Grandi Langhe a Torino, i vini da non perdere

Pubblicato in: I vini da non perdere

di Giulia Gavagnin

Grandi Langhe è diventata la manifestazione più importante per assaggiare in anteprima le nuove annate delle DOCG e DOC di Langhe e Roero.

Questa è stata la seconda edizione, che ha visto una grandissima affluenza di pubblico.

Erano presenti 240 cantine, tutte di livello elevatissimo, che hanno presentato annate tra la 2018 e la 2021, salvo qualche riserva più risalente, molte delle quali in anteprima assoluta, con etichette provvisorie.

Di seguito vi racconto le cantine e gli assaggi che ho trovato più interessanti, per storia, novità, impatto.

Attenzione, non ho alcuna pretesa di individuare “i migliori”, chè intorno a Alba c’è solo l’imbarazzo della scelta e definire uno migliore dell’altro rischia di suonare persino presuntuoso.

Tuttavia, ci sono alcune realtà, nuove o semplicemente in evoluzione che meritano di essere segnalate per la peculiare connotazione che stanno donando al territorio.

Di seguito, i miei migliori assaggi.

 

LIVIA FONTANA

A Castiglione Falletto, Livia Fontana ha raccolto l’esperienza di papà Ettore, sfumando con sensibilità femminile le asperità e i tannini dei nebbioli trascorsi. Oggi è coadiuvata in azienda dai figli Michele e Lorenzo, e l’assaggio delle nuove annate confermano la linea sottile ed elegante della sua declinazione vitivinicola.

Ho apprezzato tutte le proposte dell’azienda, compresi il Roero Arneis e la Barbera.

Le uve Arneis vengono raccolte a Priocca e Castagnito, sottoposte a pressatura soffice e fermentazione in vasche d’acciaio a temperatura controllata. L’affinamento è in acciaio, ne esita un bianco paglierino, decisamente croccante, con note di mela, pera, pesca bianca e qualche sentore vegetale.

Il Langhe Nebbiolo subisce una macerazione sulle bucce di 15 giorni, e viene affinato in botte di rovere a temperatura controllata. Decisamente floreale, predomina la violetta, in sottofondo si avverte il geranio, e si dispiega una speziatura leggera, di pepe bianco e timo fresco, con le classiche note balsamiche.

I Baroli provengono uve nebbiolo coltivate a Castiglione Falletto, con l’eccezione della riserva Bussia che proviene da Monforte d’Alba.

Il Fontanin è considerato il barolo “base”, macera 20 giorni sulle bucce e affina 40 mesi in botte di rovere. E’ rosso carico, è una versione “potenziata” del Langhe Doc con simili sentori floreali, speziatura leggera, afflati balsamici.

Il Barolo Villero segue il medesimo disciplinare, con esiti differenti. La speziatura è più sostenuta e odorosa, con foglie di timo, polvere di cannella e caffè tostato.

Il Barolo Bussia Riserva ha caratteristiche differenti, con marcata presenza di bacche di bosco e da macchia mediterranea: ginepro, cipresso, mugo e caffè tostato ancor più che nel Villero. Un grande vino che chiude con un finale setoso.

 

CRISSANTE ALESSANDRIA

Crissante è il nome del fondatore, tutti credono sia il cognome. Sbagliato. Iniziò l’attività di viticoltore in proprio nel 1958. Oggi le redini sono state prese dal figlio Michele Alessandria, che continua la tradizione di famiglia a La Morra, con vigneti di proprietà nelle zone di Capalot, Galina e Roggeri. 6 ettari complessivi, un utilizzo di botti di rovere e barriques. Fermentazioni lunghe, rimontaggi e follature manuali, per vini carichi e muscolari, stile “vecchio Piemonte” ma non troppo, con decise note speziate percepibili in ogni declinazione del nebbiolo.

I suoi Barolo puntano più sul fruttato che sul floreale, con il Barolo di La Morra che presenta note di albicocca, ribes, ciliegia. Decisamente “beverino” e agile, di accompagnamento versatile.

Due i Cru.

Il Galina, due settimane di fermentazione in vasche d’acciaio con macerazione sulle bucce e affinamento di almeno 24 mesi.

Robusto ed elegante al tempo stesso, presenta frutti rossi e prugna, bacche di altura come il sorbo degli uccellatori, caffè tostato.

Il Capalot esita dal vitigno più vecchio dell’azienda, è anch’esso fruttato ma molto più balsamico e si avvertono note di cuoio. Rappresenta in modo significativo il territorio, con tutte le sue caratteristiche.

 

MARCO CURTO –LA FOIA

Nadia Curto è un’amica, sono stata nella sua azienda de L’Annunziata numerose volte, conosco i suoi vini da un tempo sufficientemente lungo e ne ho seguita da vicino l’evoluzione. E’ una donna gioiosa per nulla colpita dal tipico velo d’austerità piemontese, e il suo carattere espansivo si riverbera nelle caratteristiche dei suoi vini, potenti e sinceri.

Quando ci siamo conosciute, a una fiera, le chiesi dell’acqua per sciacquare il bicchiere. Lei rispose: “acqua? Sai che mio padre non ha mai bevuto acqua?”.

Marco, il papà, è un tassello fondamentale dell’azienda. Ha 84 anni ed è ancora in vigna. Langarolo autentico, utilizza solo concimi naturali, non aggiunge lieviti, non filtra né chiarifica.

Il Barolo “La Foia” segue una macerazione di circa 20 giorni e dopo la malolattica affina per due anni in botti di rovere.

E’ versatile, prevale la speziatura di pepe e cannella, con elementi vegetali, gambo di geranio, bacche di bosco, liquirizia, polvere di caffè.

Il Barolo “L’Arborina” proviene dal vigneto omonimo che dona uve più concentrate. E’ macerato sulle bucce per cinque giorni, poi affinato in barriques per due anni, secondo lo stile “modernista” di Elio Altare. E’ più etereo del Barolo La Foia, con note pronunciate di cuoio. Per esperienza, consiglio di tenerlo in cantina per qualche anno per godere della sua evoluzione.

 

ALBINO ROCCA

Attivi in Barbaresco da almeno tre generazioni, producono vini affilati ma eleganti, descrittivi del grande territorio cui appartengono.

Coltivano Moscato, Cortese, Chardonnay, Dolcetto, Barbera, ma alla manifestazione si sono presentati solo con i Barbaresco, tra cui ben quattro cru.

Il Barbaresco “Cottà” è prodotto dall’omonima vigna nel Comune di Neive su terreno prevalentemente marnoso che conferisce al vino uno spiccato sentore minerale, inteso nel senso di “roccioso”. Affina in rovere per 24 mesi: le note di rosa e di violetta si mescolano ai profumi di mora di rovo e a sentori vagamente ematici. Balsamico al punto giusto, scivola nel velluto.

Il Barbaresco “Ronchi” è il prodotto storico dell’azienda, da vigne vecchie di almeno 50 anni in comune di Barbaresco, ed è affinato in rovere per 24 mesi. E’ fruttato con una sontuosa speziatura di pepe e di cannella. Elegante e sinuoso, dà grandi soddisfazioni nell’invecchiamento.

 

ALBERTO OGGERO

La declinazione meno nota, ma non inferiore del Nebbiolo di Langa è il Roero, che grazie ad alcuni giovani produttori sta regalando frutti inaspettati. Intorno a Canale, infatti, fioriscono talenti in grado di smorzare i tannini delle uve rosse di nebbiolo fino a renderli malleabili e discreti, quasi dei piccoli pinot noir borgognoni. Alberto Oggero è tra questi, con altri due bravissimi produttori non presenti alla manifestazione, Valfaccenda e Cascina Fornace ha fondato un collettivo di produttori vocati alla valorizzazione del territorio di matrice sabbiosa e delle uve arneis e nebbiolo.

Il Roero Bianco è un vino versatile, a tutto pasto. Macera tre giorni sulle bucce, di modo che ne estragga i sentori vegetali e una nota finale di miele di acacia, oltre alla frutta gialla e ai fiori di biancospino.

Il “Sandro” è l’entry-level dei vini di Alberto Oggero, ma è connotato da una tale eleganza da essere il mio favorito. A una tipica “merenda sinoira” piemontese è pensabile esaurirne una bottiglia a persona, senza fastidiosi postumi.

Macera circa sei giorni sulle bucce, l’estrazione è di violetta, fragola appena accennata, iris, timo.

Il Roero Rosso “Lc” macera venticinque giorni in acciaio, estrae un frutto rosso più potente e note di viola mammola, speziatura lieve, una certa balsamicità, senza mai tradire l’idea originale di eleganza che caratterizza l’intera produzione di Oggero.

 

STEFANO OCCHETTI

Sempre nella zona del Roero, Stefano Occhetti è un giovane produttore che si è affacciato da poco al mondo della viticoltura. La sua è una piccola storia di coraggio, di quelle che si vorrebbero sentire più spesso. Ingegnere trentaduenne, viveva con la famiglia in Norvegia con un lavoro nell’area petrolifera del paese. Nel 2019 ha deciso di tornare a Montu Roero e di riscoprire le radici della propria terra attraverso la viticoltura. Ovviamente il Covid non ha aiutato l’ingresso nel mercato. Di fatto, il suo nome ha iniziato a circolare solo alla fine del 2021, ma di lui si è già accorta la stampa internazionale: “Decanter” lo ha recentemente menzionato tra i giovani produttori più interessanti del Piemonte.

In pochi ettari vitati coltiva barbera, arneis, nebbiolo.

Il nebbiolo DOC Langhe proviene dai vigneti di Vezza d’Alba e Montù, terreno ovviamente sabbioso, fa macerazione per due settimane, fermentazione malolattica prevalentemente in legno e sette mesi di invecchiamento.

Fruttato e floreale, dispiega un’incredibile eleganza non turbata dalla presenza dei tannini. E’ vino decisamente moderno, affusolato, che indica la strada vincente intrapresa da questi giovani viticoltori che stanno impiegando il massimo sforzo per valorizzare il territorio.

La sua punta di diamante, tuttavia, è il “Roero Doc Sanche”, prodotto in questo podere sabbioso dalle caratteristiche particolari.  Lampone, fragola e petali di rosa per un vino caldo e avvolgente che non dimentica mai l’eleganza di cui è figlio. Il legno si percepisce in una leggera tostatura che conferisce robustezza al prodotto. Uno dei migliori Roero Doc assaggiati negli ultimi anni.

 


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