
di Tonia Credendino
San Martino sulla Marrucina custodisce uno dei capitoli decisivi del vino abruzzese contemporaneo. Tra la Maiella e l’Adriatico, in un paesaggio di colline, argille ed escursioni termiche, il Montepulciano ha superato la sua antica fama di uva generosa per diventare materia da grandi vini. Il Marina Cvetić Montepulciano d’Abruzzo DOC Riserva San Martino Rosso 2022, premiato Rosso dell’Anno dalla guida Vini d’Italia 2027 del Gambero Rosso, appartiene pienamente a questa trasformazione.
Il riconoscimento arriva nella quarantesima edizione della guida e riporta l’attenzione su un’etichetta nata quasi trent’anni fa. Dentro il suo percorso convivono un vitigno autoctono, l’intuizione rivoluzionaria di Gianni Masciarelli, il respiro internazionale impresso da Marina Cvetić e la capacità di una famiglia di custodire un’eredità continuando a farla evolvere.
Avevo incontrato il San Martino Rosso durante il mio viaggio in Abruzzo, prima che il nuovo riconoscimento lo riportasse al centro della cronaca enologica. Nel calice mostrava la struttura del Montepulciano senza cedere alla pesantezza, con una materia profonda sostenuta da freschezza, precisione e movimento. Oggi quella bottiglia torna come espressione di un primato costruito attraverso il tempo.
La presenza del Montepulciano in Abruzzo è documentata almeno dal 1792, anno in cui Michele Torcia lo cita nel Saggio Itinerario Nazionale pel Paese dei Peligni. Inizialmente radicato nella Valle Peligna, il vitigno si diffuse verso la fascia collinare e costiera alla fine dell’Ottocento, diventando nel secondo dopoguerra la varietà a bacca nera più coltivata nella regione. La denominazione Montepulciano d’Abruzzo DOC venne riconosciuta nel 1968, consacrando il legame secolare tra l’uva e il territorio.
È un vitigno capace di colore, concentrazione, tannino e longevità. Per molto tempo, però, proprio questa abbondanza ne ha condizionato la reputazione. Il Montepulciano veniva associato alla quantità, al vino da taglio o a interpretazioni dominate dalla potenza. Occorreva un pensiero capace di governarne l’energia, trasformando la materia in profondità, il tannino in trama e la generosità in eleganza.
Gianni Masciarelli cominciò da qui. Nel 1981 avviò la produzione partendo da pochi ettari a San Martino sulla Marrucina e da un’idea allora controcorrente, dare ai vitigni abruzzesi una dimensione internazionale senza recidere il legame con la terra. Le esperienze maturate in Francia lo spinsero a introdurre il Guyot, aumentare la densità degli impianti, ridurre le rese, selezionare con maggiore rigore le uve e utilizzare il rovere francese per l’affinamento del Montepulciano e del Trebbiano.
Quelle scelte modificarono il linguaggio produttivo di un’intera regione. Gianni comprese che il Montepulciano possedeva già tutto ciò che serviva per diventare un grande vino. Bisognava interpretarlo con disciplina, accompagnarlo nel tempo e liberarlo da una concezione puramente quantitativa. Nel 2000 il Villa Gemma 1995 venne proclamato Miglior Vino d’Italia, prima affermazione assoluta per un Montepulciano fino ad allora considerato difficile da governare e comprendere ai massimi livelli.
Il San Martino Rosso nasce nel 1997 dentro questa svolta. È prodotto esclusivamente con uve Montepulciano provenienti dai vigneti Colle di Paolo, Fonte Filippo, Schiavone e Colle Rosina, situati a circa quattrocento metri di altitudine. Le vigne, allevate a Guyot con una densità compresa tra seimila e novemila piante per ettaro, crescono su terreni di medio impasto tendenti all’argilloso. La resa contenuta, intorno agli ottanta quintali per ettaro, concentra il carattere del vitigno e la complessità delle singole parcelle.
I diversi vigneti vengono vinificati separatamente attraverso fermentazioni e macerazioni dedicate. Il vino matura in barrique per circa dodici mesi; seguono l’assemblaggio e l’affinamento in bottiglia. È un lavoro di costruzione e attesa che preserva la personalità del Montepulciano, definendone progressivamente equilibrio e precisione.
L’annata 2022 nasce da una stagione calda e siccitosa, segnata da temperature superiori alle medie e da un anticipo del ciclo vegetativo. Il vitigno ha dimostrato ancora una volta la propria capacità di adattamento, restituendo uve sane e una materia ricca che in cantina ha richiesto misura e sensibilità. Nel bicchiere il San Martino Rosso presenta un colore rubino profondo e una trama aromatica attraversata da mora, frutto scuro, grafite, pepe e liquirizia. Il tannino è fitto ma raffinato, la freschezza sostiene la struttura e accompagna un sorso progressivo, saporito e persistente.
La portata di questa bottiglia si comprende fino in fondo guardando al posto che occupa nella linea Marina Cvetić. Nata nel 1991 dal legame personale e professionale tra Gianni e Marina, la linea riunisce oggi sei etichette e mette in dialogo le riserve di Montepulciano e Trebbiano d’Abruzzo con le interpretazioni in purezza di Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah. È il volto più internazionale di Masciarelli, concepito per raccontare le differenti vocazioni dell’Abruzzo attraverso vitigni autoctoni e internazionali.
In questo progetto il San Martino Rosso è il rosso identitario e il best seller, distribuito in cinquantacinque Paesi. Il Villa Gemma rimane l’ammiraglia aziendale e l’espressione più austera della ricerca stilistica di Gianni; il San Martino Rosso è diventato il ponte tra quella rivoluzione e il mondo, portando sulle tavole internazionali una lettura ambiziosa e contemporanea del Montepulciano d’Abruzzo.
Il suo nome racconta anche il ruolo di una donna che apparteneva al progetto molto prima di assumerne ufficialmente la guida. Direttrice commerciale già dal 1989, Marina Cvetić contribuì in modo determinante allo sviluppo dei mercati esteri, all’internazionalizzazione dell’azienda e alla costruzione di una struttura manageriale capace di sostenere le intuizioni produttive di Gianni. Dopo la morte prematura del marito nel 2008, Marina raccolse le redini dell’impresa insieme alla figlia Miriam Lee Masciarelli. Il suo compito superava la conservazione di ciò che era stato costruito. Doveva impedire che quella vicenda diventasse un monumento immobile, trasformando l’eredità ricevuta in una spinta ancora capace di generare futuro.
Marina ha continuato a investire nei vigneti, nei mercati, nell’ospitalità e nel racconto di un Abruzzo lontano dagli stereotipi. Ha tenuto insieme memoria familiare, appartenenza territoriale e ambizione internazionale. Il San Martino Rosso incarna questa continuità perché nasce dal pensiero enologico di Gianni, porta il nome di Marina e attraversa il presente con una voce pienamente riconoscibile.
Il titolo di Rosso dell’Anno 2027 fotografa dunque un primato maturato attraverso vendemmie, scelte e passaggi generazionali. Riconosce un vino che ha contribuito a liberare il Montepulciano dall’immagine di rosso pesante e prevedibile, mostrandone la capacità di raggiungere finezza, freschezza e profondità senza rinunciare alla propria natura.
Dentro questa bottiglia convivono un grande vitigno autoctono, l’ostinazione di Gianni, la determinazione di Marina e una terra che ha imparato a raccontarsi al mondo senza abbassare la voce. Il premio arriva oggi, il primato del San Martino Rosso viene da lontano.
Masciarelli Tenute Agricole
Via Gamberale 2
66010 San Martino sulla Marrucina, Chieti
www.masciarelli.it
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