
di Emanuela Sorrentino
L’archeologia finisce sulle bottiglie di vino. E così il rosato Vetere dell’azienda agricola San Salvatore 1988 di Giungano si presenta con una bottiglia in edizione limitata in diversi formati. Impresse sul vetro nei colori azzurro e terracotta, le immagini ispirate alle lastre della Tomba del Tuffatore conservata nel vicino museo archeologico di Paestum. L’idea è dell’eclettico imprenditore Peppino Pagano che ha voluto esaltare la sua terra. Ma non c’è il classico ragazzo che si tuffa: ecco invece il musico, il danzatore, la coppa con cui si giocava a kottabos (il lancio del vino rimasto nel fondo della coppa per colpire un bersaglio, molto diffuso nell’antica Grecia). E ancora il melograno (il granato) coltivato fin dall’antichità a Capaccio-Paestum, dove accanto alle statuine rinvenute della dea Hera con questo frutto sorge anche la chiesa dedicata proprio alla Madonna del Granato. Non mancano la colonna dei templi archeologici e tante altre eleganti immagini. E c’è il bufalo, simbolo dell’azienda vinicola, tra le scritte mare, museo, Italy, kottabos e naturalmente Paestum.
L’archeologia finisce sulle bottiglie di vino. E così il rosato Vetere dell’azienda agricola San Salvatore 1988 di Giungano si presenta con una bottiglia in edizione limitata in diversi formati. Impresse sul vetro nei colori azzurro e terracotta, le immagini ispirate alle lastre della Tomba del Tuffatore conservata nel vicino museo archeologico di Paestum. L’idea è dell’eclettico imprenditore Peppino Pagano che ha voluto esaltare la sua terra. Ma non c’è il classico ragazzo che si tuffa: ecco invece il musico, il danzatore, la coppa con cui si giocava a kottabos (il lancio del vino rimasto nel fondo della coppa per colpire un bersaglio, molto diffuso nell’antica Grecia). E ancora il melograno (il granato) coltivato fin dall’antichità a Capaccio-Paestum, dove accanto alle statuine rinvenute della dea Hera con questo frutto sorge anche la chiesa dedicata proprio alla Madonna del Granato. Non mancano la colonna dei templi archeologici e tante altre eleganti immagini. E c’è il bufalo, simbolo dell’azienda vinicola, tra le scritte mare, museo, Italy, kottabos e naturalmente Paestum.
Dai un'occhiata anche a:
- Orvieto, il bianco che corre verso il futuro: tradizione, muffa nobile e la nuova frontiera low alcohol
- Maredizione di Giovanni Mele a Cardito: la verità del gusto tra mare e memoria
- Le grandi cene di Passpartu presenta “Lumarea” il sottobosco al mare di Giuseppe Intermite
- Amuri di Fimmina e Amuri di Matri, Al-Cantàra Etna DOC Rosato 2024
- Fedespina, il primo Pinot Nero non si scorda mai
- Loredana Passariello è la prima donna a vincere il Campionato di Las Vegas
- La Puglia nel piatto e nel bicchiere all’Enoteca Marcucci di Pietrasanta
- Anteprima di Toscana: Montepulciano