Pantaleone Caruso: l’uomo, l’imprenditore, la leggenda, scritto da Emilia Filocamo

Pubblicato in: Curiosità, I libri da mangiare

di Erminia Pellecchia

«Ravello vuol dire riposo per il turista e la Pensione Belvedere è appunto il posto dove fermarsi. Perché la padrona di casa di questo bellissimo albergo, l’antico palazzo della nobile famiglia D’Afflitto, è il vero punto di riferimento per i suoi ospiti. É una signora dagli occhi dolci e dal fare gentile, parla un inglese dalla cadenza inusitata e suggestiva…». É un frammento del reportage del viaggio in Campania di due istitutrici americane, a capo di un gruppo di studenti d’arte. Ravello non è tra le tappe, ma due connazionali le indirizzano a quella locanda con «buoni letti, buoni cibi ed una splendida veduta». Resteranno incantate dal «paesino» ma soprattutto  dall’accoglienza di Pantaleone Caruso e di sua moglie Emilia Cicalese, che nel 1893, partendo da 5 camere, modeste ma con vista e bagno, avevano dato vita al mito del Caruso, simbolo ancora oggi, grazie alle cure del gruppo Belmond che lo ha acquisito nel 2005, dell’alta ospitalità della città della musica.

Il New York Evening Post  pubblica nel 1911 il racconto delle delle due grand-touristes, spunto oggi per il raffinato libriccino «Pantaleone Caruso: l’uomo, l’imprenditore, la leggenda», scritto da Emilia Filocamo, assistente general manager dell’hotel, che ha raccolto i ricordi di Gino Caruso, nipote del visionario albergatore inventore, tra l’altro del Ravello Rosa, il nettare afrodisiaco del colore dei tramonti ravellesi, prediletto da intellettuali, artisti e vip

 

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Ha il sapore del romanzo quest’operina uscita in occasione del battesimo del  ristorante «Il Pantaleone» e primo capitolo della saga di una dynasty che «ha lo strano destino di portarsi addosso un cognome importante ma tormentato».  Pagine intense che evocano il sogno di un ragazzo, figlio di genitori ignoti, che voleva conquistare quel posto in società che gli sarebbe spettato di diritto per le origini legate a un segreto mai svelato. A 8 anni è apprendista di Luigi Cicalese (il futuro suocero), giardiniere di Nevile Reid a villa Rufolo. Un bimbetto curioso e intraprendente a cui il lord si affezionerà e che porterà con sé in Gran Bretagna dove «imparerà usanze e servizio delle case inglesi». Il ritorno a Ravello, le nozze con l’amata Emilia, l’avvio di un albergo baciato, nel giro di pochi anni, da un successo internazionale, suggellato  anche dalla visita, il 15 maggio del 1926, del principe Umberto di Savoia,  di cui, a testimonianza, resta il menu con, in suo onore, i Cannelloni alla Reale e la Charlotte Savoiarda. Elegante, intelligente: tra le immagini e i documenti dell’Archivio Gino Caruso a corredo del testo c’è il ritratto di Pantaleone fatto da Luigi Crisconio: i baffi curati, la posa austera, in mano l’ebulliometro che accarezza i suoi vini blasonati.

 


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