di Marina Betto
La seconda edizione di Collio Evolution mette al centro il Pinot Grigio friulano, tra memoria storica, identità delle colline goriziane e nuove interpretazioni in cantina. Dalle versioni ramate alla vinificazione in bianco, il vitigno diventa una chiave di lettura del territorio e delle sue potenzialità.
Il 24 ottobre 2026 a Gorizia ha preso il via questa seconda edizione di Collio Evolution, un appuntamento istituzionale del Consorzio Tutela Vini Collio proseguito poi a Cormons, il 25 e 26 ottobre, coinvolgendo produttori e stampa specializzata italiana e straniera chiamata a confrontarsi con un Pinot Grigio che nel Collio trova l’occasione per affrancarsi da una lettura legata prevalentemente alla freschezza e all’immediatezza, per esprimere invece sfumature, profondità e capacità di interpretare le differenze territoriali.
Il racconto è partito dalla storia, dalle origini ramate alle interpretazioni contemporanee di questo vino con una masterclass condotta da Daniele Cernilli, fondatore di DoctorWine, che ha messo sostanzialmente in evidenza come il Pinot Grigio in Friuli si sia sviluppato negli anni Sessanta con la famiglia Marzotto che a Portogruaro ha iniziato a produrre il Pinot Grigio bianco Santa Margherita con uve della Val d’Adige e presumibilmente del Trentino.
Attraverso quattro Pinot Grigio ramati e quattro vinificati in bianco si colgono subito due spetti di questo vino. Il Pinot Grigio, infatti non è necessariamente sinonimo di bianco, dalla veste pallida e dai profumi delicati. Il contatto con le bucce, responsabili della caratteristica colorazione rosata dell’uva, apre a una diversa grammatica espressiva, fatta di tonalità ramate, maggiore articolazione gustativa e un rapporto differente tra struttura, tessitura e percezione aromatica.
La versione ramata, storicamente legata alla varietà, è un punto di partenza per comprendere le trasformazioni del Pinot Grigio e il suo percorso verso la diffusione commerciale internazionale, mentre la vinificazione in bianco ha consolidato un modello stilistico riconoscibile, apprezzato per freschezza, equilibrio e versatilità a tavola.
1) Collio Pinot Joy 2025 Castello di Spessa color buccia di cipolla, profumo di pesca, fiori con punte di brezza marina. L’annata 2023 è più espressiva e fragrante pur essendo più evoluta nei sentori senza perdere freschezza, acquista con il tempo morbidezza, la sapidità è integrata e molto presente.
2) Collio Pinot Grigio Clas 2024 Livon. Rosa pallido trasparente, è fresco e sapido, bilanciato. Un vino eclettico da abbinare a varie pietanze, in definitiva un vino molto tecnico.
3) Collio Pinot Grigio 2024 Tenuta Borgo Conventi, colore buccia di cipolla ramato. Un velo di miele si percepisce al naso, in bocca minerale e con sentori di liquerizia e frutta. Nel complesso fragrante e morbido.
• Collio Pinot Grigio Coldigrotta 2022 Colmello di Grotta, qui il colore si fa più rosso. Un vino complesso con riconoscimenti di ciliegia ed erbe, il legno si sente così come la macerazione, un Pinot grigio parente del Pinot Nero.
Tra i Pinot Grigio vinificati in bianco:
• Collio Pinot Grigio 2025 Borgo Savian sa di albicocca, susina, pera, è un vino dall’acidità sostenuta e buona sapidità.
• Collio Pinot Grigio 2025 Francesco Rotolo dà la sensazione di una spolverata di zucchero sul limone, cedro candito, pompelmo, con una punta amaricante finale. E’ un vino fatto estremamente bene. Così come il Collio Doc Pinot Grigio Confinis dell’annata 2024 dal profilo aromatico con riconoscibili sentori di camomilla e tanta salinità.
• Collio Pinot Grigio 2025 Sturn, con i tipici sentori fruttati di pera e con acidità molto evidente, integrato, sapido, è un vino facile da definirsi identitario.
• Collio Pinot Grigio 2025 Villa Russiz ritorniamo con questo vino ad un colore ramato, sà di fragola e sale.
Il Pinot Grigio diventa così uno strumento per esplorare le caratteristiche delle colline goriziane, dove la viticoltura si confronta con differenze di esposizione, altitudine e composizione dei suoli, oltre che con le scelte agronomiche ed enologiche di ciascuna azienda.
Attraverso la masterclass di Cristina Mercuri, Master of Wine, si è sviluppata proprio questa prospettiva. I sei vini in degustazione sono organizzati in due percorsi, il primo ha privilegiato la lettura del luogo, attraverso bottiglie della stessa annata provenienti da aree e altitudini differenti, accomunate da una vinificazione omogenea in acciaio; il secondo ha messo a confronto invece le interpretazioni di cantina, dalla macerazione sulle bucce all’impiego del legno, fino al ramato. Da questo confronto emerge che non vi è una sola idea di Pinot Grigio ma bisogna riconoscere la pluralità delle sue espressioni. Il vitigno resta lo stesso ma cambia il racconto in ogni bicchiere.
• Fantinel Tenuta Sant’ Helena Collio Doc Pinot Grigio Rocciaponca 2025 è un sorso balsamico e fiorito, giovane, fa solo acciaio. Al palato è gentile, integrato con l’alcool finale un po’ corto ma rimane un vino pulito e ben definito.
• Collavini Villa Canlungo Collio Doc Pinot Grigio 2025 fa acciaio e affinamento su fecce fini, fresco, giovane sa di pesca e pera con acidità vibrante e finale allungato.
• Marco Felluga Collio Doc Pinot Grigio Mongris 2025 fa acciaio e passa sei mesi sulle fecce fini. L’acidità in questo vino è lineare e si combina molto bene con la parte salina. Vini in sostanza puliti, definiti con il fil rouge della buona bevibilità, sono vini bianchi giovani e rinfrescanti. Nei successivi tre la mano dell’uomo è più evidente:
• Marco Felluga Russiz Superiore Collio Doc Pinot Grigio 2025 ha una nota citrica e di erbe mediterranee con una leggera sensazione tostata in sottofondo, si sente il legno ma è un vino profondo e muscoloso.
• Venica & Venica Collio Doc Pinot Grigio Jesera 2025 con lieve macerazione che da un colore più ambrato e aranciato, poi una parte fa affinamento in botte, ricorda le ciliegie e la mela rossa. E’ un sorso cremoso, goloso e invitante.
• Primosic Collio Doc Pinot Grigio Skin 2020, macerato fino ad 8 giorni fa affinamento in rovere di Slavonia è color buccia di cipolla, intenso, fulvo, un ramato acceso e naso pulito. Al naso pepe e petali di rosa e di melograno, vaniglia e biscotto. E’ un vino solido, consistente, quasi un rosso che ricorda un po’ il Marsala.
Il Pinot Grigio diventa attraverso questi vini una vera lente di ingrandimento sul territorio del Collio.
Il Collio nella ristorazione italiana ha una reputazione consolidata e il posizionamento commerciale della denominazione come è emerso dal convegno inaugurale appare molto solido. Nomisma Wine Monitor ha presentato la ricerca Collio Experience- La parola all’HoreCa realizzata per il Consorzio Tutela Vini Collio e quanto ne è emerso è che chi seleziona i vini e li propone quotidianamente al pubblico dichiara di conoscere il Collio e l’81% afferma di avere i suoi vini in carta.
Una presenza trasversale alle diverse aree del Paese, che conferma il radicamento della denominazione nel canale della ristorazione e delle enoteche. Tra i vitigni più presenti figurano Ribolla Gialla, Friulano e Sauvignon, seguiti dal Pinot Grigio. Un dato che offre una chiave di lettura interessante per il protagonista di questa edizione. Pur inserito in un territorio con una forte identità collettiva e un patrimonio varietale articolato, il Pinot Grigio dispone di margini per rafforzare il proprio riconoscimento come espressione specifica del Collio. Il territorio inoltre emerge come determinante nelle scelte degli operatori e vini bianchi di collina sono riconosciuti mediamente come superiori e di qualità più elevata rispetto sia all’Alto Adige che ai Colli Orientali essendo dotati di grande mineralità ed eleganza con una maggiore complessità aromatica, freschezza e acidità. Questa è l’identità del Collio: bianchi capaci di accompagnare la cucina senza rinunciare alla personalità. Il quadro commerciale non è privo di criticità secondo Nomisma, negli ultimi due tre anni il saldo di chi dichiara un aumento e quelli che registrano una diminuzione delle vendite di vino è risultato negativo di quasi venti punti percentuali. Maggiormente consumati al calice i vini del Collio per la loro fruibilità e perché percepiti come più informali, soffrono però la preferenza di altre denominazioni da parte degli operatori che non mostrano una conoscenza ancora sufficiente della Denominazione. Le visite alle aziende e al territorio, gli eventi e le degustazioni sono un ottimo strumento per farsi conoscere maggiormente. Oggi non basta raccontare il prodotto ma occorre rendere accessibile l’esperienza del territorio soprattutto con un vitigno come il Pinot Grigio, la cui ampia diffusione rischia talvolta di mettere in secondo piano le differenze tra le aree produttive. La ricerca ha dichiarato Luca Raccaro, presidente del Consorzio Tutela Vini Collio, restituisce una denominazione solida e riconosciuta, mentre Lavinia Zamaro, direttrice del Consorzio Tutela Vini Collio sottolinea la volontà di consolidare e far crescere l’iniziativa, cioè la manifestazione in Italia e all’estero. I banchi d’assaggio a Cormons hanno coinvolto 50 aziende che spesso hanno offerto in degustazione anche annate molto vecchie di Pinot Grigio, dimostrando come la qualità dove presente è in grado di sfidare il tempo. Ne sono stati testimoni il Pinot Grigio 2007 Borgo Savaian dai sentori ancora freschi e di crosta di pane, il Collio DOC Pinot Grigio 2001 Carlo di Pradis complesso soprattutto al naso e in bocca quasi un vermouth, il Collio Pinot Grigio 1999 Muzic con note tostate di frutta secca e idrocarburi in bocca nessun cenno di cedimento ancora lungo e persistente, Collio DOC Pinot Grigio 2012 Ronco Blanchis morbido, aromatico e balsamico, Collio Doc Pinot Grigio 2015 Toros sapido e strutturato con profumi di fiori gialli, Collio DOC Pinot Grigio Riserva 2017 con sentori di frutta matura, ananas, saporito e astringente con mineralità molto ben integrata.
La riconoscibilità del Pinot Grigio del Collio non si traduce necessariamente in uniformità, tra ramati e bianchi, differenze di altitudine e scelte di cantina, questo vitigno offre al Collio l’occasione per raccontare la varietà mentre la sfida in definitiva è spostare lo sguardo dal nome del vitigno al luogo che lo interpreta trovando nuove ragioni per distinguersi.
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