Robert Chambers e l’amore per l’Italia

Pubblicato in: Personaggi

di Talia Mottola

Come aver letto un libro di cui non si è potuto comprendere appieno il senso perchè sono andate perse alcune pagine, non il finale, ma la parte centrale della storia, il fulcro della trama, la sostanza.
 Questa è la sensazione che ho provato nel guardare il mio piccolo mondo visto attraverso gli occhi di chi viene da lontano, di chi non vive i miei luoghi ogni giorno per tutto l’anno.

Tre giorni trascorsi insieme a cinque ragazzi inglesi. Tra loro un mio grande amico con cui attualmente condivido la passione per la cucina, e con cui da sempre ne condivido le radici. 
Robert Chambers, Roberto quando è in Italia, “Robbè” quando è a Corleto Monforte, paese d’origine di sua mamma Dora Maria e di sua nonna, nonna Rosina.

È la nonna che ha cresciuto realmente Robert, trasferendogli l’amore per la cucina, per la pasta fatta a mano e per l’Italia, ma soprattutto per Corleto.



 Ho potuto comprendere attraverso lui, Daniel, Johnny, Sam e Gordon che non è tutto dato per certo, niente è sicuro, che tutto cambia, ma che anche “Tutto passa”, che ogni cosa ha senso se la si vive senza strutture mentali.
Ho scoperto i miei luoghi senza rigidità, ma soprattutto ho lasciato a casa giorno dopo giorno le convinzioni.
 E allora ritornando alla parte mancante e centrale del nostro libro: Robert chef del ristorante italiano “Luca” con una stella Michelin a Londra, insieme ai suoi due proprietari Daniel Willis e Johnny Smith e Gordon Wilhelm responsabile amministrativo, accompagnati dal fotografo Sam Gregg hanno intrapreso un viaggio per documentare tutto quello che ha ispirato la cucina dello chef a partire dai sapori, odori fino ai piatti tradizionali. In tutto questo a farne da padrone, i ricordi e i legami con la famiglia e amici. Robert ha chiesto a me di fargli da guida, immaginate l’emozione.

La parte mancante del mio libro appartiene a loro: cinque inglesi mi hanno fatto comprendere che bisogna dimenticare i confini specie quelli mentali, che in ogni squadra di lavoro che si rispetti ognuno è parte necessaria dell’ingranaggio, tutti necessari nella collaborazione, ognuno libero nella propria ispirazione. Chiunque ascolta e rispetta i tempi altrui, un approccio che da lì a poco scopro essere anche quello di Robert in cucina con la sua brigata.
L’occhio geniale del fotografo Gregg scatta i momenti di vita quotidiana in un mondo rurale che per Robert e Daniel rappresenta la vera Italia, quella che nei grandi centri urbani non ritroviamo più.
Questa parte della storia mi ha aiutato a comprendere che tutto può essere rilevante, ma anche che tutto può non esserlo, la matrice di tutto è la relatività.
Così che Corleto Monforte se per qualcuno può essere niente, per Robert può rappresentare tutto, e quando a metà lavoro gli ho chiesto se fosse abbastanza quello che stavamo raccogliendo e se magari avremmo dovuto spostarci verso la costa cilentana per cercare altro, lui mi ha risposto che non era necessario perché tutto il suo universo era lì sotto i suoi occhi, sotto anche i miei occhi, ma io non me ne ero resa conto abbastanza.

Chi si porta dentro grandi passioni e ispirazioni come Robert non ha bisogno di allontanarsi poi tanto, e allora questa italianità, che gli ha permesso anche di entrare nella classifica di 50 top italy come 29esimo ristorante italiano nel mondo, lo chef Chambers l’ha ritrovata in Maria intenta nella caseificazione del formaggio di pecora, in Rosario abile cercatore di origano di montagna e poi in Catello e Jessica instancabili lavoratori alle prese con le conserve di pomodori.

Ha cercato e trovato valori nella sua famiglia d’origine, i proprietari dell’Agriturismo Terra Nostra a Corleto Monforte. Ha trovato la forza di una terra che vibra al suono di zoccoli di cavalli di razza Frisona, e la lentezza del vivere a ritmo dello scorrere del fiume Calore.
Robert è emozionato, io lo sono più di lui quando finalmente riesco davvero a guardare cosa c’è oltre la superficie. Non ci sono più le anziane e gli anziani da fotografare nelle cucine, a fare la pasta fatta a mano, o nelle campagne in questa parte di area interna degli Alburni. E’ finita l’era dell’antichità, ci sono piuttosto giovani uomini e giovani donne, pochi sì, ma giovani che hanno deciso di restare per mettere su famiglia, come Dino e Pasqualina, con l’unica paura della solitudine che potrebbe vivere loro figlia che sta per nascere, l’unica nata in questo 2026 a Corleto Monforte.

Robert ci crede, continua a credere che qui ci sia tutto, non è una questione di successo, che lui ha toccato più volte con mano grazie alla sua cucina, è piuttosto una questione di vivere la vera essenza delle cose.

Il viaggio termina a Napoli, era inevitabile. Il cerchio si chiude da Mimì alla Ferrovia, da padre Michele al figlio Salvatore, anche qui si respira un’altra Italia, quella in fase di trasformazione e resilienza, un’Italia che appartiene a tutti quei pochi giovani che nonostante accarezzino l’idea di voler andare via- come ho fatto io nei giorni trascorsi insieme al team “Luca”- continuano ostinati nella loro ricerca e trama della bellezza. Ecco, era questa la parte che mancava nel mio libro, il finale è già conosciuto.

Le foto scattate a Corleto Monforte e negli Alburni faranno parte di un libro che andrà a celebrare i dieci anni del ristorante “Luca” . Il rinomato ristorante situato a Clerkenwell e fondato nel 2016 da Johnny Smith e Daniel Willis, con la sua cucina “British-Italian” e la stella Michelin ha già dato via ai festeggiamenti con eventi speciali tra cui un pranzo di celebrazione a bordo del treno di lusso Belmond British Pullman.

Tanti altri appuntamenti sono previsti per questo 2026, a me non resta altro che dire grazie, a Johnny e Daniel perchè hanno creduto che “italiano” è ancora sinonimo di eccellenza e lo hanno creduto per dieci anni, dico grazie a Gordon per la sua profondità d’animo, a Sam per la luce fuori dal comune nei suoi scatti e per le risate, tante. A Robert, Robby, che sin da bambino ha sognato di cucinare solo perchè voleva vedere la gente intorno a lui sorridere ed essere felice semplicemente per aver mangiato un piatto di pasta fatta a mano e fatta bene.


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