Michele Milù a Castellammare
Corso Alcide de Gasperi 140
Tel. 081 3149079
Aperto la sera, sabato e domenica anche pranzo

di Francesca Pace
Quando ho messo piede per la prima volta qualche giorno fa da Michele Milù Bistrot a Castellammare, ho pensato che il banco dei formaggi messo così, in bellavista all’ingresso fosse simile al Paradiso. O meglio io il Paradiso me lo immagino così. Un posto dove puoi mangiare ciò che vuoi senza remore e senza la paura di ingrassare o del colesterolo.
Una distesa infinita sulla quale mi ci sarei voluta decisamente tuffare senza dignità se non fossi stata accompagnata da persone che non mi conoscono bene.
Fatto sta che questo locale, nel cuore della città che fa da collante tra Napoli e la Penisola Sorrentina, ha tutte le carte in regola per garantire una piacevolissima sosta golosa.
Ma qui non solo regna il buon cibo, a regnare è anche un altra peculiarità che poi è una delle regole fondamentali che mi permettono di valutare un’attività. La presenza di un bravo chef e la presenza di un bravo chef come Michele Izzo.
Mi sono innamorata sin da subito, professionalmente ovviamente, di quest’uomo dal sorriso perenne, dai modi gentili e affettuosi, dalla classe e dal fatto che esso sia l’incarnazione precisa di un perfetto oste.
Eppure potrebbe tirarsela, anche parecchio, visto che assieme alla moglie Lucia (il nome Milu deriva dalla crasi dei due nomi) ha dato i natali a chi oggi detiene due stelle Michelin poco più avanti.
E invece lo trovi lì, al suo posto, allegro, accogliente, ospitale, come se non avesse nemmeno fatto le sue prime 10 ore di lavoro.
La cura dei dettagli è palese, nulla è lasciato al caso in questa realtà. Si fa cucina di sostanza più che di apparenza, molte pietanze ricordano il pranzo della domenica, anche i bicchieri dell’acqua non so no messi lì a caso e infatti riportano subito la tavola apparecchiata della nonna.
A questo pranzo familiare e conviviale si aggiungono però guizzi molto interessanti che puntano all’eccellenza. Il crocchè filante dalla panatura perfetta, la parmigiana di melanzane e di zucchine, le lasagne alla napoletana, con la pasta riccia of course, la carne arrosto ben si sposano con elementi che strizzano l’occhio alla cucina più raffinata e ricercata.
Imperdibili sono ad esempio i mini bun con pancia di maiale cotti a bassa cottura ed erbette, le tartare oppure il Mont d’or formaggio francese ricercatissimo, ripassato al forno con funghi e patate. Anche solo per quest’ultima chicca vale la pena andare.
Il “core” resta però la brace, come dice lo stesso Michele, “qui la carne non viene semplicemente cucinata; viene celebrata attraverso una scelta meticolosa che privilegia la qualità assoluta.” Non ama le frollature spinte perché sostiene che quando la carne è buona all’origine, non c’è bisogno di arzigogoli vari ed eventuali. E ciò mi trova d’accordo.
È proprio piacevole stare qui, ascoltare le storie dei padroni di casa che raccontano la loro vita e le loro origini, sedersi ai tavoli ampi e spaziosi, anche se prossimamente mi concederò una cena al tavolo fronte brace, dove Michele intrattiene gli amici mentre cuoce e taglia la sua carne. La musica di sottofondo dedicata ai grandi classici italiani fa venire voglia persino di cantare, con la compagnia giusta è perfetta.
La carta dei vini è adeguata al locale, bollicine, bianchi e rossi, si trovano etichette per ogni esigenza del palato.
Varcare la soglia di Michele Milu significa immergersi in un ambiente dove il design moderno sposa il calore dell’accoglienza mediterranea. La cura del posto colpisce subito: luci calibrate, arredi ricercati ma familiari e quel senso di “casa” che solo la vera ospitalità stabiese sa regalare. È il set ideale per una serata speciale, dove ogni dettaglio è pensato per far sentire l’ospite al centro dell’esperienza.
Spesa media 60 euro, vini esclusi
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Michele Izzo, torna del re della brace di Castellammare
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Vi siete mai chiesti cosa significhi Milù?”
“Mi” come Michele, “Lù” come Lucia.
Una storia che sa di casa, di brace, di vino e di famiglia.
Michele Izzo, geometra del Comune di Castellammare di Stabia, non aveva bisogno di cercare lontano la sua passione: gli bastava accendere un fuoco. Dalla pizza alla carne, dalla farina al ferro rovente, ha costruito una cucina vera, senza filtri, dove il profumo della legna e la mano che impasta raccontano più di mille parole.
Poi sono arrivati i figli: Emanuele, Valerio e Maicol. Crescevano, osservavano, imparavano. E Michele non li ha mai spinti, solo seguiti. Li ha lasciati liberi di sbagliare, di trovare la loro voce. E quella voce, insieme, è diventata una sinfonia: tre fratelli che oggi parlano a Piazzetta Milu la lingua delle stelle Michelin, due. Una famiglia che ha fatto dell’armonia la sua ricetta più riuscita.
Ora Michele è tornato. Non per ripetere, ma per ricordare.Torna alla fiamma viva, al profumo della brace, a quella cucina che non ha bisogno di effetti speciali per emozionare. Torna con la consapevolezza di chi ha visto il mondo, ma sa che il proprio mondo è qui.
Il nuovo Michele Milù è a duecento metri di distanza a Piazzetta Milu, ma è un viaggio interiore lungo una vita. Un locale sartoriale, cucito addosso alle persone che lo abitano. Sempre con Lucia, compagna di sempre (a gennaio fanno quarant’anni insieme), e con le nuove generazioni che si intrecciano: le fidanzate di due figli che hanno scelto di condividere il loro sogno.
All’ingresso, sulla destra, il banco dei salumi: eccellenze nostrane e internazionali. Tavoli conviviali, grandi e accoglienti e uno chef table intimo, due posti, vista brace. Lì, mentre Michele sfiletta, sporziona, cuoce. Certe abitudini non si perdono.
La Spagna, quella frequentazione con il figlio Micael, quando lavorava a Tickets con Albert Adrià, ha lasciato il segno: il patanegra arriva sempre con pane al pomodoro secondo la consuetudine spagnola, originali, invece, le chips con maionese al sifone. Tanta sostanza. Champagne in coppette di cristallo a forma di seno come oggi non si usano più, rossi importanti in calici che sembrano un invito a restare.
E poi arriva lei, la parmigiana, con le melanzane dell’orto di casa: rustica, generosa, un po’ come chi la prepara. Piccola cucina di supporto per contorni, primi, dessert, ma il cuore resta la brace.
È lì che Michele comanda il fuoco come un direttore d’orchestra. È lì che inizia lo spettacolo: il crepitio, il fumo, il gesto sicuro. Lo fa con la precisione millimetrica dell’esperienza e della passione, a occhio. Anche quando guarda la sala dando le spalle alla brace sa perfettamente quando è il momento di girarsi e controllare la cottura. Ogni pezzo è trattato con rispetto, fantastico il sapore della salsiccia di maiale impreziosita dal finocchietto.È lì che tutto torna. Perché certe passioni non passano. Cambiano forma, magari, ma restano addosso come l’odore della legna sulle mani.
La forza di una famiglia laboriosa, compatta, appassionata. E’ questo il vero fuoco che riscalda la bellissima sala.
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