
di Roberto Giuliani
La Fattoria Varramista (a proposito, per coloro che non lo sanno, l’accento va sulla seconda sillaba, non sulla terza) si colloca in un ambiente isolato, fuori dal mondo, se non vai a visitarla non ti rendi conto di come possa esistere una simile meraviglia a pochi chilometri dal Comune di Montopoli in Val d’Arno e dall’industriale Pontedera, nella provincia di Pisa. Mentre con la macchina ti stai avvicinando alla meta, non c’è nulla intorno che possa farti anche lontanamente sospettare che tanta bellezza sia possibile in una zona così diversa e tutt’altro che attraente.
Eppure è così, un luogo fatato, con una villa stupenda e alberi secolari, aria pulita, un giardino tenuto alla perfezione, fiori e insetti a volontà, respiri natura e ti rigeneri.
Qui, poco più di 8 mesi fa, ho avuto il piacere di partecipare a una splendida verticale in presenza di Francesca Frediani, enologa che ormai ha un ruolo in azienda ad ampio spettro, dal marketing all’accoglienza, e Federico Staderini, enologo di fama stratosferica e strameritata, che ha avuto il merito di avere indicato il syrah come vitigno d’elezione in una terra le cui caratteristiche non erano affini a molte varietà di vite. Parliamo degli anni ’90, quando Giovanni Alberto Agnelli, figlio di Umberto, decise di utilizzare la villa come residenza stabile e riconvertire i vigneti a una viticoltura sostenibile e di qualità.
Il Varramista, nato come blend di syrah, sangiovese e merlot, dalla vendemmia 2003 è diventato monovarietale, ovvero una volta che il vigneto ha raggiunto l’età giusta per non avere più bisogno di supporto. C’è da dire che questo vino tira fuori il meglio di sé con gli anni, quella verticale lo ha ampiamente dimostrato.
La 2016 è da poco in commercio, pertanto è solo all’inizio di un lungo cammino, ciò nonostante è in grado di esprimere già una personalità affascinante, regalando profumi di prugne mature, mirtilli, gelsi neri, arricchite da sensazioni di tabacco, pepe, spezie orientali e macchia mediterranea.
Tutti aspetti che ritroviamo all’assaggio, dove la freschezza fa da sostegno fondamentale a un frutto intenso, intarsiato dalle spezie fini, qui il pepe è ancora più evidente, il sorso si dilata e acquista profondità, il filo sapido nel finale decisamente lungo completa un quadro di indubbio valore.
E siamo solo ai primi passi…
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