, Arturo mi ha candidamente risposto che inizialmente, non avendo intenzione alcuna di produrre vino per commercializzarlo, ma solo di fare un vino per sè e per gli amici, aveva chiesto consiglio all’enologo di un amico, un “certo” Riccardo Cotarella, a quei tempi non ancora così famoso come oggi, che li aveva indirizzati verso questa scelta. Mi domando, e se fosse partito direttamente con l’intenzione di farne un business, a chi si sarebbe rivolto??? ;-)) Il resto è…storia recente. Il piacevole gioco della degustazione, perchè di questo si è trattato, ci ha appassionato ulteriormente perchè essendo alla cieca, abbiamo incominciato a fare le diverse ipotesi di identificazione dei vini in degustazione.

A prima “botta” ne abbiamo azzeccati due, proprio partendo dalla conoscenza dei blend dichiarati dai produttori. Ed è così che Massimo ha “scovato” l’Orazio 2005 di Fontanavecchia che si nascondeva dietro al n° 5 – per me questo è l’Orazio- ci illumina il valente enologo- lo riconosco dai sentori inequivocabili del cabernet. Gli ho controbbattuto che ero d’accordo con lui nell’individuazione, ma… per aver riconosciuto l’altro 60% del blend, l’aglianico, ( e cosa volete che possa riconoscere un rozzo irpino come me, se non il vitigno di casa propria? ;-)) . E abbiamo anche “scoperto” che dietro al n° 4 si celeva il Serpico 2004 dei Feudi di San Gregorio, purtroppo non più in splendida forma, almeno in queste bottiglie.

Il dilemma nel quale ci siamo successivamente avvitati, è stata l’individuazione del n° 3. Diverse tesi, analizzando il colore, la tannicità, ed altre caratteristiche del vino. Combattute le diverse ipotesi, anche perchè avevamo percepito una significativa “chiusura” iniziale del vino, al limite della riduzione. Nella scopertura, la sorpresa : Terra di lavoro 2004. E non è stato semplice, anche perchè già dall’inizio ci era sembrato che grosse differenziazioni tra i vini, a parte qualcuno, non ce ne fossero. Alla fine riusciamo ad individuare il Tignanello tenendo ben presenti le caratteristiche del sangiovese (all’80%)…Chiudiamo con un fuori-gara : Andrea ci stappa un magnum di Terra di Lavoro 2009, gentilmente offertoci dai titolari dell’azienda, non so se per darci un’ulteriore possibilità di sentire i loro vini o…per farsi perdonare per la riduzione del 2004…;-))

Per dovere di cronaca però, a metà degustazione, tale connotazione del vino si è notevolmente attenuata.

 

Abbiamo finito i vini abbinandoli ad un’ottima pasta e fagioli preparata dalla mamma di Andrea, si si, proprio quella signora che faceva finta di non vedere i cartoni di vino sotto al letto del figlio…;-)) Inoltre ci siamo deliziati, particolarmente Michele Turri e Michele Racioppi, onnipresenti wine-lovers irpini doc \(debbo riconoscere effettivamente molto competenti) con l’olio di Ravece sulla pasta e fagioli e con la soppressata ed il caciocavallo podolico.

 

 

Per la gioia di Titti Vanni, navigata sommelier, sempre la mamma di Andrea, aveva preparato delle meravigliose biscottelle alla nocciola che, in men che non si dica, sono letteralmente sparite dal tavolo…ne sai niente, Titti??? ;-))

Stupenda serata, amabilissime persone, tutte. In bocca al lupo ad Andrea Capobianco, che in un momento di crisi quale quello che stiamo vivendo, ha avuto il coraggio di ampliare l’attività spostandola in una sede di maggiore prestigio e visibilità. E non finisce qui…gli ho messo alcuni vermetti nella testa, che se per caso dovesse considerarli, sicuramente presto da Andrea ne vedremo e ne degusteremo di prodotti di nicchia del territorio…

 

Enoteca Capobianco Wine and Co.

Beer, wine and spirits

via Vallicua-83020 Montemiletto (Av)

Tel. 0825-1916015 Cell. 3394011996

e.mail capobiancowine.ac@libero.it


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