Garantito IGP | Poggio Severo, il nuovo Brunello di Lisini

Pubblicato in: GARANTITO IGP

di Stefano Tesi

Far parte del ristretto numero di famiglie che hanno fatto la storia di un vino e di un territorio comporta delle responsabilità e delle cautele. A maggior ragione se questo vino si chiama Brunello di Montalcino. Ci vogliono i piedi di piombo per compiere ogni passo, cercando di preservare lo stile che ti ha reso riconoscibile per generazioni. Ma al tempo stesso ci vuole il coraggio di fare delle scelte, perché questo è ciò che ci si aspetta da chi ha radici profonde e un lignaggio che te lo impone.

Poggio Severo, il nuovo Brunello di Lisini presentato qualche settimana fa a Firenze, nasce in questo contesto e rispecchia questa filosofia di rispetto della propria tradizione stilistica.

I Lisini del resto sono a Montalcino e fanno vino da metà dell’800, quando la proprietà giunse in famiglia come dote di Francesca Clementi. Negli anni ’30 del secolo scorso Lodovico, nonno degli attuali gestori (Carlo Lisini Baldi, il fratello Lorenzo e i cugini Ludovica, Alessandro e Caterina Lisini), produceva già un rosso “secondo il metodo chiantigiano”. In azienda transitano poi Franco Bernabei e per un breve periodo anche Giulio Gambelli, maestro di Paolo Salvi, l’enologo che dal 2019, coadiuvato dal collega interno Alessandro Maggioni, segue la cantina. Ma la famiglia ha avuto un ruolo importante anche nella guida della denominazione: fu tra i fondatori del consorzio nel 1967 ed Elina, figlia di Ludovico, fu nel 1970 la prima donna a presiederlo.

Il Poggio Severo è insomma un vino la cui nascita è stata molto soppesata (“è la prima vera novità dagli anni ‘90”, spiega Carlo), ma che rappresenta anche una sorta di punto svolta, poiché va ad arricchire un catalogo che da tempo era volutamente calibrato su soli tre riconoscibilissimi vini: il Brunello annata, la Riserva e il celebrato cru Ugolaia, oltre ovviamente al Rosso e all’IGT San Biagio.

Il vino della nuova etichetta proviene da una vigna di due ettari messa a dimora nel 2010 su un solo arenario e argilloso ad oltre 500 metri di quota, esposto a sud-est, tra i boschi. “Qui l’altitudine pesa molto sul prodotto finale”, dice Paolo Salvi, “perché il microclima induce vendemmie tardive e dà al vino acidità e freschezza”.

E il Poggio Severo 2021 che abbiamo assaggiato, è in effetti un vino di forte personalità, ma coerente con lo stile tradizionale dei Lisini.

Di colore rubino abbastanza intenso, al naso è fortemente varietale, pieno e diretto, molto fresco, e poi si screzia in un ventaglio di sentori che spaziano dalla polvere da sparo alla polpa di prugna, affinandosi e alleggerendosi via via che rimane nel bicchiere fino ad assumere una nota di impettita, frusciante eleganza. Al palato è corposo e quasi brusco, con ritorni di prugna e tannini vibranti, espressione di una gioventù che fa presumere prospettive di lunga vita.

Ne vengono fatte 2.666 bottiglie, l’equivalente di una botte da 50 ettolitri.

Ora aspettiamolo qualche anno.


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