
di Raffaele Mosca
Steinbock Sparkling Alcohol Free e Steinbock Riesling Alcohol Free Selection Dr. Fischer. Nomi germanici per la pietra dello scandalo di Vinitaly 2022: un progetto che ha causato l’indignazione di tanti che forse non hanno compreso che non si tratta propriamente di “vino senza alcol”, ma di prodotti analcolici realizzati a partire dal vino che in etichetta non riportano la parolina magica che indica il nettare di Bacco. Che poi scrivere “ vino dealcolato” non sarebbe neanche così pericoloso ed oltraggioso come si dice – visto che con la birra si fa già e non esiste reale competizione tra si alcol e no alcol – ma di questo a Martin Foradori Hofstätter sembra importare assai poco. “ Non sono competitor, ma derivati dal vino – ci spiega – non abbiamo intenzione di proporli ai bevitori: piuttosto vogliamo trovare nuovi clienti tra chi non può o non vuole bere”. L’uva base di entrambe le etichette – una frizzante e una ferma – è il Riesling Renano, ricavato dai possedimenti dell’azienda altoatesina sulle sponde della Mosella, in Germania. “ Abbiamo scelto il Riesling perché è naturalmente ricco di aromi e quindi non ha bisogno della spinta dell’alcol per essere profumato. Da un vitigno più neutro probabilmente verrebbe fuori un prodotto piuttosto piatto”. L’alcol viene eliminato attraverso un’ ebollizione a bassa temperatura – circa 30 gradi – che permette di preservare il profilo organolettico in tutta la sua integrità. Poi, nel caso dello spumante, si aggiunge dell’anidride carbonica.
Il risultato sono due prodotti che al naso potrebbero essere scambiati tranquillamente per vini “normali”: hanno gli stessi profumi di un classico Riesling, con una prevalenza di ricordi floreali e di erbe aromatiche nello spumante e un profilo più dolce – idromele, caramella d’orzo, un tocco d’idrocarburo – nella versione ferma. La differenza sostanziale la si trova in bocca, dove il corpo è leggero, leggermente diluito, simile a quello di un succo, ma senza zuccheri e con una varietà di aromi che una spremuta di uva o di frutta non potrebbe mai raggiungere senza passare per la fermentazione. Chiaramente manca il volume, la pienezza che solo l’alcol può dare, ma tutto questo va a beneficio di una beva estremamente gradevole e rinfrescante.
In fin dei conti, la differenza tra questi prodotti e certi “vins de soif” a basso contenuto alcolico che vanno di moda ultimamente è quasi impalpabile – anzi sfido chiunque a trovarne alla cieca- ma non è questo il nocciolo della questione. Quel che conta è che Martin Foradori ha sconfessato il concetto pregiudizievole secondo il quale rimuovere la parte alcolica equivale a sfigurare, snaturare, privare il vino della sua identità. D’ora in poi, chi deve astenersi dall’alcol per questioni di salute – o più semplicemente non può bere perché deve guidare – avrà un’alternativa piacevole e non banale all’acqua frizzante. Davanti a questa rivoluzione, le polemiche stanno a zero!
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