
La pasta è l’alimento del futuro. Non a caso la Jean Beard Foundation ha aperto la due giorni di Food Summit a New York con una serata dedicata a quattro grandi piatti di pasta secca.
A idearli e cucinarli Luigi Salomone, il più giovane cuoco stellato della Campania, forse il più giovane cuoco italiano che abbiamo mai cucinato nella più prestigiosa fondazione gastronomica americana.
Un giovane professionista che viene dalla scuola di Paolo Barrale e di Francesco Sposito che ha trovato la chiave giusta a Piazzetta Milù, lo scoppiettante locale della famiglia Izzo in forte ascesa e sempre alle prese con problemi di sold out.
Già, perché uno dei punti di forza di Luigi è cucinare per i clienti e non per i critici.
Quattro piatti, dunque. Ecco il menu.
Quattro piatti interpretati in modo moderno, preciso, di grande appeal.
Ad accompagnarlo Michele ed Emanuele Izzo.
Luigi, presentato da Giuseppe Di Martino, sostenitore dell’iniziativa e partner della JB Foundation per almeno quattro cene, ha raccolto la standing ovation dei presenti.
La pasta alimento del futuro.
Che beffa se pensiamo che i Futuristi ne chiedevano l’abolizione. Ma queste sono storie di un secolo fa, vecchie, quando si auspicava un futuro di pillole, conservanti e coloranti da parte di una concezione machista e guerrafondaia complice delle leggi razziali, dell’odio e della Repubblica di Salò.
La pasta invece è il futuro: sostenibilità, condivisione, gioia.
Il vero biglietto da visita dell’Italia nel mondo.
Così, almeno, la pensa Mitchell Davis, vicepresidente della Jean Beard Foundation di New York
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