La 5 B del Liceo Scientifico Ettore Majorana di Pozzuoli Esame di Maturità 2020 tra cibo locale e Covid19

Pubblicato in: Curiosità
4 B con Slow Food Campi Flegrei a Torino

di Gemma Russo

Era marzo 2017 quando conobbi il professor Maurizio Erto. Venne al Percorso Archeologico del Rione Terra di Pozzuoli per prendere una copia del mio libro, Storie dal Rione Terra, fresco di stampa finanziata dal Comune di Pozzuoli. Quella domenica, pur non conoscendolo, gli resi l’ultima delle copie della raccolta che di lì a poco sarebbe riandata in stampa autofinanziandosi, la prima delle due volte in cui lo ha fatto. Ritornò qualche mese dopo: leggendo il libro aveva pensato che insieme avremmo potuto fare un bel lavoro con i ragazzi del corso B che, nell’anno scolastico 2017-2018, avrebbero dovuto iniziare il triennale progetto d’alternanza. Accettai subito, prima ancora di sapere che l’istituto scolastico in cui Maurizio insegnava italiano e latino non era un liceo scientifico qualunque, ma quello in cui io stessa m’ero diplomata. Su cosa progettare l’alternanza? ln quel periodo ero ufficio stampa della condotta Slow Food Campi Flegrei e con grande energia lavoravo al progetto del Paniere Flegreo, in cui si raccontava un variegato paniere di prodotti, freschi e trasformati, tipici dei Campi Flegrei, dando la possibilità d’acquistarli consapevolmente. E se il progetto avesse coinvolto dei giovani, divenendo un laboratorio diffuso di territorio? Accordato! Conobbi i ragazzi dell’allora 3 B del liceo scientifico Ettore Majorana di Pozzuoli nel dicembre 2017, durante un’ora strappata all’autogestione che stavano facendo. Raccontai dell’associazione; fermai l’attenzione sulla terra vulcanica in cui vivono, facendogliela scoprire utilizzando i cinque sensi.

Credo che, inaspettatamente, a loro piacque il nostro primo incontro, anche se chiedevano: ‹‹Cosa c’entra questo progetto con un liceo scientifico?››. È iniziato con un punto di domanda il nostro viaggio di scoperta dei Campi Flegrei tra produttori resilienti, semi autoctoni, terra vulcanica addomesticata dall’uomo e risorsa mare. Se ne sono innamorati. Hanno raccontato la loro esperienza con grande creatività e trasporto in tutti i modi in cui la comunicazione odierna potrebbe farlo. Le loro visite alle locali aziende hanno prodotto spunti da approfondire in varie materie. Leguminosa 2018, svoltasi a Napoli, è stato il luogo in cui hanno compreso che la difesa della biodiversità fatta dalle aziende della loro terra assumeva senso e valore solo se era messa in rete con altre realtà locali similari. Hanno imparato a riconoscere l’identità territoriale, l’hanno scelta nel loro quotidiano, seduti al ristorante, viaggiando ovunque nel mondo, condividendo ogni volta la loro meraviglia con me e con gli altri attraverso una semplice chat condivisa su WhatsApp.  Tutto ciò senza imposizioni, ma naturalmente. Gradualmente hanno assunto coscienza e, orgogliosi, li ho visti raccontare la loro terra, i suoi prodotti e la loro esperienza di scoperta alle telecamere di LineaVerde, storico programma in onda su RAI 1, e poi nella piazza Città Slow a Lingotto Fiere, durante Terra Madre Salone Internazionale del Gusto di Torino 2018. Si sono messi in viaggio per raggiungermi a Torino e parlare loro stessi della nostra esperienza, del nostro laboratorio di territorio, divenuto nel frattempo molto di più. Il lavoro portato avanti durante questi anni sarà domanda di esame in questa maturità in piena crisi pandemica. E allora abbiamo continuato a lavorare al progetto da remoto, preparandoci per questo esame. Amate sempre quello che andrete a fare, ragazzi! Fidatevi di voi, anche se vi diranno che siete sbagliati. In realtà lo sono loro.

Di seguito, le loro impressioni sul progetto portato avanti circa: ‹‹Il Paniere flegreo, laboratorio di territorio››. I ragazzi avrebbero voluto fare molto di più di quello che abbiamo insieme fatto. Il passaggio da un governo all’altro ha ridotto drasticamente le ore inizialmente stabilite, costringendoci a ridimensionare il progetto in itinere. Troverete anche le riflessioni di giovani maturandi in tempo di pandemia. Sono riportate in ordine di invio, senza mettere mano in alcun modo al testo. In bocca al lupo ai miei splendidi ragazzi della 5 B del Liceo Scientifico Ettore Majorana di Pozzuoli.

GRAZIE!

Antonio Borrone. Nel nostro percorso attraverso Slow Food Campi Flegrei iniziato circa 3 anni fa, non poche sono state le cose che abbiamo imparato a conoscere, partendo dal nostro territorio e i nostri alimenti fino ad arrivare alle catene di Slow Food di livello internazionale. Questo percorso ci ha trasmesso il valore della natura in sé, ci ha insegnato a rispettare l’ambiente che ci circonda, e soprattutto a diffidare delle catene dei Fast Food e delle società multinazionali che ad oggi regnano in tutto il nostro pianeta, preferendo di gran lunga i prodotti di qualità presenti nella nostra meravigliosa terra. Con le uscite guidate, abbiamo visitato i luoghi in cui c’è la coltivazione, la lavorazione e la conservazione degli alimenti senza l’uso di additivi e conservanti, ad esempio la torrefazione del caffè o la coltivazione di alcuni tipi di ortaggi presenti nel nostro territorio. Una delle uscite che più mi ha colpito è stata quella al Salone del Gusto a Torino, dove non erano presenti soltanto le regioni italiane, bensì prodotti addirittura di altri continenti, ed ho imparato non solo a relazionarmi con persone di altre nazionalità, ma anche a non giudicare soltanto dall’odore o dall’apparenza un piatto tipico di qualunque città. Mi sarebbe piaciuto molto finire il percorso iniziato ma purtroppo a causa del virus CO-VID19 non abbiamo avuto modo di continuare questo magnifico viaggio nella natura incontaminata, anche se ciò che più mi preoccupa è la modalità d’esame di maturità che tra pochi giorni dovrò affrontare. Sarà anche vero che in questi mesi di quarantena ho imparato ad amare le cose semplici della vita, come uscire con gli amici per un semplice caffè o come uscire di casa con il pallone sotto al braccio, sarà anche vero che ho imparato a studiare autonomamente diventando quasi autodidatta in vista dell’università, ma ciò non toglie che più che fare un esame quest’anno si dovrebbe parlare di superare un’impresa. In questi mesi è venuto a mancare il confronto alunno-docente a cui purtroppo ero abituato ormai da sempre, siamo stati oltretutto caricati di studio più del solito e per lo più siamo rimasti in bilico sino a fine maggio per le modalità d’esame che tutt’oggi risultano una “mezza incognita”. Un altro problema altrettanto grande a mio parere è stato l’abolizione della prova scritta, poiché ciò non consente a chi si esprime meglio scrivendo anziché parlando di mostrare la parte migliore delle sue capacità. Nonostante tutto sono felice di aver superato assieme alla mia nazione una delle più aggressive pandemie di tutti i tempi e sono sicuro che anche l’esame sarà un successo.

Vincenzo Castellone. Il percorso che abbiamo iniziato circa tre anni fa con Slow Food Campi Flegrei ha fatto sì che potessimo conoscere al meglio il nostro territorio a 360°, a partire dalla nascita dell’alimento primario, fino ad arrivare al contesto economico che lo circonda. Una delle nozioni che siamo riusciti ad assumere tramite questo percorso è che bisogna apprezzare di più l’alimento di qualità indipendentemente dal territorio di cui facciamo parte. Ovviamente la conseguenza è quella di andare contro le famose catene alimentari dei Fast Food come il McDonald’s, poiché non lavorano l’alimento in maniera corretta. Tra l’altro durante questo viaggio abbiamo avuto la fortuna di fare diverse uscite in diverse aziende locali per conoscere ancora meglio la lavorazione dell’alimento. Una delle più suggestive è stata la prima in quanto i proprietari sono riusciti a coinvolgerci al massimo, sia per la loro storia sia per i modi in cui ci descrivevano tutte le operazioni che venivano fatte, per l’alimento primario che in questo caso era l’uva, per poi ottenere il prodotto finito, ossia il vino. In più abbiamo avuto anche la fortuna di andare a Torino al Salone Del Gusto, dove abbiamo conosciuto alimenti internazionali e abbiamo imparato a relazionarci con persone di altre nazioni. Purtroppo quest’anno scolastico non si è concluso come speravamo, a causa di un virus che ha rovinato i nostri piani. Sia sotto la forma burocratica sia emotiva siccome abbiamo saltato diverse tappe che molto probabilmente le avremmo ricordato per il resto della nostra vita, come la famosa notte prima degli esami e tanto altro. Ci sono sia dei pro sia dei contro riguardanti questo esame… ma che riguardano anche questi ultimi mesi di scuola, siccome non abbiamo potuto recarci in aula per frequentare le lezioni e ciò ha fatto sì che in noi scattasse una forma di adattamento per la didattica a distanza che dal mio punto di vista non è stata delle migliori… però molto probabilmente questa forma di apprendimento diverso dal solito che potrebbe essere accostato allo studio da autodidatta potrà servirci all’università. I contro sono tanti, come l’assenza del rapporto docente-alunno che da secoli gioca un ruolo fondamentale nella carriera scolastica del singolo e non… oppure la nuova modalità d’esame che non ha precedenti, la quale potrebbe essere un’arma a doppio taglio, tant’è vero che c’è stata anche l’abolizione della prova scritta il quale poteva essere un ulteriore arma a favore per l’alunno per fare bella figura col commissario esterno.

Daniele Parisi. Quest’esperienza, contrariamente alle mie aspettative, mi ha appassionato molto e mi ha insegnato a conoscere e a valorizzare il mio territorio, ad apprezzare le bellezze paesaggistiche e i prodotti tipici genuini che esso è in grado di offrire e, soprattutto, a mettermi in gioco, a sfruttare le mie capacità e a lavorare in gruppo. Onestamente, un esame di maturità  in una situazione del genere, oltre ad essere rischioso per la salute di studenti e docenti, non tiene minimamente conto dell’enorme stress psicologico a cui noi alunni siamo stati e siamo sottoposti in questo momento. Infatti, nonostante possa sembrare “facilitato” rispetto agli altri anni, per l’eliminazione delle prove scritte e per l’assenza di commissari esterni, in realtà è anche più complicato, in quanto si limita ad accorpare le prime due prove e quella orale in un’unica discussione della durata di un’ora. Inoltre, in questo periodo non tutti gli studenti hanno avuto la possibilità di fruire adeguatamente delle lezioni a distanza e di ricevere la stessa preparazione. Infine, cosa ancora più importante, molti ragazzi hanno perso parenti, genitori, amici a causa del Covid-19 e dover sostenere quest’esame rappresenta per loro un ulteriore occasione di stress.

Claudio Capuano. All’inizio dell’anno scolastico 2017-2018, i professori ci proposero un progetto di alternanza scuola-lavoro del tutto inaspettato: una collaborazione con la Condotta Slow Food Campi Flegrei. Inizialmente la proposta non ci sembrò molto adatta a un liceo scientifico, ma decidemmo di accettarla ugualmente, nonostante i dubbi e le incertezze iniziali. Ci siamo così lanciati in questa nuova esperienza, che alla fine ci ha appassionato davvero molto, insegnandoci a comprendere l’importanza di conoscere e valorizzare il nostro territorio, che ha tanto da offrire in fatto di bellezze paesaggistiche e prodotti tipici genuini, imparando anche quanto possa essere importante un’impostazione scientifica per la gestione di queste attività. Nessuno di noi si aspettava di passare l’ultimo anno scolastico, la quinta, in questo modo. Purtroppo è una realtà che man mano abbiamo dovuto accettare con le varie conseguenze. Cosa ci è mancato di più dell’ambiente scolastico? Sicuramente il rapporto con compagni e professori, lo stare insieme, sostanzialmente l’ambiente scolastico in generale. La maturità ai tempi del Covid-19, almeno dal mio punto di vista, sarebbe dispiaciuto farla in maniera virtuale. Individuare una serie di pro e contro non è molto semplice e magari il punto di vista varia da studente a studente. Magari studenti più capaci ad articolare in maniera orale che svolgendo un compito scritto possono vedere come un pro l’abolizione delle prove scritte, ma potrebbe essere anche l’inverso (in questo caso non sarà un pro ma un contro).

Sara Tescione. Attraversando il territorio con Slow Food Campi Flegrei ho imparato a valorizzare ed apprezzare il territorio in cui vivo. Ho conosciuto la storia culinaria e mitologica del posto in cui vivo. Slow Food mi ha fatto aprire gli occhi e mi ha fatto conoscere una realtà molto vicina a me della quale sapevo pochissimo. E’ stata un’esperienza formativa della quale conserverò il ricordo e, anzi, cercherò fare parte di questa realtà. Personalmente sono contro la maturità ai tempi del Covid 19, in quanto è stata una situazione difficile per tutti. Molti ragazzi e insegnanti hanno perso i propri cari e tutti ci siamo dovuti adattare ad una situazione surreale, la quale ci ha scombussolati. Quindi credo che non tutti siano in grado di sostenere un esame così importante.

Angela Cordova. Nel 2017 ha inizio per me e la mia classe un’avventura di cui difficilmente potremmo dimenticarci. Come P.C.T.O ci è stato proposto la collaborazione con Slow Food Campi Flegrei. Inizialmente ero scettica e dubbiosa riguardo al modo in cui questo progetto avrebbe potuto aderire con l’indirizzo del liceo, ma devo ammettere che mi sono subito ricreduta. È stata un’esperienza davvero bella, che ripeterei sicuramente; ho sempre saputo che la Campania vantasse il primato di alcuni prodotti alimentari, ma mai mi sono informata direttamente sul perché o su quali prodotti in particolare. Ricordo ancora il giorno in cui Gemma, la nostra tutor, venne a scuola per presentarci il progetto: portò con sé dei prodotti della nostra terra che ci fece osservare e tastare, spiegando a grandi linee la filosofia Slow Food, che poi avremmo approfondito nel corso dell’esperienza. Abbiamo avuto la possibilità di visitare le aziende aderenti al Paniere Flegreo, i cui dipendenti, con molta pazienza, ci hanno illustrato le loro modalità di produzione, spiegandoci come le caratteristiche del nostro territorio, ad esempio la composizione chimica del terreno, siano fondamentali per la qualità del prodotto; oltre al punto di vista tecnico, hanno approfondito anche il lato storico, suscitando la nostra curiosità con aneddoti ed episodi, rendendosi disponibili e rispondendo alle nostre numerose domande, che abbiamo raccolto in dei video per formare vere e proprie interviste. Ho imparato a conoscere il territorio e ad apprezzare gli alimenti tipici, scoprendo nuovi sapori: ricordo che dopo Leguminosa, manifestazione organizzata da Slow Food Campania, iniziai ad essere una grande estimatrice di lupini! Al fine di creare un progetto completo, la nostra classe si è cimentata nella creazione, per ogni azienda, di cronache, interviste e schede riguardanti il processo di lavorazione dei singoli prodotti. Ma l’aspetto più bello di questo progetto è il rapporto di familiarità che si è creato non solo con Gemma, ma anche coi proprietari delle singole aziende, che abbiamo avuto l’occasione di incontrare nuovamente nel settembre del 2018 durante Terra Madre Salone del Gusto, dove insieme abbiamo presentato il progetto e invitato gli spettatori ad assaggiare alcuni dei nostri prodotti tipici. Quest’anno dovrò affrontare la fine del mio percorso liceale in una situazione un po’ particolare. A fine febbraio tutta Italia è stata dichiarata zona rossa per l’epidemia da Covid-19, con una quarantena molto restrittiva. A causa della chiusura delle scuole, alunni e insegnanti si sono cimentati nella famigerata DAD, ovvero didattica a distanza. Nel primo mese ci sono state molte difficoltà, legate soprattutto alla mancanza di tempestività con cui la scuola ha reagito a quest’emergenza; successivamente noi alunni abbiamo avuto la possibilità di organizzare delle lezioni strutturate sul modello tradizionale, grazie al supporto dei siti finalmente funzionali (non sempre). Nonostante ciò ci sono stati altri molti disagi: il malfunzionamento dei siti, la scarsa connessione internet, l’assenza, in alcuni casi, di mezzi tecnologici con cui poter seguire la lezione. Ovviamente è stata una situazione improvvisa e nuova per tutti, e alunni e docenti si sono messi d’accordo per sopperire ad ogni tipo di disagio, anche se non sempre con successo. Sulla maturità 2020 sono stati proposti molteplici scenari, che venivano scartati o modificati durante l’evoluzione della pandemia. Senza dubbio ciò di cui ho sentito maggiormente la mancanza è stato un contatto diretto coi miei compagni e professori, limitando la possibilità di eventuali confronti. L’apprendimento non è sicuramente ottimale, e a ciò si aggiunge una condizione di profondo stress psicologico. Per la maturità è stata prevista la scelta di membri interni, e penso che sia una condizione resa necessaria dalle difficoltà nate in questo periodo, di modo che ogni professore sappia perfettamente il percorso che ha seguito con la classe. Agli scritti sono stati sostituiti una discussione orale di un testo di letteratura italiana e un elaborato di materia d’indirizzo, nel mio caso matematica e fisica, che devo ammettere è la parte d’esame che più mi entusiasma. Nonostante le mille difficoltà, alunni e professori si sono rimboccati le maniche e con ciò che avevano a disposizione si sono impegnati a far concludere l’anno nel migliore dei modi.

Giuseppe Cacciuottolo. Il percorso d’alternanza scuola-lavoro è stato condotto con l’associazione internazionale no profit Slow Food, impegnata a ridare valore al cibo tradizionale e territoriale, nel rispetto di chi produce e in armonia con l’ambiente. Inizialmente ero molto titubante riguardo questo progetto, il progresso scientifico e tecnologico ci hanno portato ad allontanarci dalla campagna, considerata negli ultimi anni orami satura. Vedere con i miei occhi l’amore e, soprattutto, l’energia che caratterizza tutte le figure che ho incontrato, in particolar modo, la tutor, Gemma Russo, ha fatto crescere in me un forte senso di entusiasmo. Infatti, ho imparato ad apprezzare l’autenticità dei produttori locali conosciuti, sono riuscito a vedere la genuinità del loro rapporto con la campagna, sostanzialmente, Gemma, ci ha catapultati in un mondo sconosciuto che non è troppo arcaico come credevo. Il progetto mi ha insegnato che la felicità si trova nelle piccole cose e in tutto ciò che concerne la natura, mi ha aiutato a ricordarmi che non siamo macchine senza emozioni, ma parti di un sistema più grande: la Terra, e, soprattutto, mi ha ricordato l’importanza del labor, in un mondo in cui siamo abituati a dare tutto per scontato. Nonostante la nuova prospettiva acquisita, devo ammettere che il progetto è rimasto inconcluso ed è una cosa che mi reca molto dispiacere. Il covid-19 ha distrutto la fine del mio percorso di studi, ha tolto la gioia di vivere gli ultimi momenti con i miei compagni, l’ansia per le diverse verifiche. Ci siamo ritrovati chiusi nelle nostre case, immotivati ed è stata molto dura concentrarsi per studiare; è stato un modo per ricordarci che siamo umani, non macchine volte ad apprendimento necessario, inoltre, ci ha fatto capire quanto l’aspetto psicologico confluisca nella vita, infatti, la maggior parte di noi non è riuscita neanche a leggere un romanzo semplice! Per quel che riguarda le lezioni, il senso della scuola, basato sul confronto tra ragazzi ed alunni e professore, si è perso, le lezioni online sono servite semplicemente per completare il programma e, per quel che si è potuto fare, concludere un percorso di studi quinquennale. Da maturando, mi aspetto molta comprensione da parte dei miei docenti, spero che siano al corrente delle nostre incertezze e fragilità sviluppate in questo periodo.

Alessia Parisi. Tutto ebbe inizio nel 2017 e a distanza di 3 anni siamo giunti al termine di questa esperienza che, inaspettatamente, si è rivelata unica. Ricordo ancora quando, scettica come mio solito, pensavo: “Sarà mai la scelta giusta, per un liceo scientifico, un progetto di alternanza scuola-lavoro incentrato sul nostro territorio? Che idea stupida, in fin dei conti è la nostra terra, come potremmo non conoscerla?!”. E invece, in un attimo, tutte le mie certezze crollarono: mi sono sentita una vera e propria estranea, alla scoperta di un mondo nuovo che, in fin dei conti, non conoscevo affatto. Visita dopo visita, ho compreso l’importanza di conoscere il territorio di cui sono parte, di prendermene cura e soprattutto di valorizzare le bellezze paesaggistiche e culinarie che la contraddistinguono. In un momento delicato come questo, la promozione della bellezza, della genuinità e della bontà dei nostri prodotti dovrebbe essere chiave essenziale per la ripartenza economica e culturale. È difficile far trasparire le mie sensazioni ripensando a tutti gli attimi passati assieme alla classe e soprattutto alla nostra tutor Gemma, che ci guidati tenendoci la mano, senza lasciarla mai, in questo cammino che, bruscamente, si è interrotto. Certe emozioni non si dimenticano facilmente e tu, Gemma, ne sei stata il motore principale. Ci hai saputo trasmettere la tua passione per questa associazione, l’amore che nutri per il nostro territorio e soprattutto la determinazione nello sviluppare al meglio un progetto del tutto nuovo. Ci hai insegnato come relazionarci al cibo e come recuperare il rapporto dell’uomo con la natura, aspetti spesso trascurati! Semplicemente grazie, in particolare a te e al professor Erto, per aver reso questo cammino un percorso di cresciuta non solo scolastica, ma personale. Delle volte non è necessario essere una docente per imprimere nella memoria dei propri alunni insegnamenti e valori e… cara Gemma, tu ne sei la prova❣ Sarà strano leggere quanto seguirà, ma… credo quasi di dover ringraziare il Covid-19. I miei ultimi due anni scolastici non sono stati dei migliori, ho dovuto affrontare situazioni personali delicate che mi hanno spezzata e che mi hanno portata a non dare il massimo per la scuola. Ho vissuto attimi di panico, in cui l’unica frase che ripetevo era: “Non vedo l’ora che quest’anno scolastico finisca, per mettere un punto e iniziare un nuovo capitolo della mia vita.” Poi, inaspettatamente, il lockdown. Da una ragazzina di 19 anni sembrerà assurdo sentire queste parole, ma… non ho per nulla sofferto l’isolamento. Grazie a questo momento, ho ritrovato quella serenità che tanto mi mancava, mi sono sentita in pace con me stessa e ho ricominciato a dare il massimo per la scuola forse perché, amando la tecnologia (tanto da spingermi a proseguire gli studi universitari in tale ambito), mi sono sentita spronata, a mio agio e soprattutto felice, felice della mia scelta futura. Ebbene sì, ai tempi del Covid-19, tutto questo mi ha aiutata, nel profondo. Nonostante ciò, amo i miei compagni e non poter condividere gli ultimi attimi assieme non era quello che desideravo. Avrei voluto trascorrere insieme l’ultimo viaggio, l’ultima interrogazione, l’ultima ansia pre-compito, l’ultima campanella. Ma succede tutto per una ragione e, chissà… vedremo il tanto atteso 17 giugno cosa accadrà!

Federica Gargiulo. Era l’anno 2017-2018 quando per noi studenti della classe V B scientifico iniziava una nuova tappa del nostro percorso scolastico. Si sentiva aria nuova e di cambiamenti non solo perché stavamo affrontando la fine di una bellissima estate e le inaspettate conoscenze con i nuovi professori, ma anche perché ad attenderci c’era la tanto temutissima alternanza che tramite l’esperienza pratica sul campo ci avrebbe aiutato a consolidare le nostre conoscenze acquisite a scuola. Non ci saremmo mai aspettati, però, che avremmo vissuto direttamente sul campo questa nuova avventura. L’idea a noi proposta era la scoperta del territorio flegreo attraverso i suoi innumerevoli odori e colori grazie all’associazione Slow Food Campi Flegrei che ha il compito di ridare il giusto valore del cibo promuovendo la diversità delle ricette e dei sapori dei prodotti tipici della nostra meravigliosa terra. Un progetto a dir poco appassionante che ci ha coinvolti fin da subito facendoci immergere nella realtà dei Campi Flegrei in modo da poter scoprire i suoi segreti più nascosti. L’avventura vissuta con la nostra guida Gemma Russo ci ha insegnato ad apprezzare la bellezza che ogni giorno ci circonda senza dare per scontato che dietro ad uno squisito piatto di pasta ogni ingrediente possiede una sua particolare lavorazione e un suo particolare sapore. La maturità per ogni studente è da sempre vissuta come la conclusione di una fase di formazione fondamentale della nostra vita e l’inizio di un nuovo viaggio nel mondo del lavoro o in quello dell’università. Il corona virus ha però deciso di cambiare lo schema di gioco a cui tutti ormai facevano riferimento da sempre privandoci del momento più bello del nostro quinto anno di liceo iniziando dall’ultimo viaggio di istruzione fino alla tanto temutissima maturità. La maturità 2019-2020 sembra tanto un incubo che si è poi tramutato in una barzelletta per i giovani studenti italiani che hanno avuto più difficoltà del solito nel seguire le lezioni online. Si parla tanto di maturità facilitata quando in realtà la verità è un’altra. È una verità che si tenta di nascondere per non mostrare quanto fallace e pieno di problemi sia il nostro governo italiano. Sarebbe opportuno attribuire alla maturità questo tipo di aggettivo solo se tutti avessero potuto seguire nel modo corretto così da poter valutare gli effettivi sforzi dell’alunno mettendo in luce le sue qualità di apprendimento. Le connessioni ad internet sono più volte saltate, i programmi utilizzati per le lezioni molto spesso davano problemi a causa di un utilizzo eccessivo da parte dei ragazzi, alcuni dei quali, la maggior parte delle volte non possedevano neanche gli strumenti necessari per connettersi. L’esame di maturità sarà, purtroppo per quest’anno, una formalità di cui poteva farsi a meno non solo per le varie problematiche legate alla connessione, ma anche perché molti non saranno nelle condizioni psicologiche di affrontare un esame a causa della perdita di un caro sottratto alla vita dal corona virus.

Giusi Barretta. Cosa mi ha lasciato quest’alternanza scuola-lavoro? Sicuramente un grande senso di incompletezza ma allo stesso tempo di soddisfazione. Soddisfazione perché abbiamo creato un progetto di cui si può andare solo fieri; incompletezza perché non ci è stata data la possibilità di portarlo a termine come avremmo voluto. Questo progetto ci ha permesso di conoscere luoghi, culture, realtà e persone che forse individualmente non avremmo mai avuto la voglia e la possibilità di conoscere. Per quanto riguarda la maturità invece ai miei occhi, come a quelli di molti miei coetanei, appare un’assurdità. È inconcepibile pensare che, in una situazione di emergenza, ci si impuniti così tanto nel voler fare una cosa che si potrebbe facilmente evitare adottando altre soluzioni. Non si è tenuto minimamente conto della situazione economica, salutare ma soprattutto psicologica degli studenti, che non sono stati minimamente ascoltati. Addirittura dobbiamo sentirci dire che siamo stati agevolati, come se un compito scritto tolto avesse migliorato la situazione. Però guardiamo il lato positivo: abbiamo vissuto, viviamo e vivremo una realtà che nessuno fino ad ora ha mai vissuto. Quando saremo grandi potremmo raccontare ai nostri figli di come, presi alla sprovvista, siamo stati costretti a rimboccarci le maniche e a superarla a testa alta questa maturità!

Ferdinando Liccardi. Quando i professori ci proposero il progetto di alternanza in collaborazione con Slow Food Campi Flegrei, per quanto entusiasti del nuovo percorso da intraprendere, io e i miei compagni eravamo molti incerti su questa collaborazione, soprattutto perché non riuscivamo a cogliere l’attinenza di questa iniziativa associata ad un liceo scientifico. Fortunatamente però decidemmo di provarci e non furono in pochi ad essere sorpresi da quanto questo progetto, che era partito come una semplice alternanza, fosse riuscito a farci immedesimare tanto in una realtà che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi, ma che abbiamo sempre trattato superficialmente. Grazie alla collaborazione con Slow Food sono riuscito ad apprezzare l’importanza e la bellezza del mio territorio attraverso esperienze in cui difficilmente mi sarei ritrovato e ad oggi vedendo la chiocciola che fa da logo a questa grande iniziativa, che sia su un menù o su un volantino, sono molto fiero di poterne spiegare il significato a chi ancora non lo conosce. Sicuramente nessuno di noi si sarebbe mai aspettato di con concludere un percorso di studio così lungo in circostanze così drastiche. Purtroppo ci siamo ritrovati tutti catapultati in una nuova realtà senza preavviso e chi ne ha pagato di più le conseguenze forse siamo proprio noi maturandi. Personalmente per quanto sia difficile seguire una lezione online piuttosto che in presenza, non ritengo di essere uno di quei studenti che può permettersi di lamentarsi. Molti ragazzi non hanno gli strumenti adatti per seguire le lezioni in maniera consona, ci saranno sicuramente tanti altri a cui il virus ha portato via familiari e altri ancora che vorrebbero evitare un esame in presenza per paura di mettere in pericolo questi ultimi. Nonostante ciò devo dire che soprattutto nel primo periodo di diffusione del virus la scuola online è stata probabilmente l’unica cosa che mi ha ricordato un minimo di normalità: vedere i miei compagni e i miei professori anche solo in video per qualche ora al giorno ha assunto un altro valore, perfino i compiti mi aiutavano a distrarmi. Ad oggi sembra che tutto sia tornato quasi alla normalità, tutto tranne l’esame. Infatti la maturità 2020 verrà svolta in una modalità totalmente diversa: se non si cambia di nuovo procedura (cosa fatta più e più volte) dovrà svolgersi in modo tale da mettere lo studente in condizione di poter valorizzare le proprie potenzialità, se non fosse che il tutto si svolgerà entro un’ora. Cosa assurda se si pensa che a volte una sola ora non basta per interrogarci in un’unica materia, mentre ora siamo costretti ad usare questo poco tempo a nostra disposizione per esporne otto di materie; ma d’altronde dicono che sia tutto per agevolarci.

Roberto Riccio. Dopo tre anni di cammino attraverso la nostra terra, i Campi Flegrei, grazie all’associazione Slow Food, ho imparato a selezionare i cibi da preferire, rispetto ad altri da evitare, ho imparato a conoscere i prodotti tipici della nostra terra e a valorizzarli; ho imparato che per cuocere un fetta di carne, sono necessari il quantitativo doppio di acqua, rispetto alla cottura della stessa quantità di legumi. Passeggiare per le campagne con i miei compagni, i miei prof, con la geniale guida di Gemma Russo e con tutti i fantastici produttori, mi sono divertito e appassionato. L’esperienza più entusiasmante è stata: raccontare con la mia voce il fantastico percorso di “alternanza scuola-lavoro” in tv, a LineaVerde. L’insegnamento più importante è stato: ciò che non ti aspetti è più bello di ciò che ti aspetti, con questo voglio dire che essendo partiti con un grosso punto di domanda del collegamento slow food liceo scientifico, una volta appassionati al progetto il piacere è stato gigantesco. Pro e contro maturità2020? Penso che affrontare una maturità in queste condizioni non abbia molti pro. Parto con il dire che mi sanguina il cuore al solo pensiero che ho affrontato il mio ultimo giorno di scuola senza saperlo, avrei voluto ancora ridere e apprendere tra i banchi della scuola, la dad l’ho trovata poco produttiva per non dire controproducente. Penso che ragazzi di 18/19 anni abbiano bisogno del contatto per meglio apprendere, dietro lo schermo di un pc tutto si appiattisce e diventa noioso. Non mi sento pronto ad affrontare una maturità da semi autodidatta, perché oggettivamente, lezioni di 40 minuti avanti a uno schermo mi hanno insegnato ben poco, ma ho capito di quanto necessiti dei rapporti umani. Qualche mese fa, mi angosciavo al pensiero di affrontare un esame e trovarmi per 6 ore avanti a un foglio a scrivere, ma ora che scrivo digitando tastini, rimpiango quel foglio e quella penna. Non credo che l’esame del 2020 sia un esame facilitato, anzi lotrovo troppo complesso per il tipo di preparazione che ci ha apportato quest’ultimo anno. I pro? Posso rivedere per l’ultima volta tutti i miei docenti insieme.

Rita Castaldi. Il giorno in cui entrò il nostro docente di Italiano in classe e ci svelò il grande lavoro che tutta la VB Scientifico stava per affrontare è indimenticabile. Anni che ricorderemo per sempre, l’emotività e la forza di volontà che tutti noi abbiamo avuto nell’intraprendere questo viaggio fatto di scoperte, escursioni, studi sul nostro territorio grazie anche alla partecipazione di Slow Food Campi Flegrei e grazie soprattutto ai nostri docenti e a te, che sei la nostra guida, Gemma. Inizialmente ai miei occhi sembrava una scelta un po’ forzata per un liceo scientifico, ma quando poi inizi a creare un percorso così grande e fantastico fatto di tanti piccoli sforzi, ti rendi conto che la scelta di questo macro argomento sia stata utile per moltissimi fattori. In primis conoscere la tua terra, le sue peculiarità, luoghi mai scoperti anche se si trovano a pochi passi da casa oppure a molti chilometri dalla tua città, come la grande Torino, il famoso salone del gusto Nazionale ed Internazionale. Che dire, ringraziamenti speciali indirizzati a tutti, dai docenti alle pagine social, dall’associazione Slow Food al programma televisivo Linea Verde, ma soprattutto a te, Gemma, che hai mostrato grande serietà, maturità e sensibilità d’animo in questo lavoro che ci ha permesso di ampliare la nostra conoscenza a livello culturale e personale.

Fabiana Grande. Il progetto di alternanza in collaborazione con Slow Food Campi Flegrei è stato un progetto inaspettato, ma che mi ha ridato una sensazione che avevo perso: la meraviglia. Difatti, la meraviglia è qualcosa che mi mancava e che avevo perso durante la crescita, quella sensazione che caratterizza i bambini quando vedono qualcosa di “esplosivo”, affascinante, stupefacente. Sono riuscita a scoprire parti del territorio flegreo a me sconosciute ed ho finalmente capito tutta l’importanza che mia nonna attribuiva al legame con la terra e con il territorio e sono stata anche in grado di capire che molto spesso, siamo portati a trascurare le cose più semplici che a volte ci sembrano banali ma che in realtà rappresentano l’essenza principale di ognuno di noi. Soprattutto in tempi attuali, durante l’emergenza sanitaria da coronavirus, ho riscoperto l’importanza delle cose più piccole e ho dato importanza anche ad una semplice piantina che mi mostrava come il mondo, nonostante vi siano ostacoli e intoppi e ad un certo punto sembra immobile, vada avanti, crescendo, cambiando e maturando. Purtroppo sono giunta alla fine di questo percorso e non posso fare altro che ringraziare ogni singolo agricoltore che ho incontrato per avermi trasmesso, anche se in poco tempo, l’amore per le piccole cose e la speranza in un futuro migliore e rigoroso.

Rosa Micillo. Nel 2017, durante il nostro 3°anno di liceo ci venne comunicato che avremmo svolto il nostro percorso d’alternanza scuola-lavoro con l’associazione internazionale no profit Slow Food. Al solo nome del progetto l’intera classe era titubante, nessuno trovava alcun tipo di collegamento con il nostro titolo di studio, in quanto non abbiamo nessun tipo di contatto con la vita di campagna e con i generi alimentari. L’associazione Slow Food è un movimento culturale internazionale che opera senza scopo di lucro, e si pone come obiettivo la promozione del diritto a vivere il pasto innanzitutto come un piacere. L’associazione Slow Food si è impegnata per la difesa della biodiversità e dei diritti dei popoli alla sovranità alimentare, battendosi contro l’omologazione dei sapori, l’agricoltura massiva e le manipolazioni genetiche. La cosa che più mi ha sempre affascinato di questo progetto è stata la vicinanza al nostro territorio, che tutti noi eravamo convinti di conoscere. Io ho sempre vissuto in campagna e mio nonno ha sempre fatto in modo da traferirmi la sua cultura e soprattutto la sua passione. Ne sono sempre stata affascinata, ma l’ho sempre sottovalutata, non dandogli il giusto valore. Grazie all’associazione Slow Food e soprattutto grazie a Gemma, la nostra tutor, ho scoperto quanto valore invece ha.  Gemma ci ha trasmesso tutta la sua passione e dedizione che mette in questo progetto, è riuscita ad eliminare ogni nostro dubbio sull’utilità di questo percorso, ma soprattutto è riuscita a farci innamorare del nostro territorio che ci sembrava un luogo a dir poco sconosciuto. Una delle cose fondamentali che ho imparato da questo progetto è quanto sia importante la cura dei dettagli e delle piccole cose, in quanto sono queste che rendono il prodotto unico e soprattutto caratteristico. Questo insegnamento non vale solo per il cibo ma soprattutto vale nella vita, e non sarò mai abbastanza grata a Gemma per avermelo fatto capire. Con il suo enorme sorriso ci ha sempre trascinato in bellissime avventure che ci facevano rendere conto di quanto siamo piccoli rispetto alla natura e quanto noi possiamo imparare da essa. La cosa più triste di questo progetto è come si è concluso, bruscamente, all’ improvviso, non nego che è stato un grande dispiacere per me non concluderlo, in quanto mi ha regalato una grande voglia di conoscere realmente il mondo che mi circonda, che ripeto fino a qualche anno fa, neanche pensavo di accostarmi.


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