di Alfonso Sarno
«Ad impossibilia nemo tenetur» afferma un celebre brocardo – questa strana parola indica un aforismo giuridico latino, sintetico e preciso – e tradotto alla lettera in italiano, significa «Nessuno è obbligato a fare cose impossibili». Bene, non ha alcun valore per Maddalena Fossati Dondero, direttrice sia de «La cucina italiana», storica testata fondata nel 1929 che della rivista dedicata al viaggiare «Condé Nast Traveller Italia» nonché personaggio televisivo e scrittrice. A lei dobbiamo il raffinato libro «Prendo fiato. Come ho portato la cucina italiana all’Unesco» edito da Maretti in cui si racconta a tutto campo come donna, giornalista e scrittrice e, soprattutto, come combattiva visionaria, decisa – forte della qualità e del favore che incontrano le testate da lei dirette – a candidare la cucina italiana a Patrimonio immateriale dell’Unesco. Un traguardo che, all’inizio sembrava impossibile, un sogno apparentemente irrealizzabile a cui da pragmatica milanese ha sempre creduto.
Nonostante gli ostacoli che lei, esperta professionista del settore assolutamente non sottovalutava. Certo nel dicembre 2017 l’Unesco aveva reso omaggio alla pizza ma attraverso l’arte dei pizzaioli mentre il suo progetto era molto più ampio ed arduo ovvero tutelare l’intero mosaico della cucina italiana, elevando a patrimonio dell’umanità il complesso pentagramma dei nostri sapori. Insomma, una sfida che avrebbe fatto tremare le vene ed i polsi – Dante Alighieri dixit – affrontata da Maddalena Fossati Dondero con entusiasmo, professionalità e capacità di fare rete. Ma senza strafare, fermandosi quando necessario prendendo, come scrive, «fiato, sì perché ce ne vuole tanto per reggere una grande avventura. Prendo fiato per continuare ad inseguire un sogno che è diventato realtà: portare la cucina italiana all’Unesco. Ho incontrato tanti scogli, ho incontrato tante persone amiche. E ho trovato un’Italia meravigliosa che quando siede a tavola diventa una cosa sola». Ed, infatti, il libro, gradevolissimo da leggere, è un vero e proprio viaggio che ricorda quello di Mario Soldati alla ricerca dei cibi genuini. Già, i tempi sono mutati ed il viaggio della Fossati Dondero è più variegato arricchito da incontri con il meglio della sfaccettata cultura enogastronomica come Massimo Bottura, Davide Oldani, Niko Romito, Antonino Cannavacciuolo e Gennaro Esposito. Un percorso e una candidatura – formalmente avviata a Parigi e ormai giunta alla fase decisiva dell’esame finale dell’Unesco – che premiano la tenacia di chi ha saputo trasformare un sogno apparentemente impossibile in una grande vittoria collettiva, frutto di un lavoro rigoroso, instancabile e appassionato e soprattutto della Fossati che non ha paura, come ricorda, soprattutto quando sta inseguendo un sogno di regalarsi una pausa rigenerativa: «…Prendi fiato Madda perché solo così puoi arrivare fino in fondo. Ecco come ho portato la cucina italiana all’Unesco».
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