Frecagnola, l’anteprima a Cannalonga guarda al futuro: dal 9 al 13 settembre la grande Fiera cilentana

Pubblicato in: Appuntamenti, persone

di Carmen Autuori

Da circa settecento anni, nei cinque giorni che precedono il secondo sabato di settembre, dal 9 al 13 settembre per l’edizione di quest’anno, Cannalonga, piccolo borgo arroccato sulle propaggini del monte Gelbison, il Sacro Monte dei pellegrinaggi cilentani, cambia volto. Nell’aria si avverte quello che gli abitanti chiamano semplicemente “l’aria re fera”, ossia il segnale che la Fiera della Frecagnola sta per tornare.

A raccontarne oggi lo spessore non basta, però, la sua straordinaria longevità. L’anteprima di questa edizione è stata l’occasione per cogliere la complessità di una manifestazione che va oltre il momento gastronomico per diventare uno spazio nel quale la comunità cilentana continua a riconoscersi, mettendo in relazione il proprio patrimonio agricolo e zootecnico con la cultura del cibo, la memoria e il senso di appartenenza.

La Frecagnola rifugge dalla dimensione della semplice sagra e dal folklore fine a sé stesso. La sua identità si costruisce lungo tre direttrici che finiscono per incontrarsi: l’agricoltura e la zootecnia, con la valorizzazione delle produzioni locali e degli allevamenti tradizionali; la gastronomia, attraverso un sapere antico che trova la sua espressione più riconoscibile nel bollito di capra cilentana, la “crapa vudduta” – riconosciuto Prodotto Agroalimentare Tradizionale dalla Regione Campania– , la storia e la cultura di una comunità che ha scelto di non relegare le proprie tradizioni al passato, ma di farne uno strumento di consapevolezza e di futuro, anche in termini di sviluppo economico e di conseguenza di contrasto allo spopolamento delle aree interne.

A dare ulteriore sostanza a questa visione è l’importante riconoscimento nel Registro IPIC della Campania, alla voce “cultura agro-alimentare” prevista dall’articolo 3 del relativo disciplinare. Un riconoscimento che non riguarda soltanto il piatto simbolo della manifestazione, ma l’insieme delle pratiche e dei saperi legate alla tradizione contadina e gastronomica di Cannalonga e del Cilento rurale. È la testimonianza di un patrimonio immateriale nel quale si riflette la storia di una comunità agro-pastorale che affonda le proprie radici in un passato lontanissimo.

«La Fiera nasce nella seconda metà del XV secolo, in occasione della festa di Santa Lucia – racconta Domenico Nicoletti, accademico, già direttore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e segretario dell’Ente Fiera della Frecagnola –. Qui si riunivano gli allevatori dell’area e avvenivano scambi di animali, prodotti e oggetti dell’artigianato rurale, non necessariamente con il denaro, spesso questi scambi erano affidati al baratto. Era uno scambio oltre che economico, anche culturale, un momento nel quale le comunità si incontravano».

È da quella matrice che la Frecagnola ha conservato la propria identità. Una fiera nata intorno alla transumanza e agli allevamenti, dove la notte, durante i bivacchi, si cucinava la capra: «La capra si mangiava perché i transumanti si incontravano qui per la fiera degli animali e, durante la notte la cucinavano tra le baracche». Da allora la capra vudduta, il bollito di capra cilentana, è diventata il piatto-simbolo della manifestazione, espressione di una cucina contadina centrata sull’ animale simbolo del Cilento, dalla notte dei tempi.

Non è un caso, dunque, che proprio la capra rappresenti oggi uno degli elementi sui quali si concentra la nuova progettualità della Fiera. «Nel Cilento ci sono giovani pastori che allevano capre, ad oggi sono 38 – sottolinea Nicoletti – e tanti ragazzi stanno tornando a fare formaggi di capra. È una realtà che va valorizzata».

La volontà è quella di dare a questo patrimonio una prospettiva nuova, senza snaturarne l’identità. La Frecagnola può così diventare il punto di partenza per un racconto più ampio della cultura agro-pastorale cilentana, nel quale il cibo non sia soltanto espressione gastronomica, ma anche chiave di lettura del paesaggio, delle economie rurali e delle comunità che lo abitano.

<<Noi dobbiamo fare un turismo profondo – afferma Nicoletti – è questa la direzione coerente con la storia di questo territorio che merita un turismo lontano dall’omologazione e dall’over-tourism, che riconosce nella biodiversità, nelle produzioni agro-pastorali, nella cultura alimentare un patrimonio legato, ma non imbrigliato dal filo della memoria>>.

Da questa idea di territorio nasce anche la riflessione sull’IPIC nel quale la Fiera della Frecagnola è stata recentemente iscritta nella sezione dedicata alla cultura agro-alimentare. Un riconoscimento che diventa strumento grazie al quale tradizioni, saperi e identità locali possono diventare occasione di valorizzazione e di sviluppo.

Il talk. “Cilento tra tradizione e innovazione: IPIC riconoscimenti e sviluppo sostenibile”

Proprio da questa consapevolezza ha preso le mosse il talk che ha aperto l’anteprima della Fiera, riunendo i sindaci di alcuni comuni del territorio, anch’essi portatori di patrimoni immateriali iscritti all’IPIC. Tradizioni diverse, ma una visione condivisa: fare rete per trasformare i riconoscimenti in una concreta opportunità di crescita, puntando sulla destagionalizzazione e sulla costruzione di un turismo in grado di generare ricadute sull’intero indotto, creare nuove occasioni di lavoro e rendere nuovamente attrattivi i territori per i giovani. La cultura diventa così una risposta concreta allo spopolamento e la rete tra i comuni diventa il mezzo per trasformare tante identità in un progetto condiviso.

Per Domenico Pizzolante, presidente dellEnte Fiera della Frecagnola, l’iscrizione all’IPIC rappresenta il riconoscimento di un patrimonio che coincide con l’identità stessa della manifestazione: «Siamo contenti di essere inseriti nell’IPIC perché riconosce effettivamente tutto questo patrimonio culturale che è l’essenza stessa della Frecagnola».

Franco Picarone, consigliere regionale, ricordando di essere stato promotore dell’IPIC attraverso un emendamento del 2017, ne sottolinea il valore come strumento per le aree interne: «Io credo che l’IPIC sia uno strumento formidabile, fondamentale anche per investire sullo sviluppo delle aree interne

Oggi sono circa 170 i patrimoni immateriali iscritti all’IPIC, molti dei quali concentrati nel Cilento.

«Se riuscissimo a mettere in rete questo patrimonio – ha osservato Picarone – potremmo costruire vere destinazioni turistiche destagionalizzate». Una prospettiva che invita a superare la logica del singolo evento per costruire un sistema territoriale nel quale cultura, servizi, turismo e lavoro procedano insieme. Ma la rete, avverte Picarone, deve accompagnarsi a un cambio di mentalità: «Dobbiamo elevare l’offerta privata, dobbiamo fare selezione».

Vincenzo Luciano, presidente di Uncem, è intervenuto sul valore delle comunità montane invitando a superare l’idea della montagna legata soltanto alle vette. «Dobbiamo smettere di pensare la montagna come altitudine: è anche patrimonio sociale e culturale. Mi riferisco alla “montagna di mezzo”, l’Appennino, dove agricoltura, pastorizia, riti e tradizioni costruiscono l’identità dei luoghi, ma soprattutto dove le comunità che abitano la montagna sono esse stesse parte di quel patrimonio>>.

In questa prospettiva si inserisce anche l’IPIC, che riconosce e valorizza questo patrimonio. << La Frecagnola è una fiera quasi millenaria, parliamo di riti, tradizioni, storia e cultura che albergano nei comuni interni e montani. Parliamo di un patrimonio vivo, dunque, che deve diventare una risorsa turistica. Sono le comunità la vera anima della montagna, e noi dobbiamo ripartire proprio dalla loro tutela>>.

Al talk hanno portato la propria esperienza anche i rappresentanti di alcuni comuni del territorio, ciascuno espressione di un diverso patrimonio riconosciuto dall’IPIC: Castellabate, con l’Antico Palio della Stuzza; Moio della Civitella, con la Festa di San Bartolomeo e l’Antica Canzone Cilentana; Montecorice, con l’Antico Carnevale Cilentano; Roccadaspide, Stio e Sicignano degli Alburni, per la cultura castanicola; Vallo della Lucania, con la Festa di San Pantaleone. Un mosaico di tradizioni che, riunite attorno allo stesso tavolo, restituisce la ricchezza e la varietà del patrimonio immateriale cilentano e rafforza l’idea di una rete territoriale da costruire.

La gastronomia: nuove sfumature di capra

Se la capra cilentana, con la “crapa vudduta” resta il cuore gastronomico della Frecagnola, l’anteprima ha mostrato come, partendo dalla stessa materia prima, sia possibile percorrere strade diverse senza perdere il legame con la tradizione.  Durante la Fiera dal 9 al 13 settembre sarà preparata nelle baracche, le caratteristiche strutture allestite per l’occasione e destinate alla preparazione e alla somministrazione dei piatti della festa, insieme alle altre specialità che hanno nella carne di capra la loro materia prima: il rollè di capra imbottito, le polpette di capra e la capra all’insalata con rucola e olive.

A guidare i laboratori gastronomici è stata la chef Bianca Mucciolo, chef de La Rosa Bianca di Aquara e membro dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi, che ha proposto una diversa chiave di lettura con “La capra che crusca”: una mousse di peperone crusco, formaggio di capra, pane da grani autoctoni ripassato in padella e chips di peperone crusco. Una proposta che parte dalla tradizione per esplorarne nuove possibilità, attraverso accostamenti, consistenze e tecniche contemporanee.

Ad accompagnare la degustazione, i vini di Tenuta del Fasanella, scelti per completare il percorso gastronomico dell’anteprima.

Accanto alla cucina salata, la Pro Loco di Cannalonga, guidata da Antonio Vita, ha riproposto il Festival del dolce, appuntamento ormai parte della manifestazione e dedicato alla pasticceria della tradizione domestica.

Per l’anteprima sono stati presentati la torta al limone, il salame al cioccolato, gli struffoli e la sbriciolata con crema al cioccolato, una piccola carrellata di preparazioni che restituisce anche nel versante dolce il carattere conviviale della Frecagnola.

Dalla memoria alla progettazione del futuro: è questa la direzione che la Frecagnola 2026 affida al proprio patrimonio immateriale, mettendo in rete tradizioni, comunità e territori per generare nuove opportunità e dare concretezza a quella idea di «turismo profondo» evocata da Domenico Nicoletti.

 


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