Mytilus Fest 2026, Press Tour del Festival della Cozza di Bacoli. La Cozza Campana Igp e la storia dei “contadini” del Mare

Pubblicato in: Curiosità

di Giulia Cannada Bartoli
Tra Capo Miseno, Baia e il Lago Fusaro, si alleva da secoli una risorsa preziosa, il Mytilus galloprovincialis o cozza mediterranea. Siamo nella caldera del vulcano flegreo che tanto influenza le caratteristiche del mare. Le acque flegree sono mosse da correnti costanti e arricchite da sali minerali provenienti dal fondale vulcanico. Quest’equilibrio di fattori crea l’ambiente ideale per la crescita di una cozza piena, carnosa e spiccatamente sapida. L’allevamento è naturale: niente mangimi, niente antibiotici, solo il ciclo del mare. L’intervento umano è minimo: rincalzo delle reste, raccolta e depurazione. Tutto il resto è affidato al tempo e alle correnti. A causa del riscaldamento climatico anche la temperatura del mare è aumentata. Se la stessa supera i 30° o, si mantiene costantemente elevata, i mitili soffocano per lo stress termico e per la diminuzione di ossigeno disciolto.
Press Tour I – Mytilus Fest e Baia Sommersa

In questi luoghi magici, Baia e Bacoli, è nato nel 2024 Mytilus Fest, un meraviglioso viaggio tra mare, storia, cultura e tradizioni popolari e gastronomiche che è andato ben oltre l’idea della vecchia sagra di paese. L’edizione 2026 si terrà il 3, 4 e 5 luglio con un programma ricchissimo di escursioni, stand enogastronomici, concerti e laboratori con un’area dedicata ai bambini (https://www.mytilusfest.it/).

L’iniziativa, ideata dall’Associazione Culturale MSP, si svolge con il patrocinio e sostegno di Regione Campania, Comune di Bacoli, Città Metropolitana di Napoli, Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei, Proloco Bacoli, e si avvale della collaborazione di Mitilflegrea e Mytilus Campaniae Organizzazione Produttori, Gal Parthenope, Feampa Regione Campania e Consorzio Tutela Vini Campi Flegrei. L’ingresso è gratuito e, eccezionalmente la linea Cumana che ferma a Baia, farà servizio fino alle ore 24.00.

Lo scorso 24 giugno si è svolto il press tour di presentazione dell’evento. Un’interessante programma (a dispetto del caldo torrido) tra archeologia sommersa e mitilicoltura. Il tour si è aperto con l’escursione alla scoperta del meraviglioso Parco Archeologico di Baia Sommersa, a bordo di Iris (dea dell’arcobaleno e messaggera degli Dei), battello dalla chiglia trasparente, da cui è possibile ammirare gli straordinari mosaici di epoca romana rimasti incredibilmente intatti. Nei fondali dell’area flegrea e, in particolare, del Parco Sommerso di Baia, è evidente l’intima relazione tra vita marina e archeologia. In queste acque sono ancora ben visibili le costruzioni di epoca romana, oggi sommerse a causa del bradisismo.

Si spazia dagli antichi piloni del Portus Iulius, alle splendide mura della Villa dei Pisoni, i resti del Palazzo dell’Imperatore Claudio, le peschiere, il tutto circondato da nuvole di pesci: pinterrè (pesce donzella), occhiate, saraghi, triglie, guarracini, orate, etc.

Anche le evidenze archeologiche emerse, come Punta Castello e il Castello Aragonese, al cui posto prima si trovava una grande Villa Romana, forse la “villa di Cesare”. Tacito afferma che la villa di Cesare si trovava su di un’altura dominante il golfo di Baia. I resti della villa furono distrutti e talora inglobati nell’attuale fortezza aragonese (Alfonso II d’Aragona, 1495).

La storia delle cozze di Bacoli
Veniamo alla protagonista di Mytilus Fest, la cozza di Bacoli. Le origini della mitilicoltura nei Campi Flegrei risalgono all’VIII Secolo a.C. È poi con la Magna Grecia, che la cozza diventa un simbolo riconosciuto.

La storia comincia da una moneta coniata nel V secolo a.C. dai coloni greci fondatori di Cuma, (da Kyme – onda) che mostra sul dritto una testa femminile, mentre, sul retro compaiono un mitile e un chicco di grano (o frutto del mitile, secondo le diverse ipotesi). La popolazione indigena, probabilmente Oschi, insieme con i coloni di Kyme, diede vita alla civiltà cumana, preesistente anche a quella di Partenope. La potenza di questa civiltà è testimoniata appunto, dalla monetazione. Monete anche in oro: due reperti archeologici, che si trovano attualmente, una al Louvre di Parigi, l’altra al British Museum di Londra.
Tra la fine del II e l’inizio del I sec. a. C. Sergius Orata fu il primo installatore nel territorio di Baia, di impianti di ostricoltura e mitilicoltura. Era una persona dallo spirito imprenditoriale, apprezzava il particolare gusto dei mitili del lago Lucrino, dove faceva trasportare anche molluschi della zona di Brindisi ed era anche allevatore di orate che a detta di Marziale erano particolarmente ricercate, poiché si nutrivano delle ostriche del lago e avevano un particolare sapore. La distribuzione delle peschiere era concentrata sul litorale medio-tirrenico: numerose erano le strutture di allevamento campane come gli

impianti rinvenuti nella villa di Servilius Vatia sul Lago Fusaro e quelli nelle ville di L. Licinius Murena, Lucullus e di Vedus Pollio nel Golfo di Napoli. Con i pesci divennero famosi anche gli allevamenti di ostriche e cozze, provenienti da altre zone, divenute leggendarie, per la loro prelibatezza, in tutto l’Impero. L’importanza nella Roma Imperiale è testimoniata anche dal cuoco e scrittore del I d.C. Marco Gavio Apicio che nel De re coquinaria (IX, 1) indicava una ricetta a base di cozze abbinata anche al garum, altro importante ingrediente flegreo e romano.
Il legame tra il mollusco e questa terra continua nei secoli. In epoca romana, la cozza compare in vari testi di cucina e letteratura e, molti secoli dopo, Dante nel XXXII v. 51 dell’Inferno: “cozzaro insieme, tanta ira li vinse”.
Con Carlo di Borbone i bilanci delle esportazioni del Regno, registrarono che Napoli esportava circa 600.000 ostriche del Fusaro l’anno, intorno alla metà del ‘700. I mitili si consumavano esclusivamente sulle tavole dei regnanti di tutta Europa.

Di seguito Ferdinando IV ne fa un piatto ufficiale di corte: la zuppa di cozze che diventerà tradizione del Giovedì Santo, fino ai giorni nostri. Inoltre, nel lago Fusaro nel 1764, dopo secoli di abbandono, il Re Ferdinando affidò al celebre architetto Carlo Vanvitelli l’insieme dei lavori di valorizzazione del lago, con la costruzione di fabbricati per la pesca e di una Casina Reale, introducendo nuovamente nel Fusaro prima, un vivaio di mitili e poi, quello delle ostriche. Il sovrano volle impiantare la coltivazione di ostriche poiché, oltre ad essere spagnolo, era anche di casato francese, aveva quindi un forte desiderio di ostriche: fece bonificare il lago banchina e chiamò dei tecnici francesi (naturalisti e biologi marini) per impiantare l’allevamento. I loro studi sono conservati nella Biblioteca Nazionale di Napoli. Dopo diversi mesi, gli scienziati dovettero tornare di corsa, perché le ostriche avevano raggiunto la taglia commerciale. I tecnici francesi si accorsero che la qualità di queste ostriche era uguale a quella che si produceva in Francia. Nel lago Fusaro c’era, e c’è, una combinazione perfetta: la natura vulcanica del lago, il tipo di acqua salmastra e, soprattutto, una vena di acqua dolce termale.
Negli anni successivi il commercio delle cozze divenne così redditizio, tanto da spostarne la coltivazione dai laghi, al mare e, soprattutto, a importare la tecnica di coltivazione da Taranto. Nel periodo successivo alla Seconda Guerra mondiale i vivai furono spostati sempre più verso il largo, fino a raggiungere una profondità di 16-17 metri, grazie anche all’introduzione di corde di acciaio, in luogo di quelle di libano e di reti cilindriche di nylon, notevolmente più resistenti all’erosione del mare e, ultimamente, al fenomeno dei pesci predatori.
La mitilicoltura campana divenne così una vera e propria attività produttiva, che assunse sempre più i caratteri di un tipo di lavorazione agricolo, dovuto al ciclo di crescita dei mitili stessi. Questo periodo di sviluppo si arresta nel 1973, con la diffusione del colera a Napoli, che provocò una violenta campagna di stampa contro le cozze. Dopo la metà degli anni ‘90 la mitilicoltura campana riparte, da Napoli e Pozzuoli, con insediamenti sul litorale domizio e sulla costa salernitana, raggiungendo livelli di qualità apprezzati in tutt’Italia e all’estero.
Nel settembre 2025 la Mitilicoltura di Bacoli è stata riconosciuta Patrimonio Culturale della Regione Campania. A giugno 2025, il Comune di Bacoli ha dato il via a un piano di risistemazione dei tradizionali e storici chioschi delle cozze bacolesi, definendo numero prestabilito, design e un complesso di regole comune a tutti.
Dallo scorso anno, la mitilicoltura è competenza dell’Assessorato Regionale Pesca e Acquacultura, mentre, in precedenza, il settore rientrava tra le competenze dell’Assessorato all’Agricoltura.
Nel 2023 inoltre, è nata nei Campi Flegrei AIOST (Associazione Ostricari Italiani) la prima associazione in Italia con l’obiettivo di infondere la filosofia ed il racconto di uno dei prodotti più affascinanti e austeri della gastronomia mondiale, dopo quasi 2000 anni dalla scomparsa di Sergio Orata, primo fra tutti ad inventare i vivai di ostriche ed il primo ad attribuire un ottimo sapore alle ostriche del lago Lucrino.

La produzione oggi è raggruppata sotto i Consorzi OP Mytilus Campaniae, presieduto da Fabio Postiglione e Produzione Molluschi Regione Campania O.P. presieduto da Raffaele Schiavone, che raccolgono, rispettivamente, sette e cinque aziende, con oltre quattro generazioni di mitilicoltori.
Il marchio Cozza Campana Igp, per il quale “l’Associazione per la Valorizzazione della Cozza del Mar Tirreno Campania” (formata dalle due O.P), ha presentato in Regione Campania, il 23 aprile 2026, il Disciplinare di produzione, è un riconoscimento atto a certificare che il prodotto di questa zona è assolutamente diverso da un punto di vista organolettico, da quello dell’Adriatico, della Grecia o della Spagna. Il lancio dell’idea del marchio Igp è avvenuto lo scorso marzo, in un importante convegno a Napoli, organizzato dal Gal Parthenope, guidato da Poalo Conte.
La procedura per il riconoscimento è partita. Ovviamente, la stessa necessita di prove analitiche e scientifiche, in collaborazione con istituti universitari, che accertino questa peculiarità. I tempi sono lunghi, perché l’iter passa dalla Regione, al Ministero e poi all’Unione Europea: in genere ci vogliono dai tre ai cinque anni. La richiesta è stata presentata dalle due O.P., ma, il riconoscimento del marchio sarà valido per tutti quelli che rispetteranno le regole del disciplinare di produzione.
La zona di produzione:
Golfo di Napoli; Golfo di Pozzuoli; Litorale Vesuviano – Sorrentino; Litorale Domizio; Golfo di Salerno; Costiera Cilentana e Golfo di Policastro.
Il lavoro dell’uomo – il ciclo di allevamento
Il ciclo dura dai 12 ai 14 mesi. I mitili si allevano in “reste”, reti tubolari in polipropilene dette “calze”, in cui sono inseriti i molluschi. Il reclutamento del “seme” ha luogo in ambiente naturale, servendosi degli organismi che colonizzano trave e cime, parte stessa

della struttura dell’impianto. Nella “resta”, dunque, vengono inseriti i piccoli mitili che, tramite la ghiandola del “bisso” si fissano stabilmente e la utilizzano come supporto durante la crescita. I mesi migliori per la produzione vanno da maggio ad agosto. I semi si preparano in due periodi dell’anno: a dicembre per il seme di marzo e, agosto per quello di settembre. Le larve prosperano su qualsiasi corpo galleggiante. In seguito, si pratica il rincalzo del seme, prima realizzato con corde in canapone. Il ciclo dalla semina alla raccolta, prevede alcuni interventi di routine, tra cui, appunto, il rincalzo degli esemplari. In pratica si sostituiscono le reti per il contenimento dei mitili, con maglie gradualmente sempre più larghe, in base alla crescita dei molluschi. Segue l’accrescimento e finissaggio del prodotto (la Cozza di Bacoli per essere definita tale, deve sostare in acque flegree per minimo 30 gg, dal momento immersione).
La professionalità degli operatori si esplica anche nella tradizionale preparazione dei vivai per l’allevamento delle cozze. I vivai sono realizzati con la tecnica del long-line di forma più o meno rettangolare, costituiti da corpi morti in calcestruzzo o, realizzati con altri materiali sostenibili posizionati sul fondale, ai quali vengono legati delle cime o travi che emergono dall’acqua, alle quali vengono appese con l’ausilio di corde, le “reste”, La professionalità degli operatori si esplica anche nella tradizionale preparazione dei vivai per l’allevamento delle cozze. I vivai sono realizzati con la tecnica del long-line di forma più o meno rettangolare, costituiti da corpi morti in calcestruzzo o, realizzati con altri materiali sostenibili posizionati sul fondale, ai quali vengono legati delle cime o travi che emergono dall’acqua, alle quali vengono appese con l’ausilio di corde, le calze di rete a maglia variabile, le “reste”. La ciclicità delle operazioni ha fatto assimilare la mitilicoltura a un’attività agricola. Per questo motivo, gli allevatori sono definiti “contadini del mare”.

Caratteristiche nutrizionali
Le cozze di Bacoli e della Campania sono ipocaloriche, ricche in ferro, proteine e amminoacidi essenziali, a basso contenuto di grassi, con importanti quantità di Omega 3, vitamine del gruppo B e sali minerali.
Mytilus Fest II/ La visita a Mytilus Campaniae O.P. Centro Depurazione Molluschi e Latomare – Eurofish

Dalla barca abbiamo potuto osservare da vicino gli allevamenti di cozze che si estendono da Capo Miseno, a Bacoli, a Baia, al Lago Fusaro, fino a Pozzuoli, al golfo di Napoli con la costa di Posillipo che guarda l’isolotto di Nisida. A Posillipo, soprattutto tra i locali, è molto nota la cozza dello scoglio di Pietrasalata. A Bagnoli, i produttori sono molto preoccupati per i lavori della colmata per l’America’s Cup.

La leggenda di Nisida e Posillipo
Non c’è luogo di Napoli che non evochi storie misteriose e leggende incredibili. Tra i racconti più affascinanti c’è quello che vede protagonisti Nisida e Posillipo. Secondo la leggenda, tanto tempo fa, in questa località circondata dal mare abitava un giovinetto bello e gentile, amato da tutti per la sua grande bontà e semplicità: il suo nome era Posillipo. Nonostante il fanciullo fosse corteggiato da tutte le donne del quartiere, lui aveva occhi solo per Nisida, una ragazza, tanto bella quando malvagia. Nonostante la sua freddezza e indifferenza, Posillipo si innamorò perdutamente di lei, senza, però, mai essere ricambiato. Dopo mesi e anni vissuti sperando invano che Nisida si innamorasse di lui, decise di porre fine alle sue sofferenze d’amore gettandosi in mare. Il Fato, però, scelse un destino diverso per lui: lo trasformò nello splendido promontorio bagnato dalle acque del Golfo di Napoli. Anche la fanciulla ebbe un destino simile e dall’epilogo prodigioso: fu trasformata nel piccolo isolotto che sorge di fronte al promontorio di Posillipo. I due personaggi divennero due entità distinte e separate, ma accomunate dallo stesso epilogo, destinate a restare per sempre l’uno vicino all’altra, ma, senza poter mai toccarsi. L’istmo che separa i due è l’emblema di quell’amore mai corrisposto.

All’arrivo a Latomare, il Prof. Fabio Postiglione, Direttore di Mytilus Campaniae O.P. esordisce così: “Josè Saramago diceva che noi siamo memoria e responsabilità. Sosteneva che senza memoria, noi non esistiamo, senza responsabilità forse, non meritiamo neanche di esistere. Ecco perché, ci tengo ogni volta a raccontare quello che siamo stati e quello che spero diventeremo”.
I molluschi, a differenza dei pesci, hanno necessità, qualora provengono provengano da acque classificate come zona B (la maggioranza sul territorio), di una depurazione, :vengono cioè, immersi in vasche di cemento o, contenitori termici di acqua di mare
La distinzione principale tra le due zone riguarda la qualità dell’acqua e la sicurezza alimentare:
• Zona A (Acque eccellenti): I mitili presentano livelli di contaminazione batterica molto bassi. Possono essere raccolti e commercializzati direttamente per il consumo umano, senza passare per un centro di depurazione.
• Zona B (Acque con contaminazione moderata): I mitili presentano cariche batteriche (es. Escherichia coli) che superano i limiti consentiti per la vendita diretta. Devono essere obbligatoriamente inviati in un Centro di Depurazione Molluschi (CDM) per almeno 48 ore. Dopo la purificazione, diventano sicuri e possono essere venduti al consumatore

 

Il Centro di Depurazione Molluschi (CDM) di Mytilus Campaniae O.P.

Una parte dello stabilimento è quella vecchia, con vasche in cemento armato a terra, alimentate con acqua di mare corrente. Quando l’acqua arriva nelle vasche viene trattata con biossido di cloro Nella parte rinnovata invece, l’acqua arriva nelle vasche per caduta ed è già depurata. Questo secondo sistema, nato in Nord Europa, è stato introdotto anche in Italia perché offre una capacità logistica molto facilitata. Mentre, ogni vasca ha una capacità di 20 quintali (otto vasche sono 160 quintali), qui ci sono i contenitori termici che sono impilabili e, soprattutto, in pochissimo spazio raggiungono una quantità enorme: ciascun contenitore porta 3 quintali di prodotto. La differenza tra i due sistemi è solo la maggiore agibilità logistica.
In entrambi i casi, dal momento della messa in acqua, la cozza inizia a filtrare (4 litri acqua/ora). In seguito, il prodotto viene portato a terra, passa pe le tramogge dove si scarta e si seleziona, poi si confeziona e i sacchetti sono pronti per la partenza.
Il Consorzio Mytilus Campaniae OP fattura oltre 8 milioni di euro l’anno, mentre, la sua azienda di commercializzazione, Eurofish – Latomare, fattura circa 120 milioni di euro annui. Il mercato più importante è la Campania perché è la zona di maggior consumo insieme con la Puglia. Si vende bene anche nel Lazio, in Lombardia, in Calabria e, spot, un po’ in tutt’Italia.

Latomare Pescheria by Eurofish

Le ragioni del successo, ormai consolidato, di Latomare Pescheria sono ovvie: parliamo di una filiera cortissima. Non si tratta della classica pescheria, bensì, del terminal del Centro Depurazione Molluschi più vecchio d’Italia. La pescheria è dotata di un attracco proprio, dove i pescatori conferiscono direttamente al punto vendita. Il plus di Latomare è la formazione continua degli addetti, in grado di informare la clientela in maniera completa, sia, sulla provenienza, sia, sulle migliori ricette per valorizzare la materia prima.

Tra i prodotti più richiesti ci sono mitili e molluschi. Molto apprezzati anche i piatti e i prodotti pronti: su tutti, i sughi pronti di Latomare e il tonno sott’olio di produzione propria. La consegna a domicilio e il lungo orario di apertura sono altri punti a favore della pescheria che, da qualche anno ha inaugurato anche la sezione “Latomare Events”, un catering a base del miglior pescato crudo, disponibile per eventi al pubblico o feste private.

Insomma, la cozza è un cibo salutare e “democratico”, il costo al kilo di quella flegrea si aggira sui 5,00 €. Se ne dovrebbe promuovere un consumo più frequente, non legato alle “occasioni” (serate tra amici, e festività). Ora la sfida è raccontarla meglio, con una narrazione moderna e immersiva che parli di storia, valori familiari, sicurezza alimentare e accoglienza turistica. Solo così la leggenda continuerà a vivere, non solo nei documenti, ma, soprattutto, nei piatti. Que viva la cozza flegrea! Un passo alla volta…

Info utili

Visite battello Parco Sommerso di Baia: 379.2426496 info@lomardreams.com
O.P. Mytilus Campaniae: via Lucullo 57 80070 Bacoli: mityluscampaniae@gmail.com, 335 5294887
Latomare Pescheria, Via Lucullo 43 – 80070 Bacoli 081 868 7633 Aperti dal lunedì al sabato 7.00 – 19.30. domenica 7.00 – 15.00
Produzione Molluschi Regione Campania O.P. 081 283336 – 328 4421592 info@opmolluschicampania.it


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