Pizzeria Aniello Falanga a Pompei
Via Lepanto
Tel 081 020 0449
Aperto a pranzo e a cena
<chiuso lunedì

di Simona Mariarosaria Quirino
Nel cuore di Pompei, precisamente, a due passi dall’uscita dell’autostrada Napoli-Salerno di Scafati, ci si imbatte in una di quelle pizzerie che definiremmo finalmente “autentica”. Tra le varie filosofie dei lievitati, da Aniello Falanga, padre del bravissimo e giovane pizzaiolo Nicola Falanga a Bruxelles, si può finalmente trovare una pizza con una firma tutta sua a casa dopo aver tanto girovagato. Questo non significa che non ci sia massima cura al dettaglio e all’ingrediente ricercato, l’impasto non è né sottile né contemporaneo.
È proprio l’impasto di Aniello Falanga, pizzaiolo da 37 anni che ha dedicato parecchi anni alla crescita del locale “Haccademia”, dove è diventato uno dei nomi più apprezzati della Campania. A dicembre 2024, però, ha deciso di ritornare a Pompei, città in cui ha mosso i suoi primi passi, con un personale progetto di ristorazione che vede protagonista la pizza. Tra le proposte ci sono quelle tradizionali, le novità, i ruoti, le fritte e le “vittoriose” che hanno vinto premi e ricevuto riconoscimenti. Tra queste, il figlio di Aniello in sala ci consiglia “Pezzo di storia” con pomodorino del Vesuvio, mozzarella di bufala, provola affumicata e provolone del monaco.
Un’esplosione di sapori che non si dimentica facilmente. Oltre questa, assaggiamo la margherita. Perfetta nella sua semplicità. I fritti sono leggeri e gustosi. Prendiamo il crocchè e due frittatine, sia nella versione classica con besciamella, piselli e pepe, sia nella versione “special” al ragù di carne. Il dolce è un profiterole al pistacchio e caramello proveniente da una pasticceria napoletana. Una chiusura deliziosa di una serata che è stata una piacevole scoperta per chi, come noi, è un po’ stanco della corsa alla pizza più Social ma ricerca originalità, semplicità e ambiente accogliente.
Pizzeria Aniello Falanga a Pompei
Via Lepanto 259
Scheda del 4 luglio 2019
Pizza Tatin Vesuvio con le albicocche, la nuova idea di Aniello Falanga della Pizzeria Haccademia
Parco nazionale del Vesuvio. Terzigno. Da sempre territorio a chiara vocazione agricola, con una serie di specialità tipiche che fanno di questo territorio all’ombra del vulcano uno scrigno di bontà.
Una di queste è l’albicocca pellecchiella, giunta in questi giorni a piena maturazione. Un frutto non particolarmente dolce, che conserva una buona dose di “asprezza” soprattutto se lavorato in confettura o usato per realizzazioni di pasticceria.
In questo territorio opera Aniello con suo figlio Nicola Falanga presso la pizzeria Haccademia recentemente premiata con la valutazione di “due forni” – pizzeria eccellente per la guida 50 top pizza . Realtà sempre attenta alla valorizzazione dei prodotti tipici fornendo una narrazione attraverso il gusto.
L’idea geniale parte da questo frutto autoctono, volerlo utilizzare in modo da farlo “esplodere” in tutta la sua complessità aromatica.
Dunque, partendo dall’ispirazione della famosa tarte Tatin francese, è nata la pizza Tatin Vesuvio.
- Si prendono una dozzina di albicocche, opportunamente lavate. Si privano dei noccioli senza intaccare molto la polpa.
- Si prende una padella e si mette dentro a fuoco lento un pezzetto di burro di circa 30 gr e 100 gr. di zucchero. Si lascia andare per qualche minuto e poi si versano delicatamente le albicocche precedentemente tagliate a fettine. Si aggiunge un mezzo cucchiaino di cannella, se lo si gradisce.
- Le si lasciano sul fuoco per 7-8 minuti, questa fase è molto “a sentimento” tenetele un po’ in più se le preferite più morbide ma il consiglio è di non superare mai la tempistica indicata.
- Nel frattempo si prende un panetto pizza da 250 gr e lo si “ammacca” preliminarmente a dargli la forma che andrà ad occupare nel ruoto.
- Tolte le albicocche dal fuoco le si pongono alla base della teglia facendo attenzione a che non si ammassino troppo o si “accavallino” tra loro. Preso il panetto, che va a sostituire la pasta brisee, lo si pone capovolto sulla frutta e si va a sigillare con le mani la cornice. Spolverata di zucchero e dritta in forno a 230 gradi.
- Cottura che va dai 7 ai 9 minuti, in forno di cucina si consiglia una cottura statica e gli ultimi 90 secondi ventilata per fargli assumere una piacevole consistenza.
- Fuori dal forno si lascia riposare per circa 10 minuti dopodiché si prende un piatto e la si capovolge.
- La si ultima con scaglie di cioccolato fondente e noci (se avete quelle locali decisamente meglio) e se gradite qualche fogliolina di menta fresca.
Va consumata tiepida, il giorno successivo (se avete la forza di non terminarla subito) è anche più buona.
Non risulta eccessivamente dolce, perché questo frutto ha una nota amara che in cottura si amplifica leggermente. Tale caratteristica è attenuata dal caramello prodotto nella prima fase e dal cioccolato. Gradevole la croccantezza data dalle noci.
Una pizza che è un dessert, la base pizza fa sentire netta la personalità di questa eccellenza vesuviana.
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