Pizza in Piazza a Vicenza la manifestazione dedicata alla Pizza che racconta il territorio

Pubblicato in: Eventi da raccontare

Piazza dei Signori ha ospitato la quarta edizione di Pizza In Piazza mettendo a confronto grandi maestri, giornalisti e nuove generazioni.

di Luca Roncadin e Francesca Di Leo
A Vicenza la pizza ha smesso, per tre giorni, di essere soltanto un piacere quotidiano per trasformarsi in racconto di identità, tecnica e territorio. Dal 26 al 28 giugno, Piazza dei Signori ha ospitato la quarta edizione di Pizza In Piazza, una manifestazione che ha riunito pizzaioli, giornalisti, studiosi del settore e appassionati, confermando quanto il mondo della pizza contemporanea sia ormai parte importante del dibattito gastronomico italiano.

L’evento, firmato dall’Associazione Eccellenza Nella Pizza, ha costruito un format solido e coerente: degustazioni, momenti di confronto, attenzione al beverage e valorizzazione dei giovani talenti. Nelle dieci postazioni allestite in piazza, il numeroso pubblico ha potuto osservare da vicino i gesti dei pizzaioli e misurare quanto la pizza d’autore sia oggi un prodotto capace di unire artigianalità, ricerca e visione. In assaggio si sono alternati Abdessamad El Anbri e Achraf El Anbri della Pizzeria Loop di Albignasego, Eros Segato di Alveolà ad Asolo, Renato Bosco di Cruncheria a Verona, Alessandro Buono di Amor di Pizza a Paese, Stefano Franzon della Pizzeria La Colombara di Lupia, Antonio Acampora della Pizzeria Da Angelo di San Vito di Leguzzano, Francesco Paolo Giarraffa di Pizza Bon a Schio, Vittorio Di Nunzio di Mani Impasto a Zero Branco, Catello Buononato della Pizzeria Catello di Vigardolo e Raffaele Ugliano della Pizzeria Da Lello di Costabissara.

Il momento principale dell’intera manifestazione è stato il convegno di sabato 27 giugno, ospitato nella Loggia del Capitaniato e dedicato al tema “Radici e Confini: la pizza del territorio”. Un titolo che già da solo conteneva la chiave di lettura della giornata: la pizza come forma capace di custodire la memoria di un luogo, ma anche di attraversare i confini della tradizione per dialogare con altre culture, altri impasti, altri linguaggi.

Nel dibattito si sono confrontati Renato Bosco, Daniele Campana, Luca Cornacchia, Pina Sozio, Antonella Amodio con la moderazione di Giusy Ferraina. L’intervento di Renato Bosco ha riportato al centro il passaggio decisivo che ha segnato l’evoluzione della pizza contemporanea: la ricerca sulla materia prima, la scelta delle farine, l’attenzione ai prefermenti, la volontà di leggere il territorio e di dargli voce attraverso l’impasto. La sua è stata una lettura netta e quasi programmatica: il mondo pizza ha fatto un salto di qualità quando ha smesso di accontentarsi dell’abitudine e ha iniziato a studiare davvero i prodotti, i processi e le specificità locali. Bosco ha ricordato come il Veneto abbia avuto un ruolo importante in questo percorso, grazie a una scuola capace di coniugare tecnica, ricerca e valorizzazione dell’identità gastronomica, e ha sottolineato il ruolo decisivo delle nuove generazioni, oggi chiamate a raccogliere questa eredità e a portarla oltre, con più consapevolezza e più responsabilità.

Molto interessante anche la presenza dei pluripremiati pizzaioli Daniele Campana e Luca Cornacchia, che hanno dato alla giornata un respiro territoriale e insieme nazionale. La loro lettura della pizza come espressione delle origini, ma anche come strumento di dialogo tra aree diverse, ha rafforzato l’idea di un prodotto che non vive più soltanto nella cornice della tradizione, bensì in una dimensione pienamente espressiva, educativa e culturale.

Di grande rilievo è stato anche il contributo di Antonella Amodio, che ha spostato il focus su un aspetto ancora troppo spesso sottovalutato: il rapporto tra pizza e vino. Giornalista e scrittrice, autrice di “Calici & Spicchi”, Amodio ha portato nel confronto una visione chiara e competente sull’importanza dell’abbinamento e sulla necessità di costruire una vera cultura del beverage in pizzeria.

Il suo libro, dedicato agli incontri possibili tra pizza e vino, nasce proprio con l’obiettivo di offrire strumenti concreti a professionisti e appassionati, valorizzando non solo l’abbinamento, ma anche il racconto del territorio attraverso ciò che si beve oltre che attraverso ciò che si mangia. Il suo intervento ha sottolineato l’importanza della formazione come unica strada per elevare il settore e per superare una visione ancora troppo riduttiva della pizzeria. Una carta dei vini ben pensata, ha ricordato, non è un dettaglio accessorio, ma parte integrante dell’esperienza gastronomica. Raccontare un territorio significa anche saper costruire una proposta beverage coerente, capace di dialogare con la pizza e di amplificarne il significato.

Un altro appuntamento che ha aggiunto una sfumatura ulteriore al racconto del territorio è stata la masterclass a quattro mani tra Daniele Campana e Luca Cornacchia, moderata da Antonella Amodio. L’incontro ha messo in dialogo Calabria, Abruzzo e Veneto attraverso una riflessione concreta sul valore delle origini e sulla capacità della pizza di diventare linguaggio comune tra aree diverse. A sottolineare questa visione, Amodio ha scelto due vini dell’azienda Farina di Verona: un Soave e un Valpolicella, entrambi capaci di interpretare con eleganza il lessico gastronomico dell’incontro.

Il Soave, di colore giallo paglierino, si distingue per il profumo fine e delicato, con note floreali e fruttate, una buona sapidità e un finale asciutto e leggermente mandorlato; il Valpolicella, invece, offre un profilo rosso rubino brillante, fragrante e fresco, con sentori di ciliegia, marasca e frutta rossa, una beva armoniosa, asciutta e vellutata. Due vini diversi, ma complementari, che hanno rafforzato il senso della masterclass come ponte ideale tra tecnica, territorio e cultura dell’abbinamento.

La manifestazione ha infine ribadito il proprio obiettivo fondante: formare, promuovere e valorizzare. Lo ha fatto attraverso il premio Best Pizza Chef Under 40, la semifinale del concorso dedicato allo stoccafisso, la presenza di progetti sociali con una visione che intreccia qualità, crescita professionale e responsabilità.

Vicenza, con Piazza dei Signori e la sua scenografia palladiana, ha offerto il contesto ideale per trasmettere valori di spirito di squadra, condivisione, passione per l’arte della pizza. Appuntamento alla prossima edizione!


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