Il pomodoro è rosso e giallo, ma finalmente sta diventando anche rosa grazie alla rivoluzione delle Pomo Girls

Pubblicato in: Minima gastronomica
Diana Attianese

Diana Attianese

Il pomodoro campano si declina sempre più al femminile, proprio come il vino. Un mondo, è proprio il caso di giocare sulle parole, in trasformazione. Certo, quando si entra nelle fabbriche ancora in questi giorni sono soprattutto le donne a fare il duro lavoro di seguire la catena di lavorazione dall’ingresso della materia prima al confezionamento finale. Ma il ruolo della donna oramai non è più solo manuale, ma di direzione e, vedremo, sopratutto di gestione aziendale.
Teresa Marrazzo di Casa Marrazzo è stata una antesignana: l’azienda nasce nel 1934 nel comune di Pagani, in pieno fascismo, quando si costruiscono strade che collegano le campagne ai casali e l’Agro diventa terra fiorente grazie alle straordinarie condizioni pedoclimatiche. E’ qui che nasce la maggior parte delle industrie conserviere italiane, un know how prezioso, ancora oggi insuperato nonostante le produzione di pomodoro si sia sposta in Puglia. Pasquale, sesto di otto figli, si concentra sull’attività dell’ortofrutta che gli consente di fare fortuna perché nei momenti di crisi la ricchezza è sempre nelle campagne, non in città. Il suo testimone viene raccolto da Carmine che nel 1976 mette nei barattoli pesche sciroppate e San Marzano. Adesso ci sono Teresa e il fratello Gerardo.

Una storia moderna è invece quella di Diana Attianiese, terza generazione dell’impresa di famiglia, che ha lanciato la sua azienda Italiana Vera Sughi e Conserve, impegnata i Federalimentare, attiva sui social, immagine plastica di un mondo che sta cambiando in meglio, con una grande attenzione alla qualità.
Ma le novità vengono anche dalla produzione vera e propria. Ed è nell’area vesuviana che questo fenomeno sta dilagando, a cominciare dal fatto che il Consorzio del Pomodorino del Piennolo dop è presieduto da una produttrice, Cristina Leardi.

Il pomodorino è al centro dell’attenzione di imprese tute al femminile, a cominciare da Giannina Manfellotto di TerraViva di Santa Anastasia, altra impresa familiare che ha investito per poter trasformare in proprio il prodotto. Così mentre le sue coetanee in estate ci regalano foto di gambe stese al sole sulle spiagge, lei è protagonista su Facebook delle varie, e faticose fasi della lavorazione dalla raccolta al confezionamento. Altro che trucchi e foto costruite, Giannina si presenta per come può essere una persona alla fine di una giornata di lavoro.

Altra giovane donna imprenditrice è Marianna D’Auria sul versante opposto del Vulcano, precisamente a Castellamnare di Stabia, sulla collina della Reggia di Quisisana, una bellissima proprietà concimata dal vulcano nel corso dei secoli nella quale ha rilanciato i pomodorini tipici e, da quest’anno, l’ortofrutta con un servizio delivery in tutta Italia che le ha consentito di attraversare il difficile momento.

Abbiamo finito? No. A Ercolano le sorelle Nunzia e Giovanna Nocerino durante il periodo di lockdown hanno deciso di mettere a frutto i loro studi (laurea in Giurisprudenza con master in comunicazione e agraria) per riprendere la coltivazione domestica del nonno scomparso nel 2019. Così è nato Orto Vulcanico, la cui punta di diamante dell’attività è appunto la coltivazione del pomodorino del Vesuvio, ma il cui obiettivo finale è la creazione di un punto di riferimento didattico e turistico.
Queste realtà femminili si affiancano a quelle di Egizio, Giolì, Imperato sul Vesuvio e sono l’asse portante di una agricoltura di precisione che ha scelto l’alta qualità come posizionamento sul mercato.
Ecco, ancora una volta i migliori segnali la Campania li lancia dalla sua agricoltura, il ramo che meno interessa, storicamente parlando, al ceto politico regionale e italiano.


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