
Charles Spence uno psicologo americano dell’Università di Oxford ha cominciato a dirlo già nel 2004.
Ora lo spiega meglio con le sue ultime ricerche.
Il gusto è condizionato dagli altri sensi.
Il sapore che si sente è influenzato dal packaging, dal colore dell’alimento e persino dal suono che produce.
Il crunch di un biscotto è diverso da quello di una fresella, di una frisa.
Lo studioso ha rilasciato un’intervista al giornale New Yorker.
Con i suoi esperimenti ha scoperto ad esempio che una mousse ha un sapore più dolce del 10% se viene mangiata in un contenitore bianco piuttosto che in uno nero, e che il gusto del caffè è giudicato più intenso se è bevuto in una tazza bianca invece che in una trasparente.
Fra gli articoli pubblicati da Spence, ce n’è uno che dimostra che i biscotti sembrano più croccanti se hanno la superficie liscia, e che i consumatori al supermercato hanno il doppio di probabilità di preferire succhi di frutta che hanno l’etichetta concava che ricorda un sorriso, piuttosto che una convessa che sembra un volto aggrottato.
Oltre ad applicazioni commerciali, come uno studio in corso su come varia la percezione del gusto di una bevanda a seconda del diverso rumore che fa la lattina che la contiene aprendosi, ci sono anche risvolti più ”seri”, come cercare di far recuperare il gusto per il cibo a chi lo ha perso parzialmente, come gli anziani. “Questi effetti esistono – afferma Spence -l’unica questione è come usarli”.
by esto
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