
Quando sento criminalizzare il vino da nutrizionisti e professorini in cerca di like sui social penso a persone come Angelo e Rosy Silano e mi riprendo. No, la vita reale non è un solo un palcoscenico popolato da morti di fama, ma una opportunità di fare delle scelte radicali di impegno e di passione. Per farlo è necessario un progetto coerente oltre che impegnarsi senza risparmio: sembrano parole di rito, ma noi possiamo riassumere il tutto con un neologismo inventato dallo stesso <Angelo per autodefinirsi e che per fortuna non ha ridici anglofone ma francesi: “Sono un cruista”. Per i meno esperti, diciamo che si potrebbe tradurre così: produttore di etichette realizzate con uve ottenute dalla stessa vigna, un giro di parole che in Francia si sintetizza con l’espressione cru.
Agronomo ed Enologo, laureato al Dipartimento di Agraria a Portici, classe 1984, dopo aver fatto molte esperienze in Veneto e in Francia, Angelo Silano è tornato nella sua Lapio in provincia di Avellino iniziando a fare consulenze agronomiche in Campania e successivamente, nel 2011 avviando una propria produzione usando terreni di famiglia e lanciando il nome “Feudo Apiano” poi cambiato nel 2019 definitivamente con la sua denominazione attuale. Nel 2016 il progetto prende forma con l’acquisto di un casale costruito nel 1929 nella frazione San Nicola che da qualche mese è la sua casa cantina ed è qui che siamo andati a trovarlo un paio di settimane fa.
Casa, saletta di degustazione, spazio per le botti di legno grandi, l’aerea riservata alla vinificazione all’acciaio, una stanza per l’accoglienza e infine, a parte una costruzione destinata esclusivamente alla produzione di metodo
classico: Casa delle Bolle.
Sin qui tutto bello, bellissimo: è la forza del mondo del vino rimettere ordine nelle campagne italiane e trattenere i giovani nei piccoli paesi sempre alle prese con il calo demografico.
Ma il motivo di questo articolo è che non siamo in presenza solo di una bella ristrutturazione e di buoni vini, ma di un progetto coerente che non obbedisce solo a logiche commerciali, o, meglio, anticipa quelle che saranno le nuove tendenze per rispondere adeguatamente, cioè con il rigore produttivo e la cultura, all’offensiva delle multinazionali anglosassoni contro il mondo del vino.
Due i motivi che differenziano questa cantina.
Il primo è l’equilibrio, realizzato e non solo dichiarato, di mantenere un giusto equilibrio fra la natura e le vigne, un dato per tutti: su 15 ettari di proprietà, sei sono per l’uva, altrettanti per la produzione di olio d’oliva e il resto bosco. Per dare un senso compiuto alla certificazione biologica, ogni vigneto è infatti circondato dal bosco che al tempo ha la funzione di mantenere puro il terreno da agenti contaminanti e di garantire un microsistema in grado di far fronte ai cambiamenti climatici. Siamo a 500 metri, fortissime le escursioni termiche che fanno del Fiano soprattutto un prodotto eccezionale, il terreno ha marne argillose calcaree e lapilli vulcanici che risalgono all’eruzione flegrea che sconvolse il Sud oltre 50mila anni fa.
Il secondo punto è la esatta corrispondenza fra ogni vino e la vigna da cui prende il nome. Un progetto che affianca Angelo a quello simile di Laura De Vito.
Il tema dunque non è fare il vino più buono del mondo, ma vini che esprimano la diversità e al tempo stesso siano ben caratterizzati. Lapio è zona di frontiera fra due docg irpine di pregio, il Fiano di Avellino, bianco di valore assoluto a livello internazionale e l’Aglianico per il Taurasi.
Questi due motivi fanno di questo viticoltore una persona degna di interesse per chi ha visto tutto. Non è solo poesia, intendiamoci: per realizzare l’obiettivo della sostenibilità l’azienda produce l’energia elettrica l’acqua calda necessaria, si usano materiali biodegradabili e bottiglie che pesano meno di mezzo chilo.
Dal Vigneto San Nicola, dal suolo molto variegato si attendono due cru, il Vigna San Nicola e un cru del cru, il Santonicola che è una piccola porzione della Vigna. Una parcella è dedicato al vino Agiulia, il nome della figlia di Angelo e Rosy. Si tratta di vini sapidi, ricchi di energia, freschi, con note agrumate e floreali al naso, dal sorso lungo e piacevole. Il Santonicola appare più morbido e pronto
C’è poi il cru Vigna Arianello, altra contrada di Lapio, con viti di 60 anni circa ancora a piede franco. In questo caso spicca la mineralità, un principio di note fumé, ancora agrumi, lunghissimo il sorso con una chiusura lunga e precisa.
Questa batteria dei tre vini, lavorata solo in acciaio senza svolgere la malolattica, viene messa in commercio dopo oltre un anno dalla vendemmia. Adesso siamo alle 2024.
Rientrano nella produzione lo spumante metodo classico 7 Filari e poi ancora il Roseto Irpinia Aglianico dop e il Taurasi nella unica versione Riserva.
La gestione delle fermentazione spontanea e una leggera macerazione dei bianchi con sosta sulle fecce completano la filosofia produttiva di Angelo Silano.
Che dire, vi consigliamo un salto a Lapio per farvi conquistare dalla visione di Angelo che può sembrare un po’ ideologica ma che alla fine in realtà usa la scienza enologica proprio per,rispettare la espressione più pura possibile di questa uva straordinaria.
Angelo Silano a Lapio
www.angelosilano.it
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