
di Tonia Credendino
A Farnese, nella Maremma tosco-laziale, la Riserva naturale Selva del Lamone custodisce un paesaggio aspro, segnato da antiche colate laviche e da boschi fitti. È qui, in località Pian di Lance, che Luca Turchetta e Virginia Crespi hanno trovato la vigna da cui è nato Podere Puellae: un progetto agricolo che prende forma dentro un luogo tutelato e sceglie di misurarsi con la sua identità.
Nel 2019 Luca e Virginia lasciano Roma con un desiderio preciso: far crescere la figlia Olivia in un ambiente agricolo, lontano dal rumore della città. La scelta di cambiare vita li porta a Farnese e, con il tempo, alla vigna. Virginia racconta quell’incontro con parole che hanno la semplicità delle cose riconosciute: sembrava che quel vitigno stesse aspettando loro.
L’anno successivo entra nel progetto Marco D’Amato, amico di Luca e, come lui, appassionato di birra. Le fermentazioni erano già una passione condivisa: un interesse per il lavoro dei lieviti e per i tempi della trasformazione, che dalla birra accompagna i due amici verso il vino. Il nome dell’azienda, Puellae — “le fanciulle” in latino — riunisce Olivia e Nina, le figlie di Luca e Virginia e di Marco. Una storia di famiglia e amicizia, prima ancora che un marchio.
I vigneti si trovano a circa 300 metri di altitudine, su un’altura di ceneri vulcaniche circondata dalla cerreta della Selva, cresciuta sopra un’antica colata basaltica. L’azienda conta tre ettari di terreno, due dei quali vitati, con Ciliegiolo, Sangiovese e Grechetto Rosso; il terzo era seminativo, con l’intenzione di dedicarlo in futuro a un vigneto di uve bianche. Varietà e parcelle non sono un dettaglio di catalogo: sono il punto da cui partire per capire il lavoro e le possibilità di questa piccola azienda.
La Selva del Lamone non è una scenografia: è un’area protetta di circa duemila ettari, in larga parte coperta da boschi. La caccia e l’uccellagione sono vietate; anche l’accensione dei fuochi è regolamentata, con limiti ed eccezioni previste per le attività agricole e forestali. La tutela del paesaggio convive con il lavoro agricolo, in un equilibrio che chiede attenzione e responsabilità.
Per Podere Puellae il naturale non è una parola da apporre in etichetta, ma una direzione da verificare nei gesti. L’azienda è certificata biologica da BioAgriCert e adotta pratiche biodinamiche. In cantina le fermentazioni sono spontanee e vengono accompagnate dal pied de cuvée: una piccola massa di uve selezionate, preparata prima della vendemmia e aggiunta al mosto per favorire l’avvio della fermentazione con lieviti indigeni. I vini non sono chiarificati né filtrati.
Essere precisi significa anche non trasformare il naturale in una formula assoluta. La fermentazione è un processo biochimico e la certificazione biologica non equivale all’assenza assoluta di sostanze o interventi: prevede regole e pratiche ammesse. Il valore del lavoro di una cantina si racconta meglio attraverso le scelte concrete: la conduzione della vigna, il modo in cui si accompagna la fermentazione e le lavorazioni che si decide di non fare.
Anche le etichette mostrano un carattere preciso: illustrate, vivaci, ironiche, attraversate da personaggi e immagini che sembrano appartenere a un piccolo universo narrativo. Naif, Pecora Nera, Tarassaco, Tramontana, Mangiafuoco, Uve di Confine: nomi che allargano il racconto del vino e gli danno una voce giocosa. Qui il termine funky descrive bene l’identità visiva e il tono del progetto. Damatone, dedicato a Marco D’Amato, ha un posto tutto suo in questa galleria di storie.
Luca ha raccontato che il vino ha bisogno di una cantina giusta, per temperatura e spazi, senza fronzoli o tecnologia superflua; il cemento, per esempio, può funzionare molto bene. È un’idea che tiene insieme la passione per le fermentazioni e il rispetto dei tempi: accompagnare il vino senza confondere il lavoro con l’intervento a ogni costo.
Intorno alla Selva, Farnese e Ischia di Castro condividono una trama di piccoli produttori e iniziative locali. Podere Puellae ne è parte: una cantina giovane, legata a un territorio che si racconta attraverso le sue aziende, i suoi boschi e varietà che meritano di essere conosciute. La partenza da Roma, il desiderio di dare alle figlie un’altra infanzia, l’amicizia di due appassionati di birra e l’incontro con una vigna trovano qui un punto comune. Forse quel vitigno li aspettava davvero; di certo, da quando lo hanno incontrato, la loro storia ha preso la forma della terra.
Podere Puellae
Corso Vittorio Emanuele III, 196 – 01010 Farnese (VT)
Visite da concordare con l’azienda
podere.puellae@gmail.com
Dai un'occhiata anche a:
- Tribeca Bistrot a Vibo Valentia: l’incontro tra gusto e arti in un’esperienza multisensoriale dinamica
- La Pazzaglia, tappa obbligata per capire il Grechetto
- La Spinetta e Contratto con Giorgio Rivetti e Luca Gardini
- Il Nebbiolo oltre il Barolo: Tenuta Carretta a Piobesi d’Alba, al di là del Tanaro
- Alberi in Piano Rosa Rosato Basilicata Igp 2025, Cantina Il Passo
- Plötzner 2025: quarant’anni di Pinot Bianco di Cantina Sankt Pauls
- Rottensteiner: Viticoltura su Pietra Rossa
- Cantina Ventiventi, la visione contemporanea e futuribile del Lambrusco