Sicilia En Primeur 2026: il vino siciliano punta su un nuovo modello di ospitalità

Pubblicato in: Eventi da raccontare

di Angela Petroccione

È una Sicilia del vino pronta ad affrontare una fase diversa quella che si è raccontata in apertura dell’edizione 2026 di Sicilia En Primeur. Una Sicilia che continua a puntare sulla forza dei propri territori e sulla riconoscibilità internazionale costruita negli anni, ma che oggi prova a ragionare sempre più in termini di organizzazione dell’ospitalità, gestione dell’esperienza e capacità di trasformare l’enoturismo in valore economico stabile.

Il focus era già emerso nelle settimane precedenti durante la presentazione della manifestazione. A Palermo, però, con il convegno di apertura “Taste the island. Live the story” ospitato nelle splendide sale dell’Oratorio dei Bianchi, il confronto ha assunto un taglio più operativo: accessibilità, permanenza, pricing, fidelizzazione e gestione dei dati hanno definito una lettura del tema sempre più vicina alle logiche dell’hospitality.

A dare il via ai lavori della manifestazione organizzata da Assovini Sicilia è stata la presidente Mariangela Cambria, che ha riportato al centro il ruolo dei produttori nella costruzione e nella tutela dell’identità dell’isola. “La Sicilia è bellissima però vorrei fare un applauso a noi produttori visionari che manteniamo viva questa bellezza”, ha dichiarato in apertura del suo intervento.

Cambria ha poi ripercorso i tre anni alla guida dell’associazione, soffermandosi sulla crescita degli associati, arrivati oggi a quota cento. “Non è solo un dato numerico, è il segnale di una comunità che si amplia e si raccoglie intorno a una visione condivisa”.

Nel suo intervento è emersa con forza l’idea di una filiera che vuole tenere insieme qualità produttiva, responsabilità e identità territoriale. “Entrare in Assovini significa seguire l’intera filiera dalla vigna alla bottiglia, assumersi la responsabilità di ciò che si produce e portare nel mondo l’identità e la qualità dei vini siciliani”.

Particolarmente centrale anche il passaggio dedicato alla sostenibilità, affrontata come pratica concreta e non come formula comunicativa. “Non l’abbiamo mai pensata come uno slogan”.

Cambria ha ricordato come oggi la Sicilia sia tra le regioni italiane con la più alta percentuale di superficie vitata biologica, sottolineando il contributo delle nuove generazioni nel cambiamento dei linguaggi e dei consumi. “I più giovani ci stanno aiutando a mettere a fuoco i cambiamenti nei linguaggi, nei consumi, nel modo stesso di avvicinarsi al vino”.

Da qui anche la nascita della piattaforma “Next Generation”, pensata come spazio stabile di confronto interno all’associazione.

Il tema dell’enoturismo è stato indicato come uno degli asset strategici del sistema vino regionale. “Non è solo una leva economica ma uno strumento narrativo potente. Permette di raccontare il vino attraverso territori, cultura, gastronomia e paesaggio”.

Ai saluti istituzionali si sono poi uniti anche gli interventi del presidente del Consorzio DOC Sicilia Alessio Planeta, che ha richiamato il ruolo della denominazione nella costruzione dell’identità contemporanea del vino siciliano, e del presidente della Fondazione SOStain Sicilia Alberto Tasca, che ha riportato l’attenzione sul lavoro sviluppato dalla fondazione sul fronte della sostenibilità ambientale e produttiva. Presente anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, che ha sottolineato il legame crescente tra vino, turismo e valorizzazione culturale della città.

Il confronto della giornata inaugurale si è poi concentrato sul rapporto tra enoturismo e gestione dell’esperienza.

Dall’analisi dedicata alla Sicilia realizzata dal Centro Studi Enoturismo e Oleoturismo dell’Università LUMSA emerge il profilo di un comparto che possiede già una forte capacità attrattiva internazionale ma che deve ora lavorare soprattutto sulla capacità di organizzare economicamente questa domanda.

Secondo i dati condivisi durante il convegno, il 74,7% dei visitatori delle cantine siciliane è straniero, il 61,4% delle aziende dichiara visitatori in aumento nel 2025, il 38,1% delle cantine supera i 2.000 visitatori annui e il 41,7% delle aziende genera dall’enoturismo oltre il 10% del fatturato, esclusa la vendita diretta del vino.

La questione affrontata nel corso del panel riguarda quindi ciò che accade dopo l’arrivo del visitatore: permanenza sul territorio, capacità di spesa, semplicità di prenotazione, qualità dell’accoglienza e relazione post-visita.

Anche il tema dell’accessibilità entra così nel dibattito dell’enoturismo con un peso nuovo. Circa il 50% dei transfer aeroporto-cantina supera i 100 euro, trasformando l’ultimo miglio in una componente economica decisiva dell’esperienza.

La visita guidata e la degustazione restano il centro dell’offerta delle aziende, ma cresce il peso dei servizi integrati. Il 37,6% delle aziende offre ristorazione, il 28,2% dispone di colonnine di ricarica elettrica e il 23,5% integra il pernottamento.

Anche il fronte digitale appare già strutturato. L’80% delle aziende vende tramite e-commerce, il 70,6% possiede una mailing list e il 30,6% utilizza strumenti di intelligenza artificiale. Restano invece ancora limitati i sistemi più avanzati di fidelizzazione: soltanto il 20% dispone di un wine club strutturato.

Particolarmente forte anche il tema della sostenibilità, affrontata in termini concreti e misurabili. L’86,7% delle aziende produce energia da fonti rinnovabili, l’88% non utilizza plastica monouso nel servizio, il 72% utilizza bottiglie leggere per vini fermi, il 68,9% per gli spumanti e il 56,2% copre almeno il 40% dei consumi energetici tramite fonti rinnovabili.
Dentro questo quadro hanno trovato spazio anche interventi dedicati alle neuroscienze applicate ai consumi, all’intelligenza artificiale nel turismo e alla formazione commerciale come leva per aumentare il valore della vendita diretta.

La giornata inaugurale di Sicilia En Primeur restituisce così l’immagine di un sistema vino che prova a spostare il baricentro del dibattito: non più soltanto attrarre visitatori, ma organizzare l’enoturismo come infrastruttura economica, relazionale e gestionale sempre più strutturata.


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